TIRA UN BRUTTO VENTO PER L'EOLICO SICILIANO
Liberazione, 10/5/05
Un antefatto: in Sicilia, si sa, si è sviluppato un grande movimento di richieste, da parte di varie società grandi e piccole, per istallare impianti eolici sulla base delle leggi comunitarie e nazionali che hanno efficacemente sviluppato questo tipo d’impianti fino a renderli economicamente validi in tanti paesi europei come Germania, Danimarca, Olanda e Spagna.
Il governo regionale siciliano ha pensato bene di bloccare sul nascere questa spinta annunziando, per bocca dell’assessore competente, di volere instaurare una moratoria nel processo di sviluppo del settore fino all’approvazione del piano energetico regionale che, per colpa dello stesso governo, ancora non è stato neanche presentato alla discussione delle parti sociali e dell’Assemblea Regionale e che il Governo Cuffaro non intende affrontare in questa legislatura lasciando ancora la Sicilia unica regione italiana priva di uno strumento di programmazione energetica e ambientale, reso ancora più necessario dopo l’entrata in vigore degli accordi di Kyoto.
Contro quest’annunzio, che era giustificato surrettiziamente da un ordine del giorno accettato come raccomandazione in occasione della votazione del bilancio e non votato dall’assemblea e da una presa di posizione fondamentalista dell’ ex verde Ripa di Meana, ha però determinato una fiera opposizione da parte della Legambiente, della CGIL, e di centri studi come il CEPES e, significativamente, da tutta la Sicindustria che si è opposta, sostenuta anche da “Il Sole 24 ore” edizione sud, alla moratoria illegittima che colpiva le aspettative e le iniziative di tanti imprenditori.
Nell’occasione si è denunziato il ritardo del governo regionale nell’elaborazione del piano energetico e l’azione dell’ENEL che, oltre a fare pagare in Italia tariffe del 30 % superiori a quelle del resto d’Europa, in Sicilia offre un servizio discontinuo ed inefficiente al punto da indurre la principale industria del isola, la SMT Elettronica di Catania con 5000 dipendenti, a dotarsi di un proprio impianto autonomo a metano di cogenereazione, per sganciarsi completamente dal monopolio del ENEL.
Di fronte a questa levata di scudi il governo regionale ha fatto marcia indietro e da più di un mese, ormai, l’Assessore Cascio fa sapere alla stampa di avere già elaborato un decreto che fissa norme restrittive e fa intervenire altri rami della pubblica amministrazione nell’iter di concessione dell’autorizzazione necessaria a chi vuole mettere in esercizio un impianto eolico in Sicilia, sulla base del diritto proveniente dalla direttiva comunitaria e dalla legge nazionale di immettere nella rete elettrica nazionale il quantitativo di elettricità prodotto e di riceverne un prezzo stabilito che ormai praticamente non si discosta molto dal costo delle centrali a olio combustibile. Con questo decreto si sarebbe superato sia il tentativo di moratoria delle concessioni in attesa di un Piano Energetico Regionale, sempre rinviato, sia l’opposizione indiscriminata di una parte dell’ambientalismo a cui viene assicurato un maggiore controllo sulla sostenibilità ambientale degli impianti. Nelle settimane scorse sono circolate anche le cifre, globali e approssimative, secondo cui, in base alle restrizioni poste dal decreto, rispetto a 5.000 Mw di richieste e a 2.000 Mw di autorizzazioni già concesse dall’Assessorato, si sarebbe scesi a circa 1.500 Mw.
Dopo l’ultimo annunzio però, dell’approvazione della giunta di governo di questo decreto assessoriale, spunta sulla stampa siciliana, ed in particolare sul giornale “La Sicilia” di Catania, un “avvertimento” della GRTN secondo cui la rete di distribuzione elettrica delle Sicilia (per le sue caratteristiche di vetustà e di insufficienza?) non sarebbe disponibile a sopportare più di 503 Mw di energia eolica. Viene precisato però che di questi 503 Mw di potenza, allacciabile alla rete isolana, 262 sono già impegnati negli impianti eolici già esistenti in gran parte di proprietà “Enel Green Power” e 135 sono ipotecati per impianti in via di realizzazione il che significa che solo 106 Mw sono disponibili per dar vita ad ulteriori progetti senza creare “problemi di sicurezza” come dice ancora la nota GRTN. Non c’è quindi spazio per le 100 domande giacenti, per migliaia di Mw, di piccole e medie imprese e soprattutto per altre possibili estensioni di questa tecnologia ormai matura ad esempio nella aziende agricole che volessero imitare le migliaia di agricoltori tedeschi che dall’installazione di alcune turbine ricavano una integrazione al reddito insufficiente dell’impresa agricola.
