BERLINO


Il risultato delle elezioni di Berlino del 21 ottobre con la vittoriosa avanzata del partito del socialismo democratico all'est dove sfiora il 50% e all'ovest dove si avvicina al 7% cioè ad una percentuale più elevate di quella che nazionalmente hanno in Francia e in Italia i partiti comunisti, ci entusiasma certo ma nello stesso tempo ci stimola ad una valutazione e ad una riflessione sul significato di questo voto.
Intanto è un voto che avviene dopo i fatti di Genova alle cui manifestazioni il PDS tedesco e tutte le forze a lui vicino diedero un imponente contributo di partecipazione ed anche di orientamento, sia dopo l'11 settembre per la posizione assunta chiara e netta contro il terrorismo e contro il terrore della guerra americana, per la pace e per un superamento delle radici del terrorismo figlio delle disuguaglianze create dalla globalizzazione neoliberista.
Importante perché segna un recupero parziale dei socialdemocratici che arrivati a Berlino nelle ultime elezioni amministrative al limite più basso sia la tenuta parziale dei Verdi in caduta libera in altre parti della Germania a causa della politica del governo Schoereder-Ficher bellicista e neoliberista. Il crollo della DC (ormai soli 20.000 voti su 2 milioni e mezzo di elettori separano il partito di Kohl - l'"unificatore della Germania" dal PDS ). Berlino è un luogo unico della storia del secolo scorso dove la guerra fredda ha avuto il suo acme e quello che succede in questa città non è stato e non è senza conseguenze per tutta la Germania e per tutta l'Europa.


Il voto del 21 ottobre squarcia il velo pesante, le nebbie della propaganda anticomunista e pone ad ogni persona di buon senso domande che esigono risposte.
In primo luogo se il 50% della popolazione di Berlino nei quartieri dell'est vota per il partito del socialismo democratico erede del partito socialista unificato della DDR, vuol dire che al di là del muro non c'era solo l'impero del male ma c'era il tentativo di costruire una società, malgrado il pesante condizionamento dell'URSS, alternativa a quella della Germania Federale, che aveva assicurato ai suoi cittadini una serie di diritti e di certezze che con la caduta del muro sono venuti meno.


Qui la seconda riflessione. La caduta del muro e l'unificazione della Germania condotta secondo la linea di Kohl è risultata fallimentare in generale e ingiustamente punitiva per la popolazione dell'est. Nella Germania dell'est il socialismo di stato funzionava meglio che in qualsiasi altra parte del blocco orientale Unione Sovietica compresa, perché la Germania est era l'unico posto di tutto il complesso del Patto di Varsavia dove si erano unite due circostanze: una tradizione industriale vera e una tradizione comunista originale (basta pensare al movimento spartachista, al pensiero di Rosa Luxemburg, alla vicenda del KPD in tutto il periodo della Repubblica di Weimar), due condizioni che non si erano verificate né in Romania né in Polonia né in Cecoslovacchia e neanche nella stessa Unione Sovietica. Tutte le case di abitazione erano di proprietà pubblica, gestite da commissioni popolari più o meno controllate dalle varie strutture, la privatizzazione di questo complesso ha portato conseguenze drammatiche per tutta la popolazione dell'est. Le case migliori sono state acquistate da benestanti di Berlino ovest e della Germania Federale, le spese per l'abitazione che erano contenute in una percentuale minima del salario della famiglia si sono gonfiate enormemente, da un giorni all'altro un intero popolo è stato minacciato e messo sul lastrico. Se vediamo le difficoltà e le ingiustizie che si determinano in Italia quando si vuole privatizzare il patrimonio edilizio degli enti pubblici che rappresenta una parte infinitesimale del patrimonio edilizio nazionale si può capire l'ordine di problemi che si sono creati nella società dell'est. La privatizzazione delle banche, degli istituti finanziari, assicurativi, delle stesse industrie che non sono state distrutte ha portato alla loro incorporazione nelle analoghe istituzioni della Repubblica Federale di Germania. Un risultato di questo processo è che i grandi complessi bancarie finanziari hanno nominato alla direzione di tutte loro, ormai, filiali personale proveniente dalla Germania Federale. Il grosso della spesa sostenuta dalla Repubblica Federale per l'economia della DDR si è trasformato in un finanziamento pubblico dei grossi istituti bancari che hanno ottenuto il pagamento di crediti vantati dalle banche dell'ex DDR nei confronti dell'industria in fase di dissoluzione.


L'estinzione all'est della legislazione sociale della Repubblica Federale ha portato all'eliminazione di una serie di diritti riconosciuti ai cittadini e soprattutto alle cittadine della DDR in materia di previdenza, di diritto allo studio (soprattutto per quanto riguarda l'università), di servizi sociali e sportivi etc.
La politica delle grandi opere che hanno trasformato Berlino in un grande cantiere si è rivelata fallimentare perché basata sulla speculazione sulle aree edificabili pubbliche concesse alle grandi concentrazioni finanziarie, sul lavoro nero degli immigrati a cui fa da contraltare la necessità di mantenere con un sussidio di disoccupazione una massa enorme di disoccupati. Cioè la politica di unificazione diretta dal partito democristiano ha da un lato ridotto le province dell'ex DDR creando una condizione di occupazione e di subordinazione e dall'altro ha accresciuto enormemente i costi pubblici di un processo che, storicamente indispensabile, poteva però essere affrontato sul piano di una costruttiva collaborazione con le forze e le rappresentanze del popolo della DDRD su basi paritarie. Cioè invece di un'unificazione si è avuta un'annessione e per giunta ostile, guidata da forze economiche pronte ad ogni forma di sfruttamento e di parassitismo.
Non si tratta quindi solo di uno stato d'animo ma di una reazione ad una politica fallimentare, ingiusta che il 23% ottenuto dalla DC sancisce.


Ma, e questa è la terza considerazione, il voto dimostra che esiste un soggetto politico, PDS, che è stato capace, partendo dalle sue radici storiche, di costruire giorno per giorno, un movimento che si è opposto alle sopraffazioni di Kohl e dei suoi accoliti e che ha fornito ai cittadini e non solo agli operai una piattaforma non di sola resistenza ma di superamento e di collegamento con i problemi generali di tutta la società tedesca, di tutta l'Europa e, attraverso l'adesione al movimento no global ed alla lotta contro il terrorismo e la guerra, a tutti coloro che pensano che un altro mondo è possibile, anzi, necessario.