20 Febbraio 2006, Palermo - Aula magna, Facoltà di Lettere

Viale delle Scienze, Università di Palermo

OLTRE  KYOTO:

 per un modello energetico alternativo

in Italia e in Sicilia

Relazioni del convegno:

- Cipolla Nicola

- Ancona Pietro

- Bellomo Walter

- Di Cristofalo

- Lo Balbo

- LoBello Pino

- Lunetta M.

- Mangano Alberto

- Messina

- Naggi Gianni

- Naso

- Barbera

- Contorni

- Federico

- Rappa Rosario

- Silvestrini Gianni

- Tripi Italo

Intervento finale di:

Rita Borsellino

 

 

 

Intervento prof. Barbera           (pomeriggio)              

 

Proveremo a fare un quadro complessivo della possibilità dello sviluppo di colture ed usi delle biomasse ed anche la possibilità di risparmio energetico.

Partiamo però da una considerazione di fondo, cioè che è difficile dare numeri, perché credo che per certi aspetti non ci sia e non si sia fatto praticamente nulla. Bisognerebbe fare delle ricerche, ma prima ancora delle ricerche c’è bisogno di scelte politiche, di programmazione e di scelte di pianificazione.

Il punto di partenza deve essere quello di ribadire che l’agricoltura in Sicilia o è multifunzionale o non è. Dobbiamo avere la consapevolezza che l’agricoltura siciliana è una agricoltura multifunzionale che deve premiare le diverse funzioni. Sicuramente in Sicilia può anche produrre energia. Deve non soltanto rispettare l’ambiente, deve essere propositiva nei riguardi della conservazione dell’ambiente, cioè l’agricoltura deve e può proteggere l’ambiente. L’agricoltura in una terra dalle caratteristiche geografiche e storiche come la Sicilia deve proteggere e valorizzare i suoi paesaggi. Questa è oggettivamente una grande risorsa economica per la Sicilia. In continuazione si sente parlare di investimenti più o meno giusti o sbagliati. Dopo la Toscana, la Sicilia è forse la più importante per i suoi paesaggi, sole che in Toscana hanno saputo valorizzarli, mentre in Sicilia siamo molto indietro da questo punto di vista.

L’agricoltura in Sicilia deve riuscire a fare queste tre cose: PRODURRE, DIFENDERE e valorizzare i PAESAGGI.

Questo può farlo producendo o risparmiando energia. Partiamo dal risparmio energetico che mi sembra un tema molto importante e poco sviluppato in agricoltura. Noi abbiamo una esperienza millenaria per il risparmio energetico nell’edilizia rurale. Risparmio energetico significa non portare i pomodorini da Pachino a Londra in autotreno, ma portarli in ferrovia o in nave. Risparmio energetico è anche promuovere l’agricoltura biologica, che è per definizione un sistema che ricicla e risparmia energia sotto forma di fertilizzante, di pesticidi, ecc.

Poi c’è la possibilità do produrla l’energia. La prima cosa che va ricordata come grande potenzialità che è presente nei 280.000 ettari di superficie forestale siciliana, che per il 60% è in mano alla gestione pubblica e in grandissima parte non o mal gestiti. Gestire una foresta significa eliminare alcune piante perché altre possano crescere, fare le spalcature, significa coltivare ed avere legna che può essere utilizzata per fini energetici. Questo può essere fatto ad esempio sulle grandissime superficie destinate a conifere, che sono le superfici più soggette ad incendi, che sono un’altra causa di dissesto, ma anche di immissione di CO2. la lotta agli incendi si fa anche facendo selvicoltura, quindi gestendo queste foreste.

È possibile farlo rendendo funzionale, ovvero valorizzando le altri funzioni del bosco: difesa del suolo, paesaggistica, ecc. Questo si può e si deve fare, altrimenti il bosco si incendia, il bosco muore.

Dal conto fatto da Tommaso La Mantia, in Sicilia sono disponibile per quanto riguarda le fustaie di conifere ne sono presenti 3,2 milioni, per le latifoglie, sono presenti 9 milioni. Questi possono essere utilizzati, all’interno di piani di gestione, con una turnazione, all’interno di una programmazione, possono essere utilizzati per piccoli impianti di produzione di energia. In questo momento l’azienda delle foreste ha in atto una sperimentazione su circa 3000 ettari di eucolapteodi.

Quindi ha senso fare delle piccole centrali , anche a scala aziendale, conoscendo bene le potenzialità produttive del bosco in quelle aree.

C’è poi tutta la grande questione dell’arboricoltura da legno. Per tutta una serie di motivi abbiamo piantato una quantità enorme di ciliegi e di noci, neanche fossimo in Francia. Adesso abbiamo questi 30.000 ettari in superficie che non produrranno mai legno da falegnameria e possono essere utilizzati per convertirli in legno per produzione di energia. Non c’è spazio in Sicilia per quella che si chiama SRF (short-rotation forestry), la forestazione intensiva perchè i costi sono elevati, ed il gioco non vale la candela. C’è ovviamente la possibilità di utilizzare i residui delle attività agricole, in alcuni casi questo viene fatto con successo. Una industria di Campobello di Licata, che è la più grande esportatrice di mandorle in Sicilia, utilizza i gusci per la produzione di pellets, che hanno un uso energetico. La stessa cosa può essere concepita per le ramaglie delle potature, anche se in questo causo starei molto cauto, perché la cosa migliore da fare sarebbe un ritorno al suolo per mantenere la naturale fertilizzazione del suolo stesso, senza utilizzare concimi chimici.

Poi c’è il tema delle colture dedicate, che è un tema molto interessante. Si sa, sulla base di vecchie esperienze, che la coltura del colza è una coltura sicuramente possibile in Sicilia, e compatibile dal punto di vista energetico e ambientale. Il bilancio, dal punto di vista della CO2 è anch’esso positivo, in quanto buona parte della CO2 rimane intrappolata nel terreno, nelle radici. Quindi la strada del colza è sicuramente fra le più promettenti. Non c’è ancora, ma non solo in Sicilia, la convenienza di fare colture per l’etanolo.

La cosa importante affinché tutto ciò venga fatto, è il rispetto della multifunzionalità dell’agricoltura siciliana.

Per quanto riguarda l’eolico, noi stavamo rischiando, in nome dell’energia pulita, di distruggere bellissimi paesaggi. La salvaguardia dei paesaggi è molto importante, ma non solo per un fatto di estetica per il turista, ma è molto più complesso. L’eolico , per diffondersi in Sicilia, ha bisogno chiaramente di un piano energetico che si confronti con un piano paesaggistico. Bisognerà fare delle scelte fra zone in cui non sarà possibile fare l’eolico ed altre in cui se ne farà più che se ne può.

Qualche anno fa si parlava di eolico davanti la Valle dei Templi, è chiaro che si trattava di un autogol per i sostenitori delle energie rinnovabili. In quei giorni un tecnico mi diceva che l’eolico si può fare, con grande vantaggio in termini di quantità di vento e profondità dei fondali, esattamente davanti la centrale elettrica di Termini Imprese, ed avrebbe un valore simbolico oltre che ambientale fortissimo. Due forme di energia a confronto.

La critica che va fatta alla Sicilia, non deve riguardare la singola azione, perché la singola azione spesso è anche giusta. Quello però che è l’attuale politica è un pugno si sabbia in una spiaggia, una serie di interventi disseminati sul territorio e non invece concentrati su una idea di sviluppo che veda l’agricoltura come elemento ordinatore dell’ambiente siciliano.