20 Febbraio 2006, Palermo - Aula magna, Facoltà di Lettere

Viale delle Scienze, Università di Palermo

OLTRE  KYOTO:

 per un modello energetico alternativo

in Italia e in Sicilia

Relazioni del convegno:

- Cipolla Nicola

- Ancona Pietro

- Bellomo Walter

- Di Cristofalo

- Lo Balbo

- LoBello Pino

- Lunetta M.

- Mangano Alberto

- Messina

- Naggi Gianni

- Naso

- Barbera

- Contorni

- Federico

- Rappa Rosario

- Silvestrini Gianni

- Tripi Italo

Intervento finale di:

Rita Borsellino

 

 

 

Intervento Silvestrini Gianni                               

 

Il 1° Gennaio 2008 inizia il periodo in cui si conteggiano le emissioni e, come è stato detto stamattina, l’Italia è messa male. Il  suo livello di emissione è del 13% in più rispetto al 1990. Facendo due calcoli si vede che noi abbiamo circa 120 milioni di tonnellate di CO2 in più rispetto ai nostri risultati all’anno: 120 tonnellate per 5 anni fanno 600 milioni di tonnellate. Quanto valgono 600 milioni di tonnellate? All’inizio del 2005, un anno fa, alla borsa le quotazioni dei crediti di carbonio costavano 7 euro a tonnellata, adesso costano 26 euro a tonnellata, cioè si è moltiplicata di 4 volte nel giro di un anno. Se noi usiamo cautelativamente un valore di 15 euro, ma potrebbe essere appunto molto più alta, noi vediamo che il pacchetto che l’Italia rischia di pagare nel quinquennio di Kyoto è di circa una decina di miliardi di euro. Non è detto che tutti debbano essere pagati, perché una riduzione avverrà sulla base degli interventi già avviati sull’ efficienza energetica, sulle rinnovabili, sulla rottamazione delle vecchie centrali, sulla forestazione, ecc. quindi si può dire che un terzo, ottimisticamente possono essere ridotti con gli interventi già avviati. Un altro terzo si può ottenere con interventi in Italia, spingendo molto di più sulle rinnovabili, sull’efficienza energetica, sulla mobilità sostenibile, sulle centrali elettriche e così via. Per l’ultimo terzo molto probabilmente dovremo andare ad acquistare i diritti all’estero. Quindi sostanzialmente da questo quadro si vede che noi abbiamo una cifra fra 3 e 6 miliardi di euro che dovremo andare a pagare all’estero, se tutto verrà fatto attraverso l’acquisizione dei crediti, o in parte all’estero e in parte in Italia se verrà avviata una politica rigorosa e aggressiva nel nostro paese. Cioè, noi abbiamo 3 miliardi di euro, o 6 totali, che possono essere messi per acquistare crediti all’estero o investiti in Italia per fare interventi nel nostro paese. Quindi noi abbiamo la possibilità di investire grosse quantità di risorse economiche – si parla di 3 miliardi di euro spalmati in 5 anni – che possono consentire di far decollare una serie di interventi su rinnovabili, ecc. Finora le regioni non sono state responsabilizzate rispetto a Kyoto, mentre l’Europa una volta aver definito il proprio obiettivo – almeno 8% rispetto al 1990 – ha poi spalmato, distribuito l’obiettivo attraverso i paesi, con l’Italia che ha avuto l’obiettivo del -6% - quindi poco o niente rispetto ad altri paesi – non altrettanto è stato fatto con le regioni e il risultato è: 1°- le regioni, salvo le poche virtuose che hanno dato un colpo di acceleratore sulla programmazione energetica, non hanno piani energetici ambientali seri e coerenti con i punti di Kyoto; 2°- se io non ho un obiettivo rispetto ad altre regioni, la cosa diventa problematica. Facciamo un esempio: la Sardegna e la Puglia hanno deciso di avviare una moratoria sull’eolico, quando si parla di decine o centinaia di Mw significa una quantità notevole di CO2 che viene messa in più perché si è fatta la moratoria. Allora la Sardegna che chiede di bloccare l’eolico in questo momento non ha nessuna preoccupazione, viceversa se ci fosse un accordo di suddivisione degli obblighi, a quel punto in Sardegna si può dire no all’eolico, ma contemporaneamente, se non si vuole pagare delle sanzioni, si avvia un programma di efficienza energetica. Perché se non si responsabilizzano le regioni alla fine il risultato è che ognuno scarica l’impegno ad altri e alla fine siccome l’acquisto dell’obbligo rispetto a Kyoto ce l’ha il paese, sarà il governo che dovrà acquistare dalla Russia o l’Ucraina i crediti di CO2 ed alla fine quei 3-6 miliardi andranno a finire sulla fiscalità generale, sulle tasse. Quindi se non si trova un sistema virtuoso in cui le regioni hanno un ruolo fondamentale il rischio è che Kyoto diventi una grossa penalizzazione dal punto di vista economico, mentre potrebbe essere un elemento positivo, come già è in alcuni paesi, non solo europei, anche in Giappone ad esempio, che ha capito che Kyoto poteva essere una opportunità dal punto di vista industriale.

