L'AUTUNNO NERO DEL NEOLIBERISMO

E' questo un autunno nero del neoliberismo scandito dalle notizie telematiche dei ribassi delle Borse che di giorno in giorno, di fuso orario in fuso orario, annunziano una linea frastagliata sì ma con tendenza costante alla discesa che accomuna l'Asia, l'Europa e Wall Street. Anche il dollaro che l'anno scorso all'inizio della crisi asiatica era andato alle stelle, ha cominciato a perdere quota giorno dopo giorno al di là di ogni previsione. Di fronte a questi fatti dell'economia persino accaniti sostenitori della libertà del mercato sembrano convertirsi all'idea di nuove forme di regolamentazione dei mercati, della moneta e della finanza. In questo quadro la vecchia Europa in settembre si sono verificati tre fatti politici di grandissimo rilievo e significato politico specie per la sinistra e gli equilibri politici del continente.


L'11 settembre la Duma ha approvato a larga maggioranza la candidatura di Primakov a Presidente del Consiglio. Questo atto conclude un lungo braccio di ferro durato diversi anni attraverso varie elezioni e momenti drammatici (come il bombardamento della stessa Duma da parte di miliziani presidenziali) tra il Parlamento, in cui i comunisti rappresentano la forza più numerosa ed Eltsin che avvalendosi di una Costituzione presidenzialista metà americana e metà stalinista voleva governare ed ha governato per sette anni con il favore delle destre internazionali non solo contro la Duma ma anche e soprattutto contro gli interessi del popolo russo.
In questi anni la durata della vita media dei cittadini russi è scesa da poco più di 70 anni, com'era prima dell'89, a meno di 60 con una ecatombe di milioni e milioni di uomini, di donne, di vecchi e di bambini nelle fasce più deboli della società privata all'improvviso dei diritti sociali più elementari: pensione, salute, scuola, sulla base dei dettati liberisti sotto l'egida del FMI fatti propri da un gruppo di ex funzionari sovietici trasformatisi in capitalisti e da un insieme di rampolli dell'ideologia neoliberista.


Sono così tornati al potere con Primakov uomini dell'epoca di Gorbaciov sia alla testa del governo sia alla testa della banca nazionale mentre sono usciti di scena, o per lo meno hanno visto attenuato il loro potere, gli uomini di Eltsin.
Di fronte al disastro sociale e d economico è stato effettuato un cambio di uomini, è stato ripristinato il potere del Parlamento nei confronti del Presidente, sono state annunziate misure politiche che, in difformità del credo neoliberista, ripristinano alcuni punti essenziali delle politiche sociali (pagamento di salari, pagamento delle pensioni, misure per la sanità, intervento dello Stato e della banca nazionale per governare l'economia in senso dirigistico).
L'anima di questa svolta politica è il partito comunista di Ziuganov che, senza cambiare nome porta ancora a spasso nelle manifestazioni ritratti e simboli di un passato sconfitto certamente ma che rispetto ai disastri provocati dal neoliberismo eltsiniano rappresenta un punto di riferimento sia per quanto riguarda i diritti sociali dei cittadini sia per quanto riguarda gli interessi nazionali.


Il partito comunista di Ziuganov, in sostanza, per la sua azione in difesa dei poteri del Parlamento, per gli obiettivi sociali e politici che si pone, per il modo democratico con cui conduce la lotta politica e sociale in collegamento con i sindacati, che stanno finalmente assumendo un ruolo autonomo nella società russa, si comporta come un partito della sinistra europea. Bisogna quindi riflettere su questo fatto e comunque io credo considerare la sconfitta di Eltsin e il successo del Parlamento e dei lavoratori russi come uno spostamento a sinistra della situazione non solo in Russia ma in Europa e nel mondo.

 

Il 21 settembre si sono svolte le elezioni in Svezia. La Svezia è il paese le cui politiche sociali sono state e sono le più avanzate del mondo. La spesa statale in gran parte assorbita dalle politiche sociali supera il 60% del PIL al punto che Olof Palme, poco prima di morire assassinato in modo misterioso, si era posto il problema di fare un passo avanti ancora in direzione di una socializzazione dei mezzi di produzione attraverso forme particolari di partecipazione operaia. Nella fase attuale anche la Svezia è stata costretta a ridurre in qualche misura la spesa sociale ma questo non ha giovato al partito socialdemocratico al governo che è stato ridimensionato nelle elezioni perdendo circa il 10% dei consensi. Questa perdita non è andata però al maggiore partito conservatore, di cui tutti si aspettavano un exploit come era avvenuto anni prima, ma si è invece riversata sul partito della sinistra, formato dagli ex comunisti che hanno raddoppiato i loro voti e i loro consensi e che assieme ai Verdi consentiranno ai socialdemocratici di continuare a governare ma chiedendo il riconoscimento delle loro rivendicazioni (35 ore, chiusura delle centrali nucleari, tasse ecologiche per finanziare un ulteriore aumento e perfezionamento delle prestazioni sociali soprattutto sul piano dell'istruzione, della formazione e delle politiche del lavoro) che sono state alla base del loro successo elettorale.

