SMILITARIZZARE SIGONELLA

 

Ero stato altre volte a Sigonella a manifestare per la pace contro le varie guerre targate USA. Il ricordo più amaro è quello della manifestazione  contro la prima guerra del Golfo. La prima guerra promossa dagli americani dopo la fine dell’equilibrio bilaterale con la fine dell’URSS, in un momento di grande crisi della sinistra italiana e del PCI, con Ingrao a Roma che affrontava, come sempre, il problema della pace, ma non era affatto seguito da tutto il partito, che anzi in quel momento conosceva una lacerante scissione ed una più penosa dialettica interna.

I comunisti palermitani, cioè coloro che avevano condotto una battaglia contro il cambiamento, non solo del nome, ma della natura del partito, avevamo raccolto poche somme per affittare un pullman scassato, in cui per l’ultima volta, prima della scissione, stavamo assieme quelli che avevano già deciso di seguire Cossutta e Garavini e quelli che restavamo nel partito seguendo Ingrao e Bertinotti.

Eravamo pochi in tutto a Sigonella, 1.000, 1.500 persone.

Domenica scorsa, 23 marzo la situazione era molto diversa. Sull’onda di grandi iniziative pacifiste  e di grandi manifestazioni  si riversavano a Sigonella da Palermo oltre 40 pullman per congiungersi con una massa di oltre 20.000 manifestanti. Con i sindacati al completo, con tutta la sinistra unita  e persino da Catania con i pullman messi a disposizione dall’amministrazione comunale di centro-destra, a testimonianza dell’enorme ondata popolare di ostilità a questa guerra che tutti sentono, non rivolta contro Saddam, ma contro l’Europa, contro l’ONU, contro la parola del Pontefice e capace di creare un solco   profondissimo tra cristiani e musulmani.

Ma non era solo questa la differenza rispetto a 12 anni fa. Salendo sul cavalcavia davanti alla base anche Sigonella presenta uno spettacolo nuovo rispetto al passato. E’ un cantiere in cui si costruiscono attrezzature, depositi, uffici, case e a poca distanza persino un vero e proprio villaggio per accogliere  migliaia e migliaia di militari americani e le loro famiglie. Una installazione che di giorno in giorno diventa sempre più importante per i piani di quella guerra trentennale che l’amministrazione militare di sempre  e l’attuale presidente Bush e il suo staff in particolare perseguono: cioè fare di Sigonella una base principale, un punto di raccordo, un HUB militare tra tutte le basi americane sparse per il mondo e gli obiettivi e i fronti di guerra del Medio Oriente e del Mediterraneo  per i fini delle guerre di ieri, di oggi e di domani.

Sigonella formalmente è un aeroporto militare italiano, non è né una base NATO né una base americana ma sostanzialmente rappresenta il perno della logistica dell’attuale guerra. E non solo della logistica. Da dove partono i grandi aerei grigi, le cisterne volanti, che riforniscono in volo le fortezze volanti che partono dall’Inghilterra per andare a distruggere, non solo  palazzi del potere o obiettivi militari, ma anche abitazioni civili e persino affollati mercati?

Ma mentre cresce Sigonella, come un bubbone malefico,  resta bloccato ed asfittico l’aeroporto civile Fontanarossa di Catania. Costruito per accogliere un massimo di 800.000 passeggeri all’inizio degli anni ’80 oggi smaltisce , in mezzo a disagi immensi dei passeggeri ed a fatiche sovrumane del personale, 4.500.000 di viaggiatori  l’anno, e più potrebbe accoglierne se, dato lo sviluppo industriale di Catania, quello  turistico della zona, la difficoltà per i siciliani di utilizzare la ferrovia (11 ore per arrivare a Roma 20 per arrivare a Milano, che il fantomatico ponte sullo Stretto potrebbe ridurre di 15 - 20 minuti) ed anche, negli ultimi tempi il flusso di immigrati  che arrivati in Italia e in Sicilia, con le carrette di mare della mafia, sono riusciti a trovare un lavoro dignitoso ed ogni due tre ani vogliono ritornare a vedere le loro famiglie.

Di fronte a questo fenomeno ed alle previsioni di crescita esponenziale del traffico aereo la destra catanese e segnatamente il Presidente della Provincia di Alleanza Nazionale propongono di creare nella Piana di Catania un altro aeroporto il terzo!!, che abbia le caratteristiche  di non avere ostacoli naturali, di essere vicino al mare, di essere senza ostacoli, di essere collegabile agli altri sistemi di trasporto (stradale e ferroviario) per potere fare atterrare anche gli aerei più grossi che oggi atterrano, negli HUB di Fiumicino, di Francoforte, di Skipol, di Londra.

Si tratta di un’esigenza reale  ma posta come posizione soltanto propagandistica alla vigilia delle elezioni. L’esistenza della base militare, da chiunque gestita, non solo costituisce una minaccia per la pace ma impedisce oggi e in prospettiva lo sviluppo del trasporto aereo civile dell’aeroporto di Fontana rossa e di qualsiasi altro impianto che possa essere previsto e progettato nella Piana di Catania. Tutti i grandi aeroporti civili non sono soggetti alla servitù del radar militare, cosa che invece avviene per Fontanarossa che è avulsa dalla rete nazionale di assistenza di volo e sottoposta ai capricci ed alle superiori esigenze della base militare. Come è avvenuto, di recente, in occasione della eruzione dell’Etna, che ha mostrato l’impossibilità per i piloti di atterrare perché l’aeroporto non può essere dotato degli stessi mezzi di cui è dotato Fiumicino o qualsiasi altro aeroporto civile e i piloti sono costretti ad atterrare e  ripartire a vista, come con i vecchi Savoia-Marchetti degli anni ’30.

Ragionando su questa situazione il movimento per la pace, nelle sue varie componenti,   si è posto l’obiettivo di rivendicare la SMILITARIZZAZIONE della base aerea di Sigonella per potere costituire al centro del Mediterraneo un complesso aereo - portuale integrato, Fontanarossa-Sigonella, capace di passare rapidamente dagli attuali 4 milioni e mezzo di passeggeri ad oltre 15 milioni con ricadute occupazionali tali da assorbire non solo tutti gli attuali operatori militari ma anche migliaia di altri lavoratori con effetti duraturi sullo sviluppo economico, civile e pacifico si tutta la zona. Questo problema va posto a tutte le forze politiche e ai cittadini in occasione di prossime consultazioni (il rinnovo dell’amministrazione provinciale di Catania e Siracusa nel cui territorio ricadono i due aeroporti) e soprattutto al movimento a livello nazionale per la pace perché Sigonella non è solo un problema siciliano (come non era solo siciliano ai tempi di Pio La Torre il problema della base missilistica di Comiso) ma è, come detto prima, uno strumento  indispensabile, per lo sviluppo della politica americana di dominazione e di guerra nel Mediterraneo e nel Medio Oriente.

Non sarà facile trasformare l’aeroporto di Sigonella in un grande aeroporto intercontinentale del Mediterraneo che faciliti i rapporti tra i popoli della Sicilia, dell’Italia e di tutti i paesi del Mediterraneo con tutti i popoli del mondo. Ma è un  tema che va posto  al centro delle prossime iniziative del movimento per la pace dell’Italia, dell’Europa e del Mediterraneo.

 

                                                                       Nicola Cipolla