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20 Febbraio 2006, Palermo - Aula magna, Facoltà di Lettere Viale delle Scienze, Università di Palermo OLTRE KYOTO: per un modello energetico alternativo in Italia e in Sicilia |
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Relazioni del convegno: - Lo Balbo - Messina - Naso - Barbera - Contorni - Federico Intervento finale di:
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Intervento Prof. Federico (direttore METES) (mattina)
Intanto mi presento. Sono nato come ricercatore dell’ENEA e mi sono occupato della pianificazione a livello nazionale per lo sviluppo sostenibile, che è stata portata a termine dal governo precedente, del centro sinistra. Magari non è noto, ma questo paese si è dotato, per ultimo, di una strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile; quindi noi abbiamo questo tipo di piano finito naturalmente in un cassetto. Questa è la storia di enti come l’ENEA, completamente abbandonata e priva di finanziamenti. Ora sono direttore della fondazione METES, promossa dalla Cgil e dalla Flai, che si occupa del settore agricolo-industriale. La questione generale della sostenibilità ha tre aspetti fondamentali: l’aspetto davvero importante dell’esaurirsi delle risorse, aspetto spesso trascurato, ma che appare chiaro che si tratta di una situazione davvero drammatica. Ormai questo è certo e la consapevolezza dell’esaurimento delle scorte fa il paio con la lentezza con la quale ci si sta muovendo. Questo ci porta ad avere i conti in rosso per quanto riguarda le emissioni serra. Quell’aspetto della conferenza di fine anno passato, a Montreal, che ci ha in qualche modo conciliato con la possibilità che pareva tramontassero con la conferenza, di avere un buon negoziato internazionale sulle questioni ambientali. Sotto la spinta di questi fallimenti gravi, è addirittura clamoroso su come la conduzione della guerra in Iraq abbia completamente disintegrato le ipotesi strategiche per le quali era nata, e lasciando l’amministrazione americana incapace di proseguire in una direzione qualsiasi. È così anche per l’aspetto dell’effetto serra, per il quale con il protocollo di Kyoto erano nate delle speranze, poi tramontate. Dopo l’evento di Katrina che ha cancellato una città, e che è successo in America, dove prima di allora non era mai successo qualcosa del genere, perfino un attacco militare non si era mai visto prima di quello alle torri gemelle. Così la conferenza di Montreal ha visto un clima completamente mutato, abbiamo visto le organizzazioni della società civile americana alle porte della conferenza delle parti, che ha messo l’amministrazione americana, già tendenzialmente isolata, ma fortissima per la sua centralità economica e politica, in condizioni di isolamento politico davvero insostenibile. Per cui poi la conclusione di quella conferenza che ha rilanciato un protocollo di Kyoto, sia pure ratificato, ma su cui esistevano dubbi davvero cospicui da parte di noi tutti, è stato il presidente Clinton, presidente che non aveva potuto assicurare l’apporto degli Stati Uniti al protocollo di Kyoto. Per l’Italia questo ha un significato importante, perché il gioco sporco che abbiamo fatto per 5 anni per puntare al fallimento di quel negoziato, questa è la realtà di giocare una partita sperando di fallire nell’impegno peraltro sottoscritto. Oggi ci espone con 100 milioni di tonnellate in più di CO2 in più rispetto al nostro obbligo, e la necessità quindi di andare a reperirle sul mercato. Oggi una tonnellata vale almeno 20 dollari, soltanto per lo scambio delle quote di emissioni, che come si sa è consentito solo per il 20% del problema, sulla base di accordi europei. Noi siamo quindi in una situazione molto esposta e molto difficile. Tutto quello che diciamo stamattina deve essere visto con la mentalità di fretta, cioè con la mentalità di trasferire immediatamente tutto ciò che viene detto in azioni concrete, non solo azioni politiche ma anche tecnologiche. Il fatto che io porti qui una forza nuova, che nasce in un’area sindacale molto importante dal punto di vista dei lavoratori e quindi dell’importanza dal punto di vista economico e sociale, che intende aprire con forza, tecnica e politica, sociale e sindacale, il discorso sull’utilizzo delle risorse energetiche dell’agricoltura. Cioè il fatto che oggi l’energia non può che essere di origine solare, ecc. È chiaro che i modelli energetici di cui stiamo parlando è ben altra cosa dei modelli energetici tipo nucleare, basati su 4 persone che fanno girare 4 centrali su cui nessuno può mettere piede e sono circondate dalle forze di polizia. Questo è un altro mondo! Questo modo nuovo, noi vogliamo, proprio per essere una fondazione di sindacato, che venga basato anche sulla capacità straordinaria che ha di rilanciare l’occupazione, ed anche la capacità di conoscenza e sviluppo tecnologico di questa materia; non deve essere più uno spazio chiuso a poche persone. Deve diventare materia di gestione da parte del cittadino, di chi sta in mezzo alle campagne. Quindi cambiare sostanzialmente il quadro dell’impatto sociale ed occupazionale della questione energetica, oltre che dare un contributo tutt’altro che trascurabile alla necessità e alla fretta che abbiamo di risolvere la questione energetica mondiale.
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