Il 27 settembre, infine, ci sono state le elezioni in Germania. E' stato sconfitto, al di là di ogni aspettativa, Kohl e il suo partito che aveva governato per 16 anni la Germania dopo che il Cancelliere socialdemocratico Schimdt, subentrato in modo oscuro a Willy Brandt, ne aveva rovesciato la politica sociale di pace e di apertura verso l'est, a cominciare dalla DDR.
Per 16 anni Kohl aveva vissuto tutte le fasi, della crisi prima e della caduta poi, dell'Unione Sovietica e del Patto di Varsavia ed assieme ai Reagan, ai Bush, alle Tatcher, agli Chirac era stato l'esponente di un occidente immerso nella fase finale della seconda guerra fredda (aveva rafforzato e utilizzato in pieno i favori prima di Gorbaciov, nelle elezioni dell'86, l'apertura del muro anch'essa avvenuta in periodo gorbacioviano e successivamente tutte le altre vicende).


Un giornale conservatore ha scritto che Kohl è caduto "perché aveva fatto l'unificazione della Germania". Io direi che è caduto non perché ma per come ha fatto questa unificazione. L'unificazione era nel cuore di tutti i tedeschi dell'est e dell'ovest e del resto la divisione della Germania in due stati era stata perseguita all'inizio della guerra fredda dagli americani e dagli inglesi, ed era stata avversata dai comunisti e socialisti della Germania Orientale uniti nella SED e dallo stesso Stalin che pensavano per la Germania ad una soluzione analoga a quella verificatasi poi in Austria. Willy Brandt estromesso da Cancelliere, diventato segretario della SPD, aveva avviato un confronto con la SED, cioè con il partito socialista unificato del DDR, sui problemi della pace, della coesistenza e dell'avvio di un confronto sulle politiche sociali che doveva permettere un cammino lungo alla cui fine c'era l'unificazione della Germania su base paritaria, una unificazione guidata dalle esperienze di due partiti che avevano radici storiche ed ideologiche comuni, malgrado e superando le lacerazioni storicamente determinatesi nel corso dei grandi conflitti che hanno insanguinato l'Europa in questo secolo.


Quando finalmente, nell'87, fu organizzata una visita di Stato del Presidente della DDR Honecker nella Germania Federale, accolto con tutti gli onori anche da Kohl, lo stesso Cancelliere Schimdt gli rivolse un saluto da uno dei più importanti quotidiani della Germania con un articolo dal titolo sintomatico: "Fratello Honecker".
Kohl, invece, al momento della caduta del muro concepì la possibilità di trasformare la riunificazione in conquista, non solo politica ma ideologica, trascinando davanti ai giudici, malato e quasi morente, Honecker, che un anno e mezzo prima aveva accolto come Capo di Stato, ma soprattutto distruggendo l'intera industria della DDR che era stata uno dei pilastri industriali di tutti i paesi del Patto di Varsavia e abolendo i diritti sociali al lavoro, alla sanità, alla scuola più avanzati nella Germania dell'est, specie nel campo dei diritti delle donne.


I risultati sono stati gravi per l'est e per l'ovest: disoccupazione, perdita dei diritti, frustrazione all'est e, dopo un effimero boom dei primi anni dell'unificazione, che portarono alla rielezione nel '94 di Kohl (che aveva assimilato nella Democrazia Cristiana gli uomini del Partito Cattolico della DDR che avevano governato assieme alla SED) anche all'ovest per quanto riguarda le spese ed i costi. Si può dire per Kohl: "chi di riunificazione ferisce di riunificazione perisce".
Ma Kohl ormai è passato e la nuova situazione politica è la più aperta possibile. Si è fatto un gran discorrere su Schroeder se è di destra o di sinistra, paragonandolo a Tony Blair, senza tenere conto che la Germania non è l'Inghilterra, e la SPD non è il Partito Laburista.


All'ultimo congresso La Fontaine, che rappresenta l'eredità di Willy Brandt nelle sue aperture sociali e politiche, è stato eletto quasi a sorpresa, defenestrando il rappresentante della destra del partito che tutti davano come vincente. Entreranno al governo i Verdi al posto che era stato occupato dal Partito Liberale nelle precedenti esperienze di governo della socialdemocrazia ed essi rivendicano riduzioni dell'orario di lavoro a 35 ore, occupazione, tasse ecologiche, fine del nucleare e soprattutto politiche di pace. E' pensabile, ad esempio, che la Germania possa continuare ad avere nei Balcani la stessa linea tenuta da Kohl a proposito della Croazia e della Bosnia?


