COMISO - SIGONELLA - COMISO
Quasi tutti coloro che hanno in questi giorni ricordato il contributo di Tom Benettollo alla lotta per la pace si sono richiamati alla sua partecipazione, giovanissimo militante comunista, al movimento per la eliminazione dei missili Cruise posizionati dagli americani e dalla NATO a Comiso. Ed in particolare lo hanno ricordato coloro che, suoi coetanei, parteciparono allora alla stessa lotta ed ancora la continuano nella mutata, attuale situazione
La lotta di Comiso si svolse in un momento storico particolare.
In Italia il PC, che era stato, assieme al PS di Nenni, protagonista del movimento dei partigiani della pace contro l’atomica e per l’incontro dei cinque grandi, si trovava in mezzo al guado e mentre era in corso ancora, al suo interno, uno scontro tra coloro che interpretavano la giusta presa di distanza dall’URSS, come un automatico passaggio dall’altra parte e la sinistra che si poneva invece, il problema, dopo il ’68, di come superare Yalta per continuare la lotta contro l’imperialismo guerrafondaio.
L’obiettivo che le forze pacifiste si ponevano a Comiso era quello dello smantellamento non solo dei missili americani, che costituivano la più grande minaccia per la Sicilia e per tutto il Mediterraneo in rivolta contro la politica neocolonialista ma anche di quelli sovietici dello stesso tipo, in modo da avviare un processo di riduzione concordata degli armamenti e la fine della corsa al riarmo che avrebbe consentito nuovi percorsi di democrazia e di pace.
Il movimento, che era diretto da Pio La Torre che doveva cadere nel corso della campagna di raccolta delle firme sotto i colpi di sicari mafiosi raggiunti dalla giustizia e di mandanti rimasti in gran parte sconosciuti, non aveva la coralità dei movimenti degli anni ’50 nel primo dopo guerra, ed era praticamente limitato alla Sicilia. Però accanto al PC siciliano di Pio La Torre c’era tutta la sinistra italiana e il mondo pacifista cattolico (ACLI) che promossero una straordinaria continuità di lotta attorno alla base.
L’accordo si fece, i missili piazzati in Europa da tutti e due gli schieramenti furono smantellati e la base fu restituita al governo italiano. Si iniziò un lento, controverso e lungo processo per l’utilizzazione della base che finalmente negli ultimi tempi sembrava realizzato con l’istituzionalizzazione della sua trasformazione in aeroporto civile.
Minacce però a questo processo si stanno sviluppando nel quadro di un programma di ridislocazione delle forze americane in Europa dal nord al sud, dalla Germania al centro del Mediterraneo, che ha come punti nodali Taranto, per quanto riguarda la marina militare americana, e Sigonella per quanto riguarda l’aviazione. Il movimento per la pace siciliano aveva denunciato il carattere straordinario degli investimenti americani, previsti dopo l’11 settembre, fuori dal perimetro della base tendenti alla realizzazione di centri capaci di ospitare migliaia e migliaia di militari e le loro famiglie.
In un’intervista ad un quotidiano di Catania, nei primi di questo mese, il capitanano di Vascello Timothy Lee Davison, comandante della base di Sigonella, non solo ha confermato questa esigenza di trasferimento ma ha apertamente annunciato che era allo studio la riacquisizione al Comando Militare americano degli impianti di Comiso soprattutto per la parte riguardante gli alloggi della base (durante la guerra del Kossovo lì sono stati ospitati circa 8.000 profughi).
Cioè non si tratta più della sola base aerea, importante e grandiosa da cui passano migliaia di aerei da guerra e da trasporto per alimentare i fronti mediorientali e del personale addetto al suo funzionamento ma gli americani cercano di collocare attorno alla base alloggiamenti per decine di migliaia di soldati. Se questo progetto va in porto la Sicilia può diventare la retrovia delle guerre e degli eserciti schierati dagli americani in tutto il Medio Oriente, dall’Afganistan all’Iraq, con conseguenze gravissime di ogni tipo (prostituzione, droga, conflittualità con la popolazione, mafia, servizi segreti, etc.) che di solito accompagnano l’installazione di basi immediatamente a ridosso dei fronti militari.
