DA KYOTO AD OLTRE KYOTO

 

 

Il 16 febbraio del 2005 è entrato in vigore il trattato cosiddetto di Kyoto per la protezione dell’ambiente. Non è stato facile arrivare alla formulazione attuale, e soprattutto non è stato facile raggiungere il quorum necessario di paesi e di emissioni previsto dal trattato.

Nel 1997 a Kyoto, come ricorda  Edo Ronchi su l’Unità del 12 febbraio u.s., tutti i paesi dell’UE, sia governati dalle destre sia dal centro-sinistra, si sono presentati con una piattaforma comune che prevedeva una riduzione per i paesi industrializzati del 10% rispetto alle emissioni del 1990, da realizzare con misure nazionali con un controllo efficace e con l’istituzione di un Fondo con consistenti risorse aggiuntive per favorire l’adesione dei paesi in via di sviluppo. La trattativa sembrò arenarsi per la resistenza degli Stati Uniti, paese che allora ed oggi emette più gas serra di tutta l’intera Europa, allora governati da Clinton.

Quando sembrava che ancora una volta la riunione dovesse chiudersi senza un accordo i paesi europei accettarono l’imposizione americana di dimezzare in pratica la riduzione dei gas serra proposta. Ma non solo, i paesi europei dovevano impegnarsi a ridurre le proprie emissioni dell’8% contro il 7% degli USA, che complessivamente inquinano più che tutta la UE, e doveva essere  istituito, inoltre,  il sistema del mercato delle quote di emissioni in sostituzione dell’aiuto ai paesi in via di sviluppo.

E’ chiaro che si trattò di un grave cedimento dei paesi europei di fronte alla volontà degli Stati Uniti. Malgrado questo umiliante cedimento, il duo Clinton-Al Gore non si fu capace di far approvare al Congresso americano nei tre anni successivi gli accordi di Kyoto, pur così ridotti.

Il nuovo presidente George Bush, eletto nel modo equivoco che tutti conosciamo, si rifiutò di riconoscere la firma  del suo predecessore ed anzi mise in campo tutti i tentativi per ritardare ed impedire il raggiungimento risicato, dopo il rifiuto americano che rappresenta quasi un terzo di tutte le emissioni del globo, dei quorum del numero di Stati e di quantità di emissioni previste per l’entrata in vigore del trattato stesso.

L’allineamento della Cina, dell’India e per ultimo della Russia di Putin alle posizioni del trattato  ha portato finalmente al raggiungimento di entrambe i due quorum.

L’entrata in vigore del trattato di Kyoto rappresenta una drammatica conferma dell’isolamento degli Stati Uniti rispetto alla comunità di tutti i paesi aderenti all’ONU che, con la sola eccezione dell’Australia, del Principato di Monaco e del Liechtestain, hanno tutti accettato il trattato che sancisce il principio che la comunità internazionale deve farsi carico di misure ed impegni necessari ad impedire che le forze del mercato (diciamo noi capitalistico)  portino a conseguenze irreversibili per l’ambiente e la natura tali da rendere a lunga scadenza insostenibile la vita sul nostro pianeta.

Un isolamento persino maggiore di quello verificatosi in occasione dell’aggressione all’Iraq su presupposti di pericolo rivelatisi inesistenti e falsi alla prova dei fatti. Del resto: aggressione all’Iraq, interventi in tutto il Medio Oriente costituiscono l’altra faccia di un’unica politica basata su un modello di sviluppo energetico, industriale e di società che in tutto il secolo scorso ha costituito la base dell’ascesa degli Stati Uniti a leader mondiale, prima del cosiddetto mondo libero, e dopo la caduta dell’URSS, ad unica superpotenza.

L’entrata in vigore del trattato non risolve in termini quantitativi e qualitativi il problema che l’umanità ha di fronte di rendere sostenibile il suo modello di vita con l’esigenza dello sviluppo dei paesi emergenti ed anche con il miglioramento per i paesi più sviluppati del loro sistema di vita che sempre richiederà consumi energetici totali e pro capite infinitamente superiori a quelli vigenti prima della rivoluzione industriale capitalistica  dell’800 e del ‘900.

Intanto l’azione di Bush per limitare e rendere più oneroso e far fallire l’attuazione del trattato continua. Basta vedere che in Europa Italia e Polonia, i governi più fedeli a Bush, sono i più arretrati nell’attuazione del programma e sottoposti ad un severo controllo da parte di una commissione esecutiva, che pur è molto più arretrata politicamente rispetto a quella presieduta da Romano Prodi.

Ci sono i limiti obiettivi alla situazione creata dal trattato. Come costringere il principale inquinatore del pianeta a rientrare nella comunità dei paesi dell’ONU per quanto riguarda gli impegni ambientali?

Come impedire che la norma introdotta da Clinton si possa trasformare non solo in una elusione degli obblighi di contenimento ambientale, per quanto riguarda i paesi industrializzati più avanzati, ma anche in una fonte infinita di intrallazzi e di brogli da fare impallidire quelli che stanno venendo a galla a proposito dell’intervento dell’ONU in Iraq con la missione “Oil for food”? Chi controllerà se nei villaggi dell’Africa equatoriale saranno veramente installati i pannelli solari o se nelle foreste dell’Amazzonia saranno rimboschite le aree disboscate dalle grandi multinazionali del legno in questi ultimi decenni?

E come, invece, mobilitare interessi di operai, lavoratori, cittadini qualunque, minacciati ogni giorno in modo sempre più evidente e pesante nella loro vita?

Qui il compito delle forze di progresso è particolarmente impegnativo e necessario. profondamente non solo le fonti energetiche, con il passaggio dal quella di maggiore prospettiva futura, anche  perché i grandi monopoli energetici carbone, Esistono le condizioni obiettive per l’attuazione di riforme di struttura che modifichino petrolio e nucleare, alle energie solari (vento, acqua, biomasse e naturalmente solare termico e fotovoltaico)

Intanto le tecnologie e le applicazioni pratiche delle energie alternative si moltiplicano e si rafforzano. Ad esempio l’eolico in Europa ha chiuso il 2004 con 46 mila Mw installati, un aumento  di oltre il 20% rispetto all’anno precedente e si progettano e sperimentano turbine eoliche da 5 Mw mentre attualmente non si supera 1,5 Mw. Non solo si prevede che entro il 2020 un Kw eolico costerà 2 centesimi di euro meno del costo attuale dell’energia elettrica delle centrali.

Più primitiva e arretrata è la situazione del solare specie fotovoltaico che è invece fanno incetta di brevetti da congelare ed usare quando fra 10 - 15 - 20 anni l’esaurimento delle risorse petrolifere  avrà raggiunto il suo punto di non ritorno.

Basta pensare in questo campo agli studi e sperimentazioni sulle case solari per comprendere come occorreranno investimenti, produzioni industriali e occupazioni che creeranno una nuova ondata “schubeteriana” di imprese e di iniziative reticolari di dimensioni persino superiori a quelle create nel secolo XXIX dal carbone e nel XX secolo dal petrolio e soprattutto disperse nel territorio.