Ma c'è nella realtà tedesca un fatto nuovo importante ed è costituito dalla presenza ne Parlamento tedesco degli eredi della SED, che hanno ottenuto risultati importanti in tutti i landers dell'est ma che non avrebbero mai potuto superare l 5,1% se non avessero cominciato a raccogliere voti anche nelle zone dell'ovest e specialmente a Berlino. Questo partito in cui sono confluiti tutti gli oppositori interni ed esterni della SED che volevano un rinnovamento democratico della DDR ma non l'eliminazione di tutte le sue strutture sociali, per fortuna non ha l'obbligo di sostenere il governo SPD-Verdi e quindi si limiterà, come hanno dichiarato i suoi dirigenti all'indomani del voto, ad una funzione di stimolo a sinistra sui grandi temi dell'ambiente, delle politiche sociali e della pace. Ma la loro presenza sul territorio dell'ex DDR rende oggi indispensabile la loro collaborazione con la SPD per evitare a livello regionale la coalizione SPD-CDU che gli elettori tedeschi il 27 settembre hanno voluto così chiaramente bocciare. Questo accordo era già avvenuto nella Bassa Sassonia prima delle elezioni del 27 settembre: un governo socialdemocratico si regge sull'appoggio esterno concordato del PDS.

E' praticamente indispensabile che ciò avvenga anche nella Pomerania, dove si è votato lo stesso 27 settembre. Lafontaine lascia liberi i socialdemocratici dei landers di stabilire a livello regionale le alleanze con il PDS e ciò non solo per rispondere alle esigenze di governabilità locale ma anche per inserire, credo, in un disegno più avanzato una forza sicuramente democratica e certamente capace di contribuire a spostare ancora a sinistra l'intero asse della politica tedesca.
Mentre nel vecchio continente si svolgevano processi politici di questa portata che completavano in pratica il processo di eliminazione dalla scena politica dei protagonisti della destra trionfante, nel nome del neoliberismo, negli anni '80 e nella prima metà degli anni '90, dall'altro lato dell'oceano, negli Stati Uniti, si sviluppava un'altra vicenda politica con la pubblicazione voluta dalla maggioranza repubblicana del Congresso del cosiddetto Rapporto Starr.


Un attento osservatore delle cose americane ed anche un sicuro amico del popolo americano ha sconsolatamente intitolato il suo commento a questo fatto: "Hanno perso tutti". Cioè la lotta politica negli Stati Uniti, perché di questo si tratta e non del pruriginoso voyerismo del giudice Starr, ha raggiunto un livello tale da mettere in dubbio non solo la Presidenza di Clinton, ma il prestigio e l'efficienza stessa del più grande Stato del mondo, dell'unica potenza mondiale rimasta.
Bisogna riflettere su questo fatto che non è né casuale né isolato perché lo stesso Congresso che ha approvato la pubblicazione del rapporto Starr e iniziato la procedura di impchment di Clinton è quello che nega i fondi dovuti dagli Stati Uniti all'ONU mettendo in crisi questa istituzione, che non approva i trattati internazionali, che blocca l'adesione degli Stati Uniti agli accordi internazionali per il divieto di produzione delle mine antiuomo, che rappresenta un ostacolo al raggiungimento di accordi validi in difesa dell'ambiente (da Rio de Janeiro a Kyoto) e non applica nemmeno quelli modesti già raggiunti. E si potrebbe continuare.


E sinceramente fa paura, d'altro canto, ripensare alla storia della lotta per il potere negli Stati Uniti che, naturalmente, si incentra sulla figura e sul ruolo dei Presidenti da Kennedy in poi.
L'attuale conflitto tra repubblicani e Clinton è un aspetto della crisi generale dell'egemonia americana e nello stesso tempo dell'ideologia dominante neoliberista. Ma questa crisi rappresenta anche un enorme pericolo data la grande potenza economica e militare degli Stati Uniti.
L'Europa sta cercando di dare risposte politiche alle esigenze dei popoli di uscire dalla crisi creata dalla fine della guerra fredda e dalle politiche neoliberiste.
Queste risposte le da partendo dalle forze culturali e politiche, dalle conquiste raggiunte in questi ultimi 150 anni in Europa. Queste forze cercano di superare gli errori, le contraddizioni e le lacerazioni del passato difendendo le conquiste sociali ed adeguando i suoi programmi alle nuove necessità che la storia ci propone. Non è un caso che tante donne e tanti ambientalisti partecipino a questo rilancio della sinistra europea. Speriamo che tutte le forze della sinistra italiana possano partecipare pienamente a questo impegno.

Nicola Cipolla