20 Febbraio 2006, Palermo - Aula magna, Facoltà di Lettere

Viale delle Scienze, Università di Palermo

OLTRE  KYOTO:

 per un modello energetico alternativo

in Italia e in Sicilia

Relazioni del convegno:

- Cipolla Nicola

- Ancona Pietro

- Bellomo Walter

- Di Cristofalo

- Lo Balbo

- LoBello Pino

- Lunetta M.

- Mangano Alberto

- Messina

- Naggi Gianni

- Naso

- Barbera

- Contorni

- Federico

- Rappa Rosario

- Silvestrini Gianni

- Tripi Italo

Intervento finale di:

Rita Borsellino

 

 

 

Intervento Lo Balbo        (pomeriggio)             

 

Parte dei congressi che la Flai regionale e quella nazionale hanno fatto in questo ultimo periodo si sono incentrate in qualche modo su due questioni: alimentazione ed energia. Alimentazione ed energia sono un binomio che sempre di più ci ritroviamo di fronte, strettamente connessi tra di loro. Le grandi multinazionali, ad esempio vengono ad essere multinazionali sia nell’energia che nella alimentazione, cioè tentano di razionalizzare al massimo la loro presenza in un qualche modo avendo al centro l’uomo e ciò che l’uomo ha bisogno per vivere e per sopravvivere in altri casi. Cioè in qualche modo energia ed alimentazione sono i due motori che per ora nel mondo fanno vivere bene chi le ha entrambe, fanno vivere malissimo chi non ha ne l’uno né l’altro. Sono regioni anche quelle di grande affare. Se noi pensiamo in questo momento alla parola globalizzazione, energia ed alimentazione sono forse i due elementi fondamentali. Questo lo dico perché in una qualche misura, dal punto di vista sindacale, cioè del lavoro dipendente, ne Mondo, in Europa, in Italia e in Sicilia, noi siamo fortemente legati allo sviluppo di questi elementi. E per darvi una idea, il settore alimentare è il primo settore economico della comunità europea. In Italia invece il settore alimentare è secondo, dopo la meccanica. Questa la dice lunga sul fatto che il settore alimentare nn va visto come un unico settore compatto. Si sono sviluppati, specialmente negli ultimi 10 anni, due tipi di alimentazione: una alimentazione base, che è quella che si compra nei supermercati, dove ovviamente ci sono i supermercati, perché non bisogna dimenticarsi che nel mondo ci siamo un miliardo di persone che possiamo scegliere il supermercato, il prodotto biologico, il vino, ecc., mentre ci sono altri 5 miliardi che il problema del supermercato non ce l’hanno. Quindi abbiamo il settore alimentare che per alcuni è ancora la ciotola di riso, per altri invece è un’altra cosa. Ma entrambi i settori alimentari sono settori importanti. Noi che viviamo in quel miliardo che si diceva prima, sappiamo che dietro il prodotto ci stanno molte cose. Ci sta il capitale che mette l’imprenditore, c’è il lavoro del dipendente, perché è ovvio che non ci può essere alimentazione solo con  il capitale in sé; se c’è il capitale in se, c’è finanza.

Quando parliamo del prodotto alimentazione e lo andiamo a trovare nello scaffale, noi dobbiamo sapere che dietro quel prodotto c’è tutta una presenza dell’uomo sia in termini intellettuali che in termini manuali che faremmo bene a non dimenticare mai.

Dietro il prodotto dunque non ci sono molte persone che non sono solo imprenditori, ma anche lavoratori dipendenti. Ci sono ad esempio molti giovani che escono dalla facoltà di agraria di Palermo, e il massimo dell’ambizione che hanno è fare il dipendente della regione, ma anche molte giovani che escono dalle scuole di agraria, in alcune province, già se fanno i forestali è qualcosa di buono. Questo lo dico perché quando sento le battute sullo zucchero e sul fatto che ci sono gli stabilimenti che vengono chiusi, e per evitare la chiusura ci inventiamo le energie, e gli stabilimenti quindi invece di fare zucchero dovranno fare altre cose. Ma dobbiamo stare attenti, perché il settore alimentare, essendo il secondo settore dell’economia italiana ed il primo in Europa, parliamo di qualche cosa che è enorme dal punto di vista economico e finanziario. Ma soprattutto la Sicilia che è la seconda in Italia dopo la Lombardia, per produzione di materie prime, il che ci da anche una grande responsabilità, perché questo vuol dire che ci sono parecchie persone che la mattina si alzano e lavorano su questo settore, cioè producono materie prime. Purtroppo in modo negativo, siamo settimi o ottavi in produzione di valore aggiunto su queste materie prime. Ciò vuol dire che abbiamo la materia prima, ma non riusciamo ad arricchirla. Quando in Sicilia parliamo delle nostre materie prime che abbiamo in abbondanza, però importiamo, dallo stretto di Messina passa il 70% del consumo alimentare che giornalmente facciamo. Ciò non significa che dobbiamo produrre per noi, ma che avendo materie prime, abbiamo anche la possibilità di fare prodotti finiti. Una soluzione dettata dai sindacati, potrebbe essere che la sovrapproduzione alimentare possa essere utilizzata ai fini energetici.

Inoltre questo tipo di ragionamento sostiene l’agricoltura di qualità. Il prodotto finito di qualità può essere sostenuto nel momento in cui si fa una selezione del prodotto che deve diventare di mercato e di qualità, perché se non si fa questa selezione, possono uscire fuori molte truffe.

La scelta dell’agro-alimentare che venga utilizzata ai fini energetici, ovvero un matrimonio che venga fatto in maniera intelligente, può avere una su prospettiva. Per questi motivi uno dei progetti che noi come sindacato porteremo avanti nelle prossime settimana, è nella zona dove maggiormente ci sono eccedenze: Palermo, Agrigento, Trapani. Così come dal punto di vista della produzione di energia, a noi sembra essere uno spreco avere Km2 di tetti di serre e non essere utilizzati per produrre energia elettrica.

Per essere competitivi è di fondamentale importanza abbassare i costi di produzione, ed uno dei motivi dell’aumento di tali costi è sicuramente il costo dell’energia. Quindi è importante vedere di fare, nelle più importanti province, un progetto di innovazione tecnologica.

Si è detto oggi, che produrre bioetanolo costa di più del petrolio. In Brasile il 50% del parco macchine cammina a canna da zucchero. Quindi non c’è un problema di tecnologia, ma c’è un problema di volontà politica. Io penso che alla regione siciliana –mi auguro con un nuovo governo con la Borsellino a rappresentarci- va data una sterzata decisa, chiara e determinata su questo fronte.

Ma non basta la buona volontà da sola, ma ci vogliono scelte economiche ben precise, e la Sicilia e l’Italia hanno le carte in regola per fare queste scelte.