DAL SOLE DEL MEDITERRANEO
ENERGIA NUOVA E PACE PER I POPOLI DEL NORD E DEL SUD

Considerazioni su una proposta di iniziativa nell'ambito e in preparazione del Social Forum del Mediterraneo e del Social Forum Europeo 2003.
1. Alcuni autori (in particolare Rifkin) considerano giunto alla fase finale lo sviluppo industriale ed economico basato sulle energie non rinnovabili ed in particolare sul carbonio e i suoi composti. Nell' '800 la fonte primaria dell'energia fu costituita dal carbone fossile per produrre acciaio e far muovere i motori a vapore. Nel '900 il petrolio ha affiancato e poi sostituito in gran parte il carbone, soprattutto per quanto riguarda i trasporti singoli e collettivi basati sul motore a scoppio e il settore delle industrie petrolchimiche.


Alla base di queste considerazioni due motivi di fondo:
a) la conclamata insostenibilità ambientale del prolungato e crescente uso di queste due fonti di energia che sono responsabili dell'effetto serra, dell'inquinamento derivante dalle industrie e dai prodotti petrolchimici con conseguenze gravi per le città vicine alle zone industriali ed anche per l'agricoltura e quello derivante dai sempre più frequenti disastri che il trasporto del petrolio procura all'ambiente marino.
La gravità di questa situazione è stata sancita a livello mondiale ufficialmente dagli accordi di Kyoto che pur essendo largamente insufficienti ad affrontare la gravità del problema ambientale tuttavia costituiscono un riconoscimento ufficiale dell'urgenza del problema e della necessità di un'azione coordinata a livello internazionale per contenerlo ed arrestarlo, mentre con il recente rifiuto da parte dell'amministrazione Bush di onorare la firma apposta a questo trattato dalla precedente amministrazione Clinton si acuisce la conflittualità tra il gruppo dirigente degli Stati Uniti espressione diretta degli interessi dei settori petrolchimico e delle industrie militari e il resto del mondo.
b) il prossimo raggiungimento (e per alcune aree già da tempo in atto come negli USA e nel Mare del Nord ) del picco produttivo dei giacimenti di petrolio cioè dell'inizio della fase decrescente della produzione di questi giacimenti rende ancora più appetibili e stimola l'attuale corsa all'accaparramento degli ultimi e più longevi giacimenti ubicati nel Medio Oriente e delle relative vie di comunicazione. E' questa l'origine primaria dei conflitti in atto (Balcani, Afganistan, Iraq, Cecenia) e di quelli prossimi (Iran, Arabia Saudita, Venezuela, etc.) portati avanti dal governo degli Stati Uniti. I primi anni del secolo presentano uno scenario pericoloso a livello mondiale: disastro ambientale crescente e incombente, esaurimento entro i prossimi decenni di tutte le risorse petrolifere oggi accertate, interventi e occupazioni militari, ritorno a forme di vecchio colonialismo, pretesa di utilizzare le risorse disponibili del Medio Oriente per i bisogni sempre crescenti degli USA ma anche come strumento per ottenere dagli altri paesi consumatori e soprattutto dall'Europa e dal Giappone acquirenti del petrolio medio orientale risorse finanziarie necessarie al governo americano per sanare il deficit crescente della loro bilancia commerciale e valutaria.


Contro queste minacce si leva un grande movimento contro la guerra "senza se e senza ma". Questo movimento non solo dice no alle guerre per il petrolio ma fa sorgere più forte che in passato l'esigenza del passaggio alle fonti di energia rinnovabili e sotto ogni aspetto più pulite basate sull'energia solare (idroelettrico, vento, biomasse, ed energia solare diretta (fotovoltaico) per produrre energia elettrica da trasformare nel principale combustibile del futuro: l'idrogeno

2. Contro questa esigenza si mobilitano naturalmente tutte le forze interessate a sostenere l'attuale sistema energetico.
Questa opposizione si presenta da un lato in modo brutale ed aggressivo fino al conflitto armato ed all'altro in modo più subdolo con iniziative tendenti a deviare, ritardare e monopolizzare la ricerca e la sperimentazione delle tecniche e delle realizzazioni industriali necessarie per il passaggio dal petrolio all'idrogeno. Non è un caso che un gruppo di principali multinazionali del petrolio e dell'automobile che vorrebbero assumere la leadership degli studi in materia. Lo scopo chiaro è quello di garantire per altri 20-30-40 anni il mantenimento dell'attuale modello di sviluppo energetico.


