EUROPA INTUBATA
La notizia della prossima nomina dell’ex cancelliere Schoereder ad una alta funzione di dirigenza nella società russo-tedesca (51% GAZPROM) che dovrà costruire un gigantesco metanodotto che dalla costa russa, attraverso il Baltico, porterà un flusso enorme di metano verso la Germania settentrionale e da lì verso tutta l’Europa fino alla stessa Inghilterra, ha suscitato un coro di proteste a sfondo moralistico. Schoereder, infatti, come capo del governo tedesco è stato uno dei sostenitori principali di questa iniziativa e appare, a pochi mesi dalle elezioni e dalla nomina del nuovo governo tedesco, come un beneficiario del presidente russo Putin.
Il fatto è certamente insolito e si presta certo ad amare considerazioni. A sua, si fa per dire, difesa il fatto è stato paragonato alla condanna ricevuta da Helmut Khol per distrazioni di fondi neri mentre era ancora presidente del consiglio e ancora meglio al conflitto di interessi permanente di Berlusconi, che ha tra l’altro anche visto locupletare di recente, ad iniziativa dello stesso Putin, un suo vecchio amico e socio di affari per una fornitura di metano russo.
Schoereder e i suoi difensori possono dire che il suo comportamento è nettamente differente da quello degli altri due perchè egli non è più Presidente ed è quindi formalmente un privato cittadino. Ma se guardiamo al governo degli Stati Uniti, da Condoleza Rice a Roosevelt fortemente provenienti da funzioni di direzione di colossi molto discussi come la Chevron o Halburton dove sicuramente ritorneranno appena finito il loro mandato governativo ed allo stesso Bush figlio di petroliere e di direttore della CIA, possiamo dire: questo è il capitalismo neoliberista all’epoca della globalizzazione, fratello!
Ma molte delle critiche che sono portate oggi a Schoereder a cominciare da quella di Gluchsmann sul Corriere della Sera di martedì in realtà, a guardare bene, sono critiche allo stesso accordo russo-tedesco per la costruzione del metanodotto. Ho ricordato altre volte, e il mezzo successo della conferenza sull’ambiente di Montreal con l’isolamento degli USA e la calorosa accoglienza a Bill Clinton firmatario degli accordi di Kyoto sconfessati da Bush lo conferma, che siamo in una fase finale del modello energetico dominante negli ultimi 200 anni e alla disperata ricerca di una transizione verso un modello energetico basato come prima della rivoluzione industriale sulle fonti energetiche rinnovabili (il sole, il vento, l’acqua le biomasse necessarie per la vita degli uomini e degli animali da lavoro).
In questa fase, caratterizzata anche dall’esaurimento dei giacimenti petroliferi lontani dal Medio Oriente, il metano, per la sua maggiore disponibilità ed anche per sue caratteristiche meno inquinanti, rappresenta, pur essendo finora di origine fossile (ma nell’estremo oriente nell’economia della risaia il biogas prodotto dalle concimaie è stato usato per millenni per cuocere il riso e scaldare l’acqua del thé) un’alternativa sempre più estesa all’uso del petrolio e dei suoi derivati.
E ciò non solo perché meno inquinante del petrolio e del carbon fossile, soprattutto per quanto riguarda il particolato che è all’origine dello smog e i composti dello zolfo all’origine delle piogge acide, ma anche perché i giacimenti più importanti a cui l’Europa può attingere si trovano nel Mare del Nord (Olanda e Norvegia) nel nord Africa (Algeria e Libia) e soprattutto in Russia che in materia di riserve ha lo stesso peso che l’Arabia Saudita e il Medio Oriente hanno per quanto riguarda il petrolio. Già venti anni fa, nel pieno della crisi petrolifera scatenata dalla guerra del kippur, il presidente Reagan aveva fieramente osteggiato sia l’entrata in funzione del primo gasdotto promosso dall’ENI di Mattei sia, soprattutto, la costruzione e poi l’entrata in funzione del gasdotto che dall’URSS portava in Europa il gas sovietico, arrivando sino a proclamare l’embargo nei confronti delle imprese impegnate nella costruzione anche solo attraverso la fornitura di macchine e materiali e suscitando persino le resistenze della signora Tatcher e di Khol, oltre che naturalmente del movimento ambientalista di sinistra. Quest’ultimo salutava l’entrata in funzione di questi due gasdotti, sia dal punto di vista del Mezzogiorno d’Italia, che finalmente poteva accedere al metano, sia dal punto di vista generale, come l’alternativa all’opzione nucleare che veniva portata avanti dall’ENEL con l’appoggio della CGIL di Lama e della maggioranza della direzione del PCI.