Ma che cosa è la GRTN?
Nel processo di privatizzazione e di rottura del monopolio pubblico dell’ENEL furono inventati due strumenti: uno è la borsa elettrica in cui domanda dei consumatori e offerta dei produttori in “concorrenza tra loro” avrebbero dovuto determinare il prezzo dell’energia elettrica e farlo ribassare, visto che questo in Italia superava e supera tuttora del 30% di quello di altri paesi come la Francia, la Spagna, la Germania, l’Inghilterra, etc. L’altro pilastro della privatizzazione era lo scorporo dall’ENEL della rete di distribuzione dell’energia in modo che ogni produttore potesse immettere nella rete affidata appunto alla GRTN l’energia prodotta senza dovere passare formalmente sotto le forche caudine dell’ENEL diventato formalmente un produttore privato come gli altri. Purtroppo le cose non sono andate così. La borsa elettrica è entrata in funzione con grande ritardo e ha registrato soltanto aumenti e non diminuzioni di prezzo mentre IN EFFETTI LA DIREZIONE della GRTN che gestisce l’intero sistema distributivo È RIMASTA PRATICAMENTE nelle mani dell’ENEL. Per cui sono sorte critiche non solo da parte della sinistra ma soprattutto da parte degli imprenditori, che sono i primi a essere danneggiati. Persino l’onorevole Tabacci, esponente dell’UDC e uomo di governo della Casa delle Libertà, in un’intervista su Repubblica del 25 aprile u.s. afferma: “molti settori importanti erano in mano pubblica poi si è giustamente (?) privatizzato ma la voglia di privato non è stata accompagnata da altrettanta voglia di mercato, per cui siamo passati dai monopoli pubblici ai monopoli privati e questo pesa molto”. “...i privati che hanno rilevato le aziende pubbliche ritengono di avere comprato anche il diritto al monopolio e questo è un problema reale”.
Nel dire questo forse l’esponente UDC ricordava la più recente esternazione del presidente dell’ENEL privatizzato Paolo Scaroni secondo cui la sua “missione” è “solo quella di creare valore per gli azionisti” cioè usare gli strumenti che ha in mano l’ENEL per aumentare utili, dividendi e potere.
L’ “avvertimento” della GRNT (siamo in Sicilia e la parola avvertimento ha un significato particolare) rovescia completamente l’intento del legislatore comunitario e nazionale che era quello di riconoscere al produttore di energia eolica il diritto di usufruire della rete nazionale. La GRNT con questa sua presa di posizione rivendica a se stessa il diritto di limitare la quantità e di scegliere tra i vari concorrenti chi, per prossimità agli impianti della stessa rete nazionale, può a suo insindacabile giudizio accedervi.
Inoltre resta così completamente mortificato e vanificato il ruolo e la funzione della Regione Siciliana e del suo Assessorato, dei Comuni e delle stesse Soprintendenze al territorio visto che il giudizio finale sulla validità dell’impresa viene assunto, senza possibilità di ricorso, da organi di una società anonima che possono stabilire non solo le quantità, ma, attraverso propri criteri di selezione, la conformità della produzione eolica alle esigenze della rete. Cioè non la rete al servizio degli utenti ma gli utenti (produttori e consumatoti) alla mercé dei gestori di questa. A questo punto in questo settore non esiste più in Sicilia lo stato di diritto (come non esiste in altri settori dell’economia dominati dalla mafia).
Perché la GRNT e dietro di lei l’ENEL assume questo atteggiamento così apertamente illegittimo e impopolare?
Fino a che l’energia eolica (e le altre energie rinnovabili) potranno essere ostentati come fiori all’occhiello innocui rispetto agli interessi consolidati dei monopoli elettrici possono essere tollerate. Se si supera un certo limite però l’ENEL e gli altri monopolisti, sorti dalle privatizzazioni e tra di loro collegati nell’interesse a tenere alti i prezzi, dicono basta.
