20 Febbraio 2006, Palermo - Aula magna, Facoltà di Lettere

Viale delle Scienze, Università di Palermo

OLTRE  KYOTO:

 per un modello energetico alternativo

in Italia e in Sicilia

Relazioni del convegno:

- Cipolla Nicola

- Ancona Pietro

- Bellomo Walter

- Di Cristofalo

- Lo Balbo

- LoBello Pino

- Lunetta M.

- Mangano Alberto

- Messina

- Naggi Gianni

- Naso

- Barbera

- Contorni

- Federico

- Rappa Rosario

- Silvestrini Gianni

- Tripi Italo

Intervento finale di:

Rita Borsellino

 

 

 

Le aziende agrienergetiche

di Maurizio Lunetta

 

La necessità di ridurre il consumo di combustibili fossili per ragioni ambientali ed economiche pone il settore agroforestale di fronte a nuovi scenari e nuovi compiti. Le decisioni scaturite dal protocollo di Kyoto rafforzano il principio di un’azienda agricola multifunzionale chiamata a contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2008 e per il 2012.

Il contributo che può essere fornito dal settore agricolo è legato a:

·         riduzione delle emissioni nette di CO2 e di altri gas serra attraverso il risparmio energetico e l’impiego in azienda agricola di fonti alternative quali il solare, il fotovoltaico o l’eolico;

·         adozione di pratiche che favoriscono il “sequestro” di carbonio nella biomassa e nei suoli;

·         fornitura di biomassa per finalità energetiche in sostituzione di fonti fossili di energia.

Nell’incontro che il Cepes ha organizzato nell’aprile scorso, è stato approfondito il tema su come il settore primario e più in generale il sistema agroforestale può contribuire al contenimento delle emissioni di anidride carbonica. L’utilizzo di combustibili solidi (biomasse), combustibili liquidi (biocarburanti) o combustibili gassosi (biogas) sono considerati oggi più che mai alternative valide ma certamente non risolutive da sole a sostituire le fonti energetiche di origine fossile.

Oggi il biodiesel ed ancor più il bioetanolo sono prodotti politici nel senso che il loro uso può essere reso conveniente soltanto attraverso interventi di defiscalizzazione in quanto attualmente il loro costo di produzione è superiore. Se la benzina ha un costo di produzione di 0,35 euro/litro, il bioetanolo da melassa e mais ha un costo di 0,65 euro/litro e il bioetanolo prodotto da materie vinose ha un costo che raggiunge 0,95 euro/litro.

Il Consiglio dei Ministri,  dopo aver ricevuto una lettera di diffida dalla Commissione europea per i ritardi nella attuazione della direttiva 2003/30/CE,  ha approvato nel maggio scorso il decreto legislativo n. 128 del 30 maggio 2005 di attuazione della Direttiva del Parlamento Europeo sulla promozione dei biocarburanti e di altri carburanti rinnovabili nei trasporti. 

Tale decreto legislativo, applica solo parzialmente gli obiettivi della direttiva europea. Infatti gli obiettivi indicativi nazionali per il 2005 vengono dimezzati all’ 1% e al 2,5% per il 2010.

Attualmente fermo restando il plafond defiscalizzato (che è stato ridotto da 300.000 a 200.000 tonn), per il biodiesel di cui 20.000 tonn. da utilizzare attraverso la sottoscrizione di appositi contratti di coltivazioni realizzati nell’ambito di contratti quadro o intese di filiera, è previsto un aumento di 20.000 tonnellate finanziate utilizzando 10 milioni di euro del plafond residuo 2005 per il bioetanolo pari a 58 milioni di euro. Ulteriori 5 milioni di euro del suddetto plafond inutilizzato saranno destinati al MIPAF per programmi di ricerca e sperimentazione nel campo bioenergetico. Il restante importo pari a circa 43 milioni di euro è destinato alla costituzione di un Fondo per la promozione e lo sviluppo delle filiere agroenergetiche anche con l’istituzione di certificati per la produzione e utilizzo di biocombustibili da trazione secondo le linee di indirizzo della Commissione biocombustibili (che ancora non c’è).

