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20 Febbraio 2006, Palermo - Aula magna, Facoltà di Lettere Viale delle Scienze, Università di Palermo OLTRE KYOTO: per un modello energetico alternativo in Italia e in Sicilia |
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Relazioni del convegno: - Lo Balbo - LoBello Pino - Messina - Naso - Barbera - Contorni - Federico Intervento finale di:
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Intervento Lo Bello Pino (CGIL) (pomeriggio)
Noi da tempo collaboriamo con il CEPES perché riconosciamo una sensibilità attorno ai temi dello sviluppo sostenibile e credo che abbiamo fatto bene ad investire su questa relazione perché insieme al CEPES possiamo costruire un modello di sviluppo alternativo, che fa riferimento ad esempio ad agenda 21, all’accordo di Kyoto che diventino due punti di riferimento per lo sviluppo alternativo che parte dalla valorizzazione dell’ambiente, delle risorse naturali, e quindi di tutte le fonti rinnovabili. È chiaro che questo poi conduce ad un fatto molto importante, ovvero ad uno strumento ragionale e nazionale. Non si riesce a comprendere come si possa portare avanti un progetto se non c’è uno strumento programmatico, e ci riferiamo al fatto che la regione Sicilia ancora tiene nel cassetto il piano energetico ambientale, e non ritiene nemmeno di doversi confrontare ad esempio con il CEPES o con la stessa CGIL che da 20 anni si battono per questo motivo. Abbiamo anche l’esigenza di recuperare la cultura del riuso, del recupero, del riciclaggio, cosa che non sempre in una società consumistica è stata presente, né negli enti locali, né chi ha governato il paese, né tanto meno nelle aziende. Va recuperata anche la memoria storica, perché troppo spesso si insegue il modello perché si pensa che sia migliore del passato, ma non è così. L’idea è quella di far tornare in natura tutto ciò che dalla natura viene, e se riusciamo a far passare questo messaggio, credo che riusciamo a raggiungere alcuni obiettivi. Un’altra questione importante è il ruolo che devono svolgere gli enti locali. Perché non usare, come si fa già in alcune città del nord, per portare in compensazione la Buccalossi, che è una tassa che si passa sulla realizzazione, perché non usare una parte di queste risorse che vanno pagate all’ente locale e legandole ad inserire elementi di abitazioni, ad esempio se tu fai l’impianto fotovoltaico, ti riducono la Buccalossi. Qualche anno fa ho avuto la possibilità di fare una proposta alla FIAT. La FIAT usava per il trasporto delle auto che producono a Termini, le autostrade e le ferrovie, ed ho detto, ma perché non si fa un trasporto via mare attraverso il porto di Termini. Si era anche fatto un convegno, la cui idea era quella di ridurre il consumo di energia, ma anche l’inquinamento. La FIAT capì tale possibiliut, costruì un progetto e adesso il 50-60% delle vetture prodotte a Termini le trasporta via mare. Adesso verrebbe da dire alla FIAT, visto che ha circa 100-120mila m2, perché non pensi di produrre energia fotovoltaica, visto che la FIAT tra l’altro è dotata di una propria centrale termoelettrica, perché non gli conviene acquistarla dall’ENEL. Ecco, l’idea è quella, approfittando della nostra posizione geografica, delle ore di sole, per produrre energia in proprio. Ritornando alla produzione di energia, mi piace citare il fatto che nelle Madonie c’era la via dei mulini, un percorso d’acqua che veniva utilizzato diverse volte per produrre energia. Perché non pensare ad un sistema di microturbine per tutti gli impianti idrici che abbiamo. Pensate alle nostre dighe che hanno l’acqua per caduta, basterebbe collocare nelle varie condotte per provare a produrre. Ovviamente la stessa cosa vale per quanto riguarda l’eolico, non solo con le grandi centrali, penso anche a tante altre piccole realtà che si possono utilizzare e che tutte messe assieme fanno un sistema. Per concludere, un’ultima cosa sulla bio-agricoltura. Anche qui riferimento al vecchio e al nuovo; prima si usava la legna per riscaldarci, per fare il pane, ecc. La biomassa alla fine non è solo una invenzione, ma è una riscoperta di ciò che le generazioni precedenti hanno fatto. Abbiamo delle aree montane incolte che stanno per essere abbandonate, perché non pensare qui ad una produzione? Accanto a questo convegno, se ci teniamo ancora, dovremmo provare ad incalzare il governo Cuffaro, o quanto meno a denunciare il fatto che a distanza di tanti anni non abbiamo ancora aperto la discussione, con l’auguri che il prossimo presidente sia Rita Borsellino, così apriamo una discussione e finalmente concretizziamo un progetto di sviluppo alternativo sulla base dello sviluppo sostenibile agenda 21, che abbia l’accordo di Kyoto come punto di riferimento reale per la qualità della vita e dello sviluppo. Tutti questi strumenti, questa tecnologia, dobbiamo fare il modo che vengano prodotti in Sicilia. Noi importiamo tutti i kit del fotovoltaico, solare e termico meno, dalla Germania, dalla Spagna e altri paesi. Possibile che non riusciamo a pensare che vanno incentivati le aziende affinché questi prodotti vengano fatti qui in Sicilia, quindi dalla produzione, alla installazione, alla manutenzione. A noi ciò darebbe occupazione e nello stesso tempo ridurrebbe i costi, il prodotto anziché costarci 100, ci costerebbe 50. Questa è l’idea, si possono creare almeno 10.000 posti di lavoro, si può far crescere il PIL, si può avere uno sviluppo sostenibile, e forse in questo modo valorizzeremmo anche le altre risorse, quelle ambientali, ma anche quelle culturali, che sono quelle della nostra isola. |
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