I VENTI CONTRARI

 

La telenovelas sull’eolico, anzi, sul blocco degli impianti di energia eolica che tante speranze aveva suscitato in Sicilia (domande per 5.000 Megawatt, autorizzazioni già concesse dall’Assessorato per  oltre 2.000 Megawatt, realizzazioni in corso per centinaia di Megawatt, decine e decine di imprese siciliane ed estere interessate, oltre 200 Comuni a cui si prospettava la possibilità di ottenere attraverso impianti eolici dei modesti vantaggi occupazionali e soprattutto finanziari, la possibilità che la Sicilia potesse, sulla base della legge nazionale ispirata dalle direttive comunitarie, raggiungere i livelli dei paesi più avanzati in Europa, Germania, Danimarca, Olanda, Spagna) ora ricevono una doppia battuta d’arresto. Da un lato con  la pubblicazione da parte della Regione su iniziativa dell’assessore Cascio, di un decreto che contiene nuovi vincoli nuovi iter burocratici, e nuove istruttorie per le domande presentate ma soprattutto per l’intervento della GRTN che intima  alla Regione e a tutti gli interessati all’espandersi dell’industria eolica che da questo momento in poi tutte le domande di nuovi impianti, qualunque sia l’esito degli esami ambientali, paesaggistici, tecnici, etc. devono essere sottoposti ad un giudizio finale e decisivo di compatibilità da parte della stessa GRTN, che in ogni caso stabilisce, a priori, che tutti gli impianti eolici in Sicilia non possono superare (compresi quelli già in esercizio) i 500 megawatt perché la rete di trasmissione in Sicilia non ha le  caratteristiche tecniche per potere accoglierne di più.

Ma che cosa è la GRTN? E’ una  società anonima sorta durante il processo di privatizzazione dell’ENEL che dovrebbe gestire tutta la rete nazionale di distribuzione dell’energia elettrica che era di proprietà dello stesso ente, che tra l’altro ne ha mantenuto un saldo controllo sull’azionariato.

La GRTN funziona come braccio esecutivo dell’ENEL. In un mio articolo del 22 febbraio u.s., a proposito dell’intervento dell’ex Verde  Ripa di Meana, che aveva trascinato nella sua protesta una serie di organizzazioni ambientaliste in buona fede  preoccupate dell’ambiente, avevo avvertito che in realtà dietro le affermazioni psedo ambientaliste si nascondevano manovre ed interessi poco chiari. In primo luogo dell’ENEL che ha già realizzato i suoi impianti eolici e non vuole accettare energia prodotta da terzi, specie piccole e medie imprese, e poi aggiungevo che a livello regionale c’è anche il desiderio di introdurre norme più confuse e consociative atte a spremere gli imprenditori e i Comuni che vogliono cimentarsi nell’eolico.

Cioè l’ENEL, attraverso la GRTN, vuole arrogarsi il diritto di limitare gli impianti, praticamente a quelli da essa già effettuati (Caltabellotta, Valledolmo, Sclafani Bagni, Caltavuturo, Nicosia, Carlentini, etc.) più quelli in corso di attuazione, bloccare i concorrenti e discriminare anche le poche iniziative compatibili con i limite invalicabile da essa stabilito.

Occorre fare alcune considerazioni.

L’onorevole Tabacci presidente UDC, presidente della Commissione attività produttive della Camera in una intervista del 25 aprile u.s. sui La Repubblica afferma: “molti settori importanti, tecnologici e non solo erano in mano pubblica e poi si è giustamente (a suo avviso) privatizzato, ma la voglia di privato non è stata accompagnata da altrettanta voglia di mercato per cui siamo passati dai monopoli pubblici ai monopoli privati e questo pesa molto”.

Quanto? Domanda l’intervistatore

 “Nella tasche dei cittadini più del taglio delle tasse. I privati che hanno rilevato le

aziende pubbliche ritengono di avere comprato anche il diritto al monopolio...”

 

Paolo Scalori Presidente dell’Enel dichiara: “la mia missione è quella di creare valore per gli azionisti” cioè profitti per l’ENEL anche a costo di trasformare il 50% delle centrali ad olio combustibile in centrali a carbone, più inquinanti, anche a costo di rovesciare la legalità repubblicana sancita da un referendum popolare plebiscitario contro il nucleare promuovendo accordi e acquisizioni in Francia , Slovacchia e un po’ dappertutto di centrali atomiche con il dichiarato scopo non solo di realizzare utili ma anche di reintrodurre in Italia l’energia atomica secondo il suo personale convincimento che per combattere l’effetto  serra ci vuole soltanto il nucleare. Ed anche a questo fine sviluppa un’azione continua, pressante ed asfissiante non solo in Sicilia ma anche in Sardegna, in Campania, in Puglia coinvolgendo frange del movimento ambientalista contro le energie alternative ed in particolare contro l’eolico che, in queste regioni meridionali rappresenta non solo una grande prospettiva di produzione di energia elettrica e di riduzione di emissioni serra, ma anche e direi soprattutto, se si sviluppa in modo adeguato, la condizione per il sorgere,  anche in accordo con le industrie tedesche, spagnoli e danesi di stabilimenti industriali per produrre in loco in tutto o in parte le macchine necessarie per lo sviluppo di questa energia. Ciò avviene mentre si fanno fallire  in Sicilia tutte le iniziative strombazzate in materia di energia solare con l’abbandono della centrale fotovoltaica di Adrano, con le difficoltà di quelle di Vulcano e di Ginostra e soprattutto con un ritardo, ormai pluriennale, del semplice inizio dei lavori del progetto Archimede presso l’ENEL di Priolo, che doveva avviare la sperimentazione di un progetto portato avanti dal professore Carlo Rubbia.

I gruppi dirigenti dell’ENEL sanno che è in atto una rivoluzione tecnologica condotta su due linee. Da un lato l’energia eolica che ormai ha raggiunto dal punto di vista dei costi il livello di quelli denunziati dall’ENEL con le centrali tradizionali (e quindi con il vantaggio ambientale relativo) ma anche comincia a svilupparsi la concorrenza di impianti autonomi di produzione dell’energia elettrica utilizzando il  metano con il sistema della cogenerazione che porta il rendimento termico della materia prima metano dal 50% per i grossi impianti a ciclo combinato ad oltre l’80%. Il più importante esempio in Sicilia di adozione del ciclo combinato è dato dalla STM di Catania la grande industria microelettronica che durante la direzione del cavaliere Pistorio ha staccato la corrente dell’ENEL di bassa qualità e con frequenti interruzioni e si è dotata di un impianto di cogenerazione interno capace non solo di fornire energia con levate caratteristiche necessarie per il funzionamento di impianti così avanzati ma anche quella necessaria per un impianto che occupa 4800 dipendenti che hanno anche bisogno di condizionamento caldo e freddo degli ambienti.