Per il  bioetanolo è confermato il plafond per il 2006 e 2007 di 73 milioni di euro annui. 

Nel nostro Paese vi sono grandi potenzialità per far decollare l’intero settore agrienergetico in tempi brevi, ma è necessario che da parte del governo nazionale e regionale si punti con decisione a politiche di sviluppo per le fonti energetiche rinnovabili di origine agricola e forestale e di supporto alle imprese agricole che si organizzano per coltivare, produrre e vendere “energia”.

Per incrementare la produzione di biodiesel o di bioetanolo è comunque necessario un progetto industriale che sia capace di creare una nuova filiera energetica e che concentri la materia prima prodotta (prodotti agricoli fermentescibili o semi oleosi) e trasformarla in  biocarburante o in energia elettrica da immettere in rete.

In Sicilia, a mio avviso, nel breve periodo sarebbe più opportuno ed anche più realistico e sostenibile, incoraggiare la microgenerazione attraverso la nascita di aziende agricole che si specializzino a vendere energia. Tali aziende agrienergetiche potrebbero costituire dei consorzi o dei veri e propri distretti agro-energetici.

Un’azienda agroenergetica è un’azienda agricola in cui la sua superficie è coltivata in parte o totalmente con colture oleaginose (ad esempio colza, senape, girasole ecc.). Dai loro semi, con dei spremitori meccanici, si estrae un olio vegetale puro che alimenta dei motori statici per la produzione di energia o  quando sarà consentito, utilizzarlo come biocarburante per i mezzi meccanici presenti in azienda o nelle aziende limitrofe. Ciò che rimane dalla spremitura è un panello proteico utilizzato tal quale per l’alimentazione del bestiame. 

A differenza del biodiesel, l’olio vegetale puro (SVO) comporta numerosi vantaggi, i principali sono: 

-    La produzione dell’olio vegetale puro è diretta (semplice pressatura a freddo dei semi delle piante oleaginose o eventualmente un’estrazione con solventi), mentre la produzione del biodiesel comporta numerosi passaggi di lavorazione intermedia (esterificazione con aggiunta di metanolo, purificazione, distillazione e stabilizzazione chimica) che oltre a dare alcuni problemi ambientali, riducono di molto la remunerazione del produttore primario.

-   La produzione di biodiesel richiede grossi impianti industriali di trasformazione (elevati investimenti) che limita la remunerazione del produttore primario (agricoltore) al 15% del prezzo ottenibile dalla vendita del biodiesel; mentre la produzione di SVO può essere ottenuta direttamente nell’azienda agricola e ciò permette di massimizzare il profitto per l’imprenditore agricolo.

-   Il biodiesel non è adatto alla produzione decentralizzata e su piccola scala e questo comporta quindi una “dipendenza” degli agricoltori da parte del settore industriale.

-   Il processo di produzione del biodiesel comporta la produzione di sottoprodotti di difficile smaltimento (glicerina).

-   Il metanolo (impiegato per la produzione del biodiesel) è quasi esclusivamente ricavato da fonti energetiche fossili.

-   Il biodiesel ha un contenuto energetico inferiore all’SVO.

-   Diversamente dall’SVO, il biodiesel richiede l’impiego di cospicui quantitativi d’acqua per il processo di purificazione in fase di produzione.

-   Il prodotto di scarto della produzione dell’SVO è rappresentato da farine ricche di oli (5-10%), adatte all’alimentazione di animali da ingrasso (vitelloni, suini).

-   A differenza del biodiesel, l’olio vegetale puro può essere prodotto direttamente dall’azienda agricola in forma singola o associata, diventando così una fonte energetica locale e diffusa nel territorio rurale. 

La tecnologia è da considerasi matura e affidabile; ad oggi esistono numerosi esempi applicativi  in Germania, paese nel quale hanno sede numerose aziende produttrici di cogeneratori e di motori a olio vegetale puro, per il settore dei trasporti su gomma e per imbarcazioni (es. ELSBETT). Per il prossimo futuro la Germania, si è posta l’obiettivo di sostituire il 3% del fabbisogno di carburanti fossili destinati al trasporto privato con SVO. In Baviera solo negli ultimi due anni si contano circa 500 nuove automobili private alimentate direttamente a SVO.