Noi con molta probabilità stiamo avvicinandoci al momento di picco di produzione del petrolio, non all’esaurimento e poi, da quel momento gradualmente si ridurrà come è già avvenuto per molti paesi nel mondo, Stati Uniti, Gran Bretagna, ecc. questo fatto, nel momento in cui avviene a livello planetario, cioè in ogni singolo paese, avrà un effetto esplosivo sui prezzi, perché in quel momento i famosi cinesi vorranno il petrolio per le loro macchine, ma lo vorranno anche gli italiani, ci sarà una guerra per il petrolio, le leggi del mercato sono semplici, e il petrolio aumenterà. Questo è il problema del petrolio, non che mancherà, ma che il suo prezzo salirà alle stelle. I pessimisti dicono che sarà da adesso al 2010, mentre gli ottimisti dicono che sarà fra 20 anni, ma in un periodo che va da un anno a 20 anni si avrà con molta probabilità questa situazione. Preoccupano notevolmente gli atteggiamenti dei responsabili, voi avete visto i nostri rappresentanti istituzionali preoccuparsi? Di fronte ad una cosa così importante, di fronte ad una rivoluzione che si prevede nel campo dell’energia. Se lo sanno fanno finta di non saperlo perché questo porterebbe ad un cambiamento delle loro politiche, probabilmente non lo sanno nemmeno, sono insensibili a tali problematiche. Non è così a livello internazionale, per esempio Blair ha dichiarato che il problema energetico è il più grave che ha l’umanità in questo secolo, anche Clinton ha dichiarato che il clima è il più grave problema dell’umanità in questo secolo. Il mondo scientifico è molto preoccupato, anzi più passa il tempo più ci si convince che ci sia stata una accelerazione del problema. I dati registrati in Groenlandia citati in questi giorni sono molto preoccupanti da questo punto di vista, ovvero l’innalzamento del livello del mare comincia ad essere forse il più preoccupante fra tutti i problemi perché se si accelera e non si riesce ad intervenire per tempo, il fenomeno assume una accelerazione che non si può più controllare; se i ghiacci della Groenlandia si sciolgono, significa un innalzamento di almeno 7 m del livello del mare e questa è una situazione assolutamente drammatica, immaginate Palermo, Trapani. Ora questo si pensava che sarebbe successo fra 1000 anni, adesso invece si è visto che il ritmo di scioglimento dei ghiacciai è raddoppiato in 4 anni, allora la preoccupazione è che abbiamo già iniziato un fenomeno di accelerazione.

Allora se questo è il contesto generale, il prossimo governo, in particolare se ci sarà un cambio del governo, si vedrà la tematica energetica ambientale salire fortemente di priorità, anche perché se sarà Prodi il presidente del Consiglio, perché Prodi ha fatto tante battaglie in commissione europea perché Kyoto venisse ratificata, si è dichiarato militante di Kyoto, naturalmente non può perdere la faccia di fronte all’importanze di queste problematiche che l’Italia da fanalino di coda acquisti un ruolo importante e soprattutto eviti di pagare quei 3-6 miliardi di euro all’estero. Cioè bisogna agganciare il sistema Italia a quel trend positivo che alcuni paesi hanno già intrapreso. Questo progetto è possibile se c’è un qualsiasi governo, molto probabile se c’è un governo di centro-sinistra. C’è un motivo per cui l’interesse sulle problematiche energetico-ambientale salirà moltissimo col prossimo governo: c’è Kyoto, se noi prendiamo due fonti di energie, eolico e fotovoltaico e guardiamo gli investimenti fatti in Italia e nel mondo quando c’era il precedente governo dell’Ulivo vediamo che c’è un salto di 10 volte, cioè gli investimenti saranno di almeno 10 volte superiore e questo è significativo di un cambiamento che è in atto.