3. Per portare avanti in tempi più stretti possibili questo necessario passaggio epocale occorrerà perciò, a partire dal movimento dei Social Forum in tutte le sue componenti, ambientaliste, pacifiste, terzomondiste, libertarie e del lavoro organizzato una ricerca, un programma, una piattaforma di lotta capace di determinare un cambiamento epocale per l'umanità: il passaggio da una economia basata sulle energie non rinnovabili governata da grandi gruppi internazionali sorretti dal dominio imperiale a energie rinnovabili facilmente controllabili da comunità di utenti e dalla società civile.


4. Il passaggio alle energie rinnovabili non può avvenire in modo subitaneo. Occorre prevedere un processo di transizione. In occasione della crisi petrolifera verificatasi nei primi ani '80 per controbattere il tentativo di forti settori multinazionali monopolisti dell'energia atomica, di introdurre su larga scala in Italia per la produzione di energia elettrica le centrali atomiche il movimento ambientalista con alcune iniziative di studio ed anche di agitazione pose il problema del ruolo del metano nel periodo di transizione tra il sistema delle energie non rinnovabili e quello delle energie rinnovabili. Il CEPES di Palermo partecipò a questa campagna, che poi fu vittoriosa, contro l'introduzione dell'energia atomica in Italia con una serie di iniziative che videro l'incontro di esponenti della sinistra politica, comunisti ed anche socialisti, ed esponenti dell'ambientalismo contro uno schieramento che faceva leva persino su una parte formalmente maggioritaria del PCI e della stessa CGIL.
Nell'attuale situazione il metano può assolvere un importante ruolo nel periodo di transizione. Esso è oggi disponibile, grazie anche alle azioni sociali e politiche svoltesi nei decenni scorsi, largamente in Sicilia, in Italia e in Europa attraverso una rete di metanodotti che le collegano ai giacimenti dell'Africa settentrionale, (Algeria e Libia), del Mare del Nord, (Olanda e Norvegia) e soprattutto a quelli della Russia che ha in questo campo un primato analogo a quello dell'Arabia Saudita per quanto riguarda le riserve di petrolio. Per questo fatto l'Europa si trova in una situazione economicamente più favorevole rispetto sia agli Stati Uniti che al Giappone, che devono ricorrere per le necessarie importazioni di gas a sistemi di trasporto più costosi sia in termini energetici sia in termini economici.


Dobbiamo riconoscere che malgrado le possibilità create da queste enormi infrastrutture la resistenza operata dai gruppi petroliferi e dell'industria automobilistica dominanti ha rallentato l'uso del metano per usi civili, per usi elettrici (malgrado il rendimento più elevato da decenni accertato) ed ha bloccato l'uso del metano per autotrazione.
L'attuale crisi dell'industria automobilistica è in gran parte dovuta al rifiuto da parte delle direzioni aziendali di sperimentare e adottare su larga scala sistemi di innovazione capaci di sostituire la dipendenza petrolifera. Si è scelta la strada della benzina verde, anch'essa per certi versi inquinante, pur di non avviare un processo di trasformazione basato sul metano, sul metanolo, di origine agricola, sullo stesso GPL certamente meno inquinanti. La FIAT ha più volte annunciato lo sviluppo di motori a gas e lo ha rinviato nel tempo mentre con l'accordo GM ha rinunciato alla ricerca dei motori elettrici e soprattutto di quelli ad idrogeno. Un piano di sviluppo della FIAT che non preveda il passaggio a nuovi motori basati su tecnologie alternative non può avere nessuna prospettiva. Dall'altro lato le compagnie petrolifere si rifiutano di istallare nelle proprie stazioni di servizio erogatori di metano e metanolo bloccando così di fatto la trasformazione dei mezzi di trasporto pubblici e privati singoli e collettivi dalla benzina ad un combustibile meno inquinante. Particolarmente grave a questo riguardo è l'atteggiamento dell'ENI, sia prima che dopo la privatizzazione, malgrado esso disponga di risorse di metano prodotte a livello nazionale oltre che della titolarità di alcuni dei principali metanodotti che collegano l'Italia ai paesi produttori.