Diventa perciò ancora più necessaria la mobilitazione, non solo per impedire questo ritorno indietro a Comiso, ma per impedire l’allargamento della base e per smilitarizzarla e trasformarla in un aeroporto civile come è nel progetto portato avanti dal movimento pacifista siciliano.
Tanto più questo è importante perché contemporaneamente al processo di militarizzazione si sviluppa il traffico aereo siciliano con particolare riferimento all’aeroporto di Fontanarossa che sta raggiungendo mese dopo mese dei records. Nel mese di maggio scorso il numero dei passeggeri transitati da Fontanarossa è arrivato a 500mila unità mentre si sviluppano e tendono a moltiplicarsi i voli verso tutte le zone del Mediterraneo e dell’Europa settentrionale col favore dello sviluppo delle compagnie low coast che fanno ormai del viaggio aereo uno strumento di massa e non un privilegio di pochi strati benestanti.
Questo sviluppo è però ostacolato non solo dal fatto che Fontanarossa è immersa ormai nell’allargamento urbanistico e turistico di Catania ma che non può neanche dotarsi delle moderne attrezzature di assistenza di volo offerte in tutti gli aeroporti civili d’Italia perché sottoposto alla servitù milita re di Sigonella per quanto riguarda il servizio radar, con grave pericolo della vita dei passeggeri e degli equipaggi.
Una situazione analoga si verifica ad esempio in Sardegna con l’aeroporto di Cagliari-Elmas che è sottoposto alla stessa servitù militare che ha portato incidenti mortali ed assieme alle altre servitù militari esistenti nell’isola costituisce un ostacolo allo sviluppo del turismo ed allo sviluppo economico in generale della Sardegna.
Perciò uno dei punti fondamentali del programma elettorale vincente di Soru e dello schieramento che lo sosteneva era la smilitarizzazione della Sardegna.
Certo Soru non è un disobbediente No Global ma esprime gli interessi di vasti strati di imprenditori e di professionisti che hanno visto nella richiesta di smilitarizzazione una garanzia per il loro avvenire.
Anche in Sicilia in questi giorni i governanti di centro-destra in crisi fanno balenare l’idea della costruzione di un altro grande aeroporto nella Piana di Catania; proposta sbagliata come quella del Ponte sullo Stretto perchè di difficile realizzazione con tempi ultra decennali e molto costosa e comunque impossibile da realizzarsi se non si elimina la servitù militare del radar di Sigonella che impedisce perciò il normale funzionamento dell’attuale, ormai angusto, aeroporto.
La proposta del movimento per la pace di smilitarizzare la base e trasformarla in un grande aeroporto internazionale al servizio della Sicilia, del Mediterraneo e dei rapporti pacifici tra i popoli diventa realistica, di rapida attuazione che coniuga i grandi obiettivi della pace e dello sviluppo compatibile (il Ponte sullo Stretto perderebbe in questo caso ogni residua motivazione e difatti i comitati contro il Ponte sono tra i più attivi componenti del comitato per la smilitarizzazione).
Dopo il risultato elettorale settori del centro-sinistra in collegamento con alcuni settori dei movimenti stanno cercando di promuovere iniziative per determinare un percorso politico che possa, dopo il colpo inferto alle elezioni europee al predominio di Forza Italia e della Casa delle libertà, portare ad uno schieramento maggioritario di rinnovamento della Sicilia.
E’ essenziale però che si parta dal programma e il primo punto di questo non può che essere la pace anche vista come elemento di possibile sviluppo secondo l’esempio della Sardegna partendo dalla rivendicazione di smilitarizzazione della Sicilia.
In ogni caso il movimento per la pace deve sviluppare la sua azione in collegamento con le altre forze del Mezzogiorno per contrastare questo processo di ridislocazione dell’apparato militare americano dal nord Europa al Mediterraneo nel nome di Pio La Torre e di Tom Benettollo e con il sostegno di tutte le forze che in Italia e in Europa si battono per un’alternativa al dominio neoliberista di Bush e dei suoi seguaci, alla “guerra infinita” ed al progetto neocoloniale di assoggettamento del Medio Oriente e del Mediterraneo ai poteri dei grandi monopoli americani del petrolio e degli armamenti.
Nicola Cipolla