Veniamo alla regione siciliana, si sente dire che il piano energetico ambientale è sempre in fase di preparazione da almeno 10 anni e non è mai uscito niente, dovevano anche esserci interessanti confronti con la società civile, per un tema così importante che coinvolge argomenti come l’idroelettrica, inceneritori, eolico, biomassa, ecc.; sono argomenti caldi ma evidentemente questi che sono strumenti importanti vengono ritenuti pericolosi.

Vediamo alcuni punti interessanti: PRODUZIONE ENERGIA ELETTRICA: tutti sappiamo che la Sicilia ha una produzione in eccesso rispetto ai bisogni interni, circa il 13% dell’energia prodotta in Sicilia viene introdotta nel continente. Facendo due calcoli rispetto a quello che è stato il tasso di crescita negli ultimi 10-15 anni e vedendo la situazione attuale si vede tranquillamente che le centrali più le rinnovabili possono soddisfare il fabbisogno almeno fino al 2020. l’attuale pacco di centrali abbinato alla diffusione della minitrigenerazione – nei prossimi anni si avrà uno sviluppo della minitrigenerazione, ad esempio in un ospedale, in un supermercato converrà avere un sistema decentrato di generazione di energia elettrica a calore e freddo, converrà dal punto di vista economico e dal punto di vista ambientale. DIFFUSIONE DELLE RINNOVABILI: la Sicilia in questo momento è il n.1 in Italia per quanto riguarda l’eolico, e l’anno prossimo ci sarà l’esplosione del fotovoltaico. Sull’eolico – in parte anche per un errore, secondo me – sono stati dati incentivi addizionali usando i POR, di cui non si aveva bisogno, perché l’eolico con il meccanismo dei certificati verdi, per cui viene dato un valore aggiuntivo a quello che è il prezzo di mercato dell’energia elettrica per il fatto che è energia verde, questo aggiuntivo è più che sufficiente, anzi è il più elevato che c’è in Europa, più della Germania, più della Spagna. Quindi non c’era bisogno di altri incentivi, quelli sono stati soldi sciupati per le liberatorie, ma sono una riflessione per la prossima tornata di fondi strutturali, perché non bisogna più fare questi errori.

Nel fotovoltaico il problema è evidente, siccome il meccanismo di pagamento del fotovoltaico si paga a kiloWatt/h che produco, circa mezzo euro a kiloWatt/h, è evidente che dove produco di più, cioè nel sud Italia, mi conviene installare gli impianti, e questo è il motivo per cui il grosso delle proposte è stato concentrato in Puglia, in Campania. Calabria e Sicilia. Tanto per dare i numeri, negli ultimi 10 anni la media delle installazioni è state di 2-3-4 mW all’anno. La prima tornata del settembre del 2005 ha visto una approvazione di 87 mWatt, a dicembre, nella seconda tornata sono arrivare domande per 190 mWatt, ed ora a marzo ci si aspetta un’altra ondata. Per cui il fotovoltaico che era molto ridotto, era 300 mWatt, adesso si è alzato fino a 1000 e si alzerà ancora ulteriormente.

RIFLESSIONI SULLE RINNOVABILI: siccome i meccanismi di incentivazione ci sono, quello dei certificati verdi sarà aumentato ma quello sarà compito del governo nazionale. La tensione non va posta sulla domanda, ma sull’offerta, cioè noi dobbiamo creare le condizioni affinché in Sicilia si vadano ad insidiare industrie che producono generatori fotovoltaico, solare termico, biocombustibili, biomasse, ecc. Questa è la vera sfida dei prossimi 5 anni perché fino ad adesso la sfida riguardo l’offerta è stata totalmente persa dall’Italia. Se noi guardiamo l’eolico e il fotovoltaico – quelle con tasso di crescita maggiore a livello mondiale, con 30-40-50% all’anno di crescita – nel caso dell’eolico Italia e Spagna hanno avuto delle realtà che sono state acquisite da una società danese numero uno nel mondo per l’eolico. La differenza è che gli spagnoli hanno acquisito la tecnologia danese, l’hanno fatta propria, ed adesso sono i numeri 2 nel mondo, mentre l’Italia è rimasta una filiale non facendo il salto di qualità attivando una industria propria.

