Kyoto e la Sicilia:
Il “si” di Mosca pur limitati agli accordi di Kyoto rende operativo finalmente dopo sette anni il trattato per la limitazione delle emissioni di gas di serra che stanno determinando un mutamento climatico in tutto il globo. Questo “si” rappresenta una svolta non solo nella politica energetica ma anche nello scenario politico complessivo a livello mondiale.
Riconosce intanto la validità di un trattato internazionale in materia ambientale. Isola ancora di più gli Stati Uniti di Bush che rinnegò subito, appena arrivato alla casa Bianca, l’accordo firmato da Clinton in nome degli interessi delle grandi multinazionali del petrolio, che sono gli stessi che hanno poi ispirato e sostenuto l’invasione dell’Iraq e la politica di aggressione e la politica militare nel medio oriente e dintorni dove è concentrato il 65% del petrolio mondiale. In terzo luogo è una vittoria dell’Europa che a partire dalle esperienze dei movimenti ambientalisti, si è schierata fin dal primo momento d prima per la trattativa, poi per gli accordi, e poi per la ratifica di questi. Con questo “si”, si rafforza ancora di più il ruolo dell’Europa.
Questi argomenti sono stati ampiamente affrontati dalla stampa nazionale, dobbiamo domandarci che cosa significa l’entrata in vigore degli accordi di Kyoto per la Sicilia.
La Sicilia ad oggi è largamente inadempiente per quanto riguarda l’obbligo di elaborare ed approvare un piano energetico-ambientale regionale, previsto da leggi nazionali che si muovevano nell’ambito delle direttive dell’Unione Europea. Sappiamo che i valorosi tecnici che sono stati incaricati di preparare una base su cui aprire il dibattito, hanno presentato già da mesi al governo Cuffaro i loro elaborati, ma questi non è stati ancora inviati e sottoposti alle organizzazioni ambientaliste, alle sindacali, imprenditoriali, che certamente sono le più interessate a esprimere prima che inizi l’iter legislativo un parere su questo argomento.
Il governo Berlusconi si è andato allineando nella sua politica ambientale come in altri settori, agli orientamenti dell’amministrazione Bush ed enfatizza con le dichiarazioni dei suoi esponenti, anche a livello tecnico i pericoli che l’attuazione dei limiti imposti dagli accordi di Kyoto può rappresentare per l’economia.
Invece, come è stato affermato in diversi convegni promossi dal CEPES e da forze ambientaliste sul “Sole del Mediterraneo”, l’attuazione degli accordi di Kyoto possono rappresentare per la nostra isola anche una grande occasione di sviluppo economico e di aumento dell’occupazione.
La Sicilia infatti per la sua posizione geografica assieme con tutte le altre regioni del mediterraneo, ha una condizione privilegiata dal punto di vista dell’energia solare, che è l’energia del futuro, ed anche per i collegamenti attuali con i giacimenti di metano dell’Africa settentrionale, Algeria prima, e ora Libia, la possibilità di accedere a una delle meno inquinanti fonti energetiche, capace di determinare effetti previsti dagli accordi di Kyoto.
Anche l’ambiente sociale siciliano sta reagendo positivamente.
Per quanto riguarda il solare, decine e decine di comuni hanno già inviato da tempo al governo regionale, la richiesta di finanziamenti per pannelli solari e altri impianti di energia rinnovabile, da collocare sugli edifici pubblici, in particolare scuole ed impianti sociali che potrebbero avere un grande effetto educativo. Un bilancio delle realizzazioni non è stato mai portato all’opinione pubblica. Per quanto riguarda l’eolico che utilizza una legislazione derivante dalle direttive comunitarie c’è stata prontezza nella richiesta di installazione che rappresenta oggi dal punto di vista economico quella più facilmente realizzabile con beneficio per l’occupazione ed anche per le finanze dei comuni interessati. Sono stati finora approvati dall’assessorato all’ambiente impianti per oltre 1500 Mega Watt, che rappresentano quasi il 30% della potenza installata in atto in Sicilia nelle centrali elettriche a olio combustibile e altre fonti non rinnovabili.