La prima rivendicazione da porre è perciò quella di obbligare le compagnie petrolifere ad istallare in una parte almeno delle loro stazioni di servizio erogatori di metano e metanolo. Così come bisognerebbe rendere obbligatorio l'uso del metano nei servizi di trasporto su strada pubblici e privati specie nelle grandi città.
Questa serie di provvedimenti renderebbero più facile il secondo passo cioè il passaggio dal motore a scoppio al motore a idrogeno prodotto nello stesso veicolo a partire dal metano e dal metanolo. Indispensabile passaggio per arrivare alla terza fase che è quella dell'idrogeno prodotto direttamente dall'energia elettrica originata da installazioni solari in particolare fotovoltaiche (oltre che eoliche, idroelettriche, etc.). Il movimento Social Forum allo scopo di estendere l'uso delle fonti energetiche alternative dovrebbe includere, tra l'altro, assieme agli altri obiettivi, l'installazione di impianti a energia rinnovabile in tutti i programmi di "bilancio partecipativo".
5. Risulta evidente che il rendimento di un pannello fotovoltaico, a parità di superficie, dipende dal luogo dove questo viene installato. Aumenta nelle zone dove nell'arco della giornata e dell'anno i periodi di insolazione sono di più lunga durata e di maggiore intensità. Il Mediterraneo sia nella fascia nord europea sia soprattutto nella riva sud africana rappresenta un ambiente ideale per la produzione fotovoltaica che richiede anche la disponibilità di larghe superfici non antropizzate e desertiche. E finora purtroppo le zone desertiche hanno caratterizzato e limitato lo sviluppo delle società della sponda africana del Mediterraneo. Sono proprio queste zone dove è pensabile che possano essere installati grandi complessi non solo per la produzione dell'idrogeno ma anche per la produzione degli elementi di base, le lastre di silicio, necessarie per la costruzione dei pannelli fotovoltaici.
Per la produzione di idrogeno a partire dal fotovoltaico il Mediterraneo ha le stesse condizioni ambientali favorevoli esistenti ad esempio nella Rhur per il carbone e l'acciaio dell'800 o nel Texas per il petrolio nel '900.
6. Un simile progetto non può essere realizzato però da una singola comunità statuale europea o africana. E' possibile immaginare perciò la costituzione di una "comunità di tutti gli stati dell'Europa e del Mediterraneo per le energie rinnovabili", CEMER, che abbia come scopo lo studio, la sperimentazione e il sostegno anche economico e finanziario a tutte le iniziative rivolte a realizzare lo sviluppo di piccoli e grandi impianti. Ad esempio per la produzione di milioni di metri quadrati di pannelli fotovoltaici a base di silicio destinati a ricoprire i tetti delle abitazioni o ampi spazi improduttivi delle varie aree del Mediterraneo per produrre l'idrogeno necessario a sviluppare il mutamento epocale di cui abbiamo parlato.
Il processo costitutivo della UE partì da un'esperienza che guardava al passato, la costituzione della CECA, Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, in cui confluivano sotto un'unica disciplina corporativa due gruppi siderurgici fondamentali che avevano costituito la base delle politiche belliche della Francia e della Germania nella seconda metà dell'800 fino alla prima e la seconda guerra mondiale.
Sarebbe importante che il processo per costituire una nuova comunità dei popoli di tutta l'Europa e dei paesi del Mediterraneo inizi da un'organizzazione che abbia la finalità di sostituire un sistema energetico basato sul petrolio, (e sul carbone) fonte di guerre e di fondamentalismi, con un sistema di energie alternative basate sul solare capace di assicurare anche uno sviluppo economico alle regioni più sfavorite del sud mediterraneo.

In continuazione all'iniziativa su EUROPA E MEDITERRANEO promossa dal CEPES con altre associazioni ambientaliste e del lavoro che fanno parte del Social Forum della Sicilia si vuole promuovere un incontro di approfondimento e di proposta entro il prossimo maggio a Palermo con la partecipazione, in modo anche più ampio di come è avvenuto il 4 e 5 novembre 2002, di esponenti dell'area del Mediterraneo e di tutta l'Europa come momento di preparazione di un incontro più globale promosso dal Social Forum del Mediterraneo nell'autunno che affronti sul piano generale, economico, sociale e culturale ed anche religioso il problema della convivenza della solidarietà, della pace e dello sviluppo di tutti i popoli del Mediterraneo.