La Shell e la BP hanno creato il loro fotovoltaico ed hanno migliaia di occupati.

Gli effetti di questa mancanza non sono solo del governo, ma anche delle imprese che non ci hanno creduto ed hanno fatto si che l’Italia abbia un tessuto delle rinnovabili assolutamente carente e insufficiente. Pensate che la Germania nell’eolico ha 50.000 addetti, la Spagna ne ha 30.000, questi sono i settori nuovi.

L’unico settore su cui avrebbe senso intervenire sull’atto della domanda è il solare termico, perché su esso non valgono i principi sui certificati verdi perchè questi sono applicati a produzione di energia elettrica. Allora lì bisognerebbe fare come ha fatto la regione Lazio e la regione Toscana. I primi cento giorni in un governo siciliano nuovo ci si aspetta una legge che obblighi in tutti i nuovi edifici in Sicilia di avere il solare termico, così come è stato fatto nelle regioni Lazio e Toscana. Questo semplice atto, calcolando il riflesso sull’edilizia che naturalmente verrebbe coinvolta comporterebbe nel giro di 1-2 anni di avere una domanda di 60000 mq all’anno che è quanto si installa in tutta Italia in questo momento. Questo significa creare le condizioni affinché in Sicilia ci sia anche una industria produttrice sul solare termico. Quindi bisogna creare delle condizioni per cui diventi appetibile, coi fondi strutturali del secondo periodo 2007-2013, venire ad investire in Sicilia.

Quindi è estremamente importante creare le condizioni per produrre, produrre anche in funzione del Mediterraneo, ma è ovvio che la Sicilia da questo punto di vista ha delle opportunità molto interessanti.

BIOCOMBUSTIBILI: in questo momento c’è un fortissimo rilancio per un motivo molto semplice, sia per il discorso di Kyoto, ma anche come alternativa al petrolio, ritornando al discorso del suo picco, e l’unione europea che lo sa, ha definito l’obiettivo del 6% fra 4 anni, nel 2010, il 6% dell’energia per i trasporti deve essere di origine vegetale. I biocombustibili sono una soluzione molto promettente. La Germania è passata da 200.000-300.000 t a 1milione di t nel 2004, a 1milione e mezzo di biodiesel nel 2005. La Francia ha anticipato gli obiettivi dell’unione europea ed ha deciso che il suo 6% lo farà entro il 2008, non solo per un motivo energetico ma anche perché devono una risposta al settore agricolo, stanno riducendo i sussidi all’agricoltura che in Europa è sedentaria, e bisogna trovare una soluzione.

Anche la Sicilia può giocare un ruolo importante su questo versante.

Sull’eolico io sono convinto che si possa sposare tranquillamente le ragioni di difesa del paesaggio con una diffusione su ampia scala. Il vincolo principale è un vincolo tecnico dato dalla gestione della rete.

Sulle biomasse il problema è che bisogna evitare di fare grandi centrali come sono state fatte nel sud della Calabria in cui poi non si riesce ad alimentare residui di potatura, attività di gestione delle foreste. Bisogna fare all’inizio impianti di dimensioni minori che possono gestire bene il territorio dove sono inserite.

EFFICIENZA ENERGETICA: i decreti nazionali prevedono un obiettivo progressivamente crescente. La Sicilia ha la possibilità di avere risparmi notevolissimi nel settore dell’edilizia, perché nel dopoguerra è stata fatta male con dispersioni termiche elevatissime, e in più da noi abbiamo un problema estivo. Quindi l’operazione di edilizia, anche se ci vorrà parecchi anni, può portare forti risparmi.

In conclusione la tematica energetica nei prossimi anni avrà una grande valenza e può rappresentare una grande opportunità sul versante del risparmio dell’energia, perché si possono creare delle società, queste esco negli Stati Uniti, nel giro di 10 anni sono cresciute e adesso hanno un fatturo di 2 miliardi di dollari l’anno. In Italia da quando si è attivato questo meccanismo si sono accreditate 400 società, quindi è uno spazio molto grosso che può essere riempito. Sulle rinnovabili si può creare una industria nei vari settori che porta occupazione, che guarda verso l’esterno, ma che è alimentato da una domanda di fonti rinnovabili forte.

Tutto questo fa ritenere che un’azione mirata e intelligente in questo settore può divenire una molla potente per uno sviluppo realmente, economicamente ed ambientalmente sostenibile nella nostra isola.