Per la produzione di olio vegetale puro a scopo energetico sono adatte tutte le colture agrarie oleaginose ed in particolare la colza ed il girasole.

La quantità di olio vegetale puro prodotta da un ettaro di terreno coltivato con una coltura oleaginosa, è apri mediamente ad 1 tonnellata. Il consumo medio di un motore statico, secondo uno studio del Mipaf è mediamente pari a 236 grammi di olio per Kwh. Se ne deduce che da un ettaro si potrà ricavare circa 4000 kwh.

Come detto prima però le coltivazioni dedicate alla produzione di energia non possono da sole sostituire le fonti fossili. Se coltivassimo l’intera superficie agricola italiana alle colture energetiche, le stesse non basterebbero ad alimentare tutte le auto circolanti nelle nostre strade. Ma questo ragionamento penso che valga per altre fonti rinnovabili.

 Cosa manca per far decollare la filiera agroenergetica. Risulta chiaro che l’imprenditore agricolo deve avere la convenienza economica a vendere energia. Un passo importante è stato fatto con la finanziaria 2006 che ha riconosciuto come attività connessa a quella agricola, la produzione e la cessione di energia elettrica da fonti rinnovabili agroforestali effettuata da imprenditori agricoli. Da oggi produrre e vendere energia da parte dell’imprenditore agricolo, che a tal scopo trasforma i prodotti della propria azienda, è un’attività agricola in poche parole vendere uva, agrumi o energia fiscalmente sarà la stessa cosa.

La Sicilia possiede una superficie agricola utile di 1.281 mila ettari dei quali il 48% coltivato a seminativi (per lo più frumento duro). Il nuovo meccanismo del disaccopiamento tra produzione e premio e il trend sfavorevole del mercato del frumento duro, pone la Sicilia come una regione in cui la nascita di aziende agrienergetiche che utilizzano l’olio vegetale puro è da incentivare oltre che per motivi ambientali anche per motivi di ordine economico.

Per la diffusione delle aziende agrienergetiche è indispensabile: 

A livello nazionale: 

         Aumento/Eliminazione  del tetto produttivo comunitario per le colture energetiche pari a 1,5 milioni di tonn;

         Aumento dell’obiettivo indicativo nazionale del Decreto 128/05 per l’immissione in consumo di biocarburanti, riportandolo alla percentuale della Direttiva comunitaria;

         Concreta attuazione dell’accordo per il bioetanolo recentemente sottoscritto dalle parti interessate;

         Completo utilizzo dei contingenti defiscalizzati per bioetanolo e biodiesel favorendo attraverso gli accordi di filiera e i contratti di coltivazione il miglioramento della competitività anche per gli imprenditori agricoli italiani; 

A livello regionale: 

         ottenere il pieno riconoscimento delle imprese agrienergetiche, a livello regionale, espressione della multifunzionalità che oltre alla coltivazione e produzione di materie prime energetiche, producono e vendono energia termica ed elettrica (applicazione in Sicilia della nuova figura di Imprenditore agricolo professionale e  della legge di’orientamento);

         applicazione del provvedimento legislativo che riconosca in pieno dal punto di vista fiscale, normativo e operativo la nuova figura di IMPRESA AGRIENERGETICA, come in parte descritto nella Finanziaria 2006;

         Attuare nel breve periodo una serie di progetti pilota in aree territoriali e pedoclimatiche differenti per l’affinamento della sperimentazione a livello regionale;

         Inserimento nella  Programmazione regionale e soprattutto nel Piano di Sviluppo rurale, di misure che incentivino l’utilizzo di fonti energetiche di origine agricola nelle aree rurali e la conversione delle aziende agricole in aziende agrienergetiche;

         Attuare un piano di formazione di tecnici specializzati in questo settore e avviare un azione formativa/informativa capillarmente diffuso in tutto il territorio della Regione.