IL MODELLO TEDESCO

La clamorosa e irreparabile sconfitta del maggioritario nel referendum del 21 maggio riporta in discussione il modello tedesco di legge elettorale proporzionale.
La legge elettorale tedesca però non è un fatto tecnico ma fa parte di una visione e organizzazione dello Stato sociale quale è stato costruito in Germania, prima nel corso della Repubblica di Weimar e poi, a partire dalla fine della II guerra Mondiale nella Repubblica federale di Bonn.
La radice ideologica e programmatica di questo stato sociale è, a mio avviso, da ricercare nella parte finale del Programma di Erfurt approvato dal Congresso del Partito Socialdemocratico tedesco nel 1891, 110 anni fa.
Rileggiamolo assieme.
1. "Suffragio universale, uguale e diretto, con votazione segreta per tutti i cittadini di età superiore ai vent'anni senza distinzione di sesso, per ogni votazione o elezione.
Introduzione del sistema proporzionale e, fino ad allora, una nuova distribuzione legale delle circoscrizioni elettorali dopo ogni censimento. Legislature biennali. Le votazioni ed elezioni dovranno svolgersi in un giorno festivo. Indennizzo per i rappresentanti eletti. Abolizione di ogni restrizione dei diritti politici, salvo che in caso di interdizione.
2. Legislazione popolare diretta attraverso l'esercizio del diritto di proporzione e di riprovazione. Autodeterminazione e autoamministrazione popolare nell'ambito del Reich, dello Stato, della provincia e del comune. Elezione popolare delle autorità che devono rispondere giuridicamente e penalmente del proprio operato. Approvazione annuale delle imposte.
3. Servizio militare generale. Sostituzione dell'esercito permanente con un esercito popolare. Le decisioni sulla guerra e la pace spettano alla rappresentanza popolare. Conciliazione di tutte le controversie internazionali per via arbitrale.
4. Abolizione di tutte le leggi volte a limitare o sopprimere la libera espressione delle idee e il diritto di riunione e associazione.
5. Abolizione di tutte le leggi che nel diritto pubblico e privato svantaggiano la donna nei confronti dell'uomo.
6. Proclamazione della religione a fatto privato. Eliminazione dell'impiego del denaro pubblico per fini di ordine ecclesiastico e religioso. Le comunità ecclesiastiche e religiose vanno considerate alla stregua di associazioni private che regolano le proprie questioni interne in modo assolutamente autonomo.
7. Laicità della scuola. Frequenza obbligatorie delle scuole elementari pubbliche. Gratuità dell'insegnamento, del materiale didattico e dell'assistenza nelle scuole elementari pubbliche e negli istituti d'istruzione superiore per quegli scolari quelle scolare le cui capacità siano state riconosciute idonee a una prosecuzione degli studi.
8. Gratuità dell'amministrazione della giustizia e dell'assistenza legale. Giurisdizione ad opera dei giudici eletti dal popolo. Possibilità di appello nelle cause penali. Indennizzo per coloro che sono stati accusati, arrestati e condannati ingiustamente. Abrogazione della pena di morte.
9. Cure mediche gratuite, comprendenti anche l'assistenza al parto e i medicinali. Sepoltura gratuita dei morti.
10. Imposte progressive sul reddito e sul patrimonio. Il reddito di queste imposte serve per finanziare tutte le spese pubbliche, fin dove ciò è possibile. Obbligo della dichiarazione dei redditi. Imposta di successione, progressiva secondo il valore dell'eredità e il grado di parentela. Abrogazione di tutte le imposte indirette, dazi e altre misure di politica economica che sacrificano gli interessi della collettività agli interessi di una minoranza privilegiata.

A difesa della classe operaia, il Partito socialdemocratico chiede innanzitutto:

1. Un'efficace legislazione nazionale e internazionale sulla tutela del lavoro, fondata sui seguenti principi.
a) definizione di una giornata lavorativa normale di non più di otto ore;
b) divieto del lavoro retribuito per i fanciulli al di sotto dei quattordici anni;
c) divieto del lavoro notturno, tranne che per quei settori dell'industria che per la loro natura richiedono il lavoro notturno per motivi tecnici o di interesse pubblico;
d) una pausa settimanale ininterrotta della durata di almeno 36 ore per ogni singolo lavoratore;
e) divieto del pagamento del salario in natura.
2. Sorveglianza su tutte le imprese industriali. Accertamento e regolamentazione delle condizioni di lavoro nelle città e nelle campagne attraverso un ufficio del lavoro dello Stato, uffici del lavoro distrettuali e camere del lavoro. Una efficace igiene del lavoro.
3. Parificazione giuridica dei lavoratori agricoli e del personale di servizio con gli operai industriali; eliminazione dei regolamenti sui domestici.
4. Assicurazione del diritto di coalizione.
5. Assunzione di tutte le assicurazioni operaie da parte dello Stato e partecipazione determinante degli operai all'amministrazione"

La realizzazione di questo programma è avvenuta in Germania e in Europa attraverso lotte sociali e politiche svoltesi nel corso di un secolo che ha visto due guerre mondiali, la rivoluzione russa, che non poco agevolò, con l'esempio e con il timore, nella parte dell'Europa capitalistica la conquista dei diritti sociali di cittadinanza, e costituisce ancora oggi la base su cui si fonda "la civilisation matérielle" che distingue la Germania e l'Europa occidentale non solo dai paesi ex coloniali che si sono liberati, attraverso rivoluzioni nazionali ispirate in gran parte ai principi e all'influenza del leninismo e dell'URSS, ma anche rispetto al modello americano che si vorrebbe introdurre con violenza nell'attuale situazione anche in Europa dove al posto dello stato liberale è stato costruito lo stato sociale. Stato sociale che in Germania ha resistito anche ai cambi di maggioranza tra democristiani e socialdemocratici assumendo, in pratica, il carattere di vera e propria Costituzione materiale. In Italia la prima parte della Costituzione repubblicana è ispirata ai medesimi principi e la sua realizzazione, sia pure nelle condizioni particolari in cui si è svolta la lotta politica in Italia, è avvenuta attraverso una forte e articolata presenza della sinistra e delle organizzazioni dei lavoratori che hanno dall'opposizione contribuito in modo determinante alla costruzione dello stato sociale. Difendendo nello stesso tempo il carattere proporzionalista del suffragio universale (7 giugno 1953) e l'esercizio dei diritti di organizzazione e di sciopero.
Ciò posto è possibile leggere nel voto del 21 maggio, che contiene anche la sconfitta clamorosa del referendum sui licenziamenti, appoggiato dalla Confindustria e dalla destra, un momento vittorioso della resistenza popolare in Italia contro i fautori del neoliberismo di matrice americana?
E' possibile partire da questo risultato per ricostituire su alcuni punti fondamentali, a partire dalla legge elettorale, dalla difesa e lo sviluppo dei diritti sociali di cittadinanza, dall'aumento dei diritti dei lavoratori all'interno del sistema produttivo (licenziamenti, orario di lavoro, formazione, etc.) dalla difesa del carattere progressivo dell'imposta a fini di perequazione sociale e di finanziamento dei diritti sociali di cittadinanza, la ricerca comune di una piattaforma che naturalmente tenga conto della nuova situazione, a cominciare dalla questione dell'ambiente, e che impegni tutta la sinistra, che fra poco potrebbe trovarsi tutta all'opposizione volente o nolente, in un'azione per evitare al paese, non solo un governo di destra, ma anche il pericolo di una destra che raggiunga, "di riffe o di raffe", la maggioranza richiesta per stravolgere tutta la Costituzione repubblicana.

Nicola Cipolla