Ed è qui il nocciolo della questione. Cioè il tentativo di impedire, non solo in Sicilia ma anche in Puglia, in Campania, in Sardegna, dove l’industria eolica si sta sviluppando, per condizioni ambientali più favorevoli, su scala anche più ampia che in paesi come la Germania, la Danimarca, la Spagna etc. che sono finora all’avanguardia, che questo sviluppo metta in discussione l’ordine esistente dei grandi poteri energetici nazionali ed internazionali e avvii quella che è la grande rivoluzione industriale del XXI secolo cioè il passaggio dall’economia basata sul carbone, sul petrolio e sul nucleare a quella basata sulle fonti rinnovabili. Sviluppo non solo reso necessario dai disastri ambientali ma anche dall’esaurimento progressivo dei giacimenti petroliferi e dai conflitti internazionali che questo impoverimento comporta e sollecitato anche dagli accordi di Kyoto.
Lo sviluppo delle energie alternative rende inutile la costruzione di nuove mega centrali, la trasformazione a carbone delle centrali esistenti, l’importazione o addirittura l’acquisizione di energia atomica prodotta in Francia e altre regioni d’Europa (importazione questa si che ha provocato il famoso black out di due anni fa) che tanti utili producono per gli oligopoli del settore elettrico e che sono alla base del programma dell’ENEL di Paolo Scaroni.
Di fronte a questa situazione, io credo, che la società siciliana, le forze politiche e sindacali, la stessa Sicindustria, che tanto ha operato per evitare la prima moratoria annunciata dall’Assessore Cascio, devono prendere posizione. Non solo ma superata la fase della moratoria è venuta meno l’attenzione del governo regionale rispetto agli impegni presi per una rapida attuazione del Piano Energetico Regionale e la Sicilia resta così l’unica regione d’Italia senza piano energetico, senza possibilità di sviluppo dell’eolico, del solare, dell’idroelettrico, delle biomasse, etc., condannata ad una situazione di grave regressione non solo politica e culturale ma anche e soprattutto economica e sociale.
La Repubblica del 22 aprile u.s. ha pubblicato a pagina VII dell’edizione siciliana una sintesi delle proposte scaturite da un convegno promosso dal CEPES, dalla Legambiente, dalla CGIL, dalla CIA ed altre associazioni e sostenute da uno studio del CIRPS del professore Vincenzo Naso. Su questa base all’ARS sono state presentate le prime interpellanze da parte di Primavera Siciliana e di Rifondazione Comunista. Speriamo che tutta la sinistra prenda posizione su questo comportamento della GRTN e sulla necessità di fare del Piano Energetico Ambientale Siciliano uno dei punti fondamentali del programma di rinnovamento e rilancio economico della Sicilia che non può essere affidato né alla vendita delle spiagge auspicata dal ministro Tremonti né ai campi di golf e ai casinò dell’ineffabile e “finalmente” ministro Miccichè .
Questa vicenda siciliana, però, acquista un significato nazionale in quanto pone un problema di fondo di riforma del sistema energetico nazionale e di cambiamento d’indirizzo rispetto all’orientamento del Governo Berlusconi, a favore di piani di grandi impianti, contro cui si mobilitano le popolazioni da Civitavecchia a Pisticci, di ritorno al carbone e al nucleare come previsto dal piano ENEL.
Così s’impone un bilancio e una revisione della politica di privatizzazione del vecchio Centro Sinistra, che anche per questo fu sconfitto nel 2001, che partendo dalle critiche di base informi, dopo la vittoria delle elezioni regionali, anche gli orientamenti della “fabbrica” del programma di Prodi, e anche dell’azione delle regioni italiane e in particolare quelle meridionali che, vedi caso, in Campania ed in Puglia hanno alla loro testa due protagonisti della grande battaglia ambientalista contro il nucleare come Vendola e Bassolino, in modo da fare rientrare l’Italia e soprattutto il Mezzogiorno nel processo di trasformazione del sistema energetico che caratterizzerà l’economia ,la società e, perché no, anche la cultura del XXI secolo.
Nicola Cipolla