La Sicilia possiede un grande patrimonio di dighe capaci di contenere oltre un miliardo di metri cubi di acqua. Queste dighe sono state costruite sulla base di programmi derivanti dall’azione dell’ente siciliano di elettricità e l’ente di irrigazione costituiti con legge del 1947 e realizzati in tempi che diventavano sempre più lunghi man mano che diminuiva la pressione di un grande movimento delle campagne. Queste dighe però non sono utilizzate e la Sicilia come sappiamo è assetata nelle città e gli agricoltori pagano caramente la poca acqua che loro arriva. Nell’anno 2004, anno record, sono stati raccolti solo 476 milioni di metri cubi però ai primi di Settembre agli inizi delle piogge, erano ancora giacenti 330 milioni di metri cubi, il che significa che quest’acqua è praticamente sprecata, così come sprecate sono le migliaia di miliardi impiegati per costruire queste dighe. Da queste dighe può venire non solo l’acqua per soddisfare tutti i bisogni della campagna e della città, ma anche con opportuni investimenti una enorme quantità di energia elettrica attraverso microimpianti che utilizzino i movimenti delle acque verso la pianura secondo tecnologie che vanno sempre più diffondendosi nel resto dell’Europa e dell’Italia. Ma il colmo dello spreco in Sicilia è costituito dal sistema idroelettrico dell’Ancipa fiore all’occhiello dell’ESE e che l’Enel si è rifiutata di utilizzare. la FLAI, il sindacato dei braccianti, ha più volte sottolineato l’esigenza, anche per la protezione di questi invasi, di sviluppare le superfici rimboschite anche per ottenere quelle biomasse che costituiscono una delle fonti energetiche rinnovabili e alternative. Nel convegno “Il Sole del Mediterraneo” del 4/11 scorso, fu avanzata la proposta di 200000 nuovi ettari di bosco oltre alla difesa di quelli esistenti. Per gli accordi di Kyoto le superfici boscate rappresentano uno degli elementi da valutare ai fini dell’emissione dei certificati verdi che sono alla base di tutti gli adempimenti del trattato. Infine come abbiamo detto prima, la Sicilia è attraversata da i metanodotti che arrivano dall’Algeria ormai da decenni e ora dalla Libia, e che porta un’energia preziosa che va ad alimentare altre economie. Il governo Cuffaro, aveva proposto di imporre una tassa, un “pizzo” per dirla alla “siciliana”, su questo passaggio di Metano in Sicilia, che fu naturalmente rigettata dal governo centrale. Il problema è di utilizzare in Sicilia una parte almeno di questo metano che costituisce tra tutte le fonti energetiche non rinnovabili quella meno inquinante: pianificando la trasformazione a metano di tutti i mezzi di trasporto pubblico che operano in Sicilia, imponendo poi alle società petrolifere di distribuire anche il metano in almeno una parte delle stazioni di servizio. Promuovendo infine una distribuzione nel territorio di centrali a Metano piccole a ciclo combinato in zone in cui può essere utilizzato la cogenerazione insieme all’energia elettrica di calore che costituisce una perdita ambientale nelle altre centrali e che invece può essere utilizzato per fini sanitari e anche produttivi. Durante lo sciopero alla FIAT di Termini Imprese, proprio la FIOM diretta allora dall’indimenticabile Claudio Sabattini propose la esigenza di modificare il sistema di produzione dell’automobile. Il passaggio dalla benzina e dal gasolio al metano può essere una di queste occasioni. Nell’industria elettronica viene richiesto dai sindacati lo sviluppo della produzione di pannelli al silicio per il solare fotovoltaico. Il piano energetico ambientale siciliano può fornire l’occasione alle forze politiche sociali e i movimenti di fare uscire la regione siciliana dal provincialismo e dal tran tran delle leggi e leggine che considerano soltanto i problemi del precariato e gli abusivi. Le forze politiche alternative che stanno preparando una campagna contro la legge elettorale fatta per perpetuare una arretratezza provinciale nella rappresentanza politica. Occorre chiedere per i referendum per una giusta legge proporzionale che permetta di votare non per clientele ma per programmi. Le grandi linee di un piano energetico ambientale siciliano possono costituire la ricerca di un piano energetico ambientale siciliano collegato con i grandi movimenti e le realizzazioni dell’Europa possono utilmente fornire uno dei punti di rilievo di questa battaglia riformatrice.
Nicola Cipolla