LA NUOVA FEUDALITA'
Scorrendo l'elenco dei beni confiscati
a Vincenzo piazza, imprenditore in carcere per associazione mafiosa, non si
può fare a meno di ricordare la penetrante definizione coniata da Rocco
Chinnici, Procuratore Capo di Palermo, saltato in aria con la sua scorta 14
anni fa ad opera della stessa banda di assassini che avrebbero poi, alcuni anni
dopo, colpito Falcone e Borsellino.
Nuova feudalità, per Chinnici, serviva a definire l'inurbarsi del fenomeno
mafioso dopo che le grandi lotte contadine del '40 e del '50 avevano da un lato
distrutto il latifondo, e con esso le basi dell'antico sfruttamento parassitario
mafioso e dall'altro determinato con la cosiddetta politica di sviluppo del
meridionalismo democristiano l'afflusso di migliaia di miliardi tramite la Regione,
la Cassa per il Mezzogiorno e poi la stessa CEE , lo sviluppo urbanistico tumultuoso
e senza regole, gli appalti truccati a cui poi si venivano ad aggiungere il
riciclaggio del denaro sporco derivante dai traffici di armi e di droga.
Dove andavano a finire questi enormi profitti realizzati dal complesso dell'economia
criminale e della criminalità economica e politica?
Il patrimonio finora confiscato all'ex muratore (ma il grosso sembra debba ancora
venire perché occultato dietro i paraventi dei paradisi fiscali internazionali)
viene valutato da 1.000 a 2.000 miliardi (più del gettito previsto dal
contributo di solidarietà sulle pensioni di anzianità che stava
facendo saltare pochi mesi fa il Governo Prodi). Esso è costituito in
prevalenza da terreni agricoli (1.200 ettari dalla Sicilia alla Toscana) da
immobili urbani e da azioni di una delle tante banche siciliane sorte all'ombra
della Regione. L'investimento dei profitti dell'economia criminale in terreni
agricoli è tipico di una mentalità arretrata e precapitalistica.
Gratta l'"imprenditore" mafioso o para mafioso e trovi lo spirito
della "roba" di Mastro don Gesualdo o di don Calogero Sedara. Ma una
nuova forma di rendita parassitaria mafiosa proviene da palazzi costruiti non
per essere venduti a privati ma per essere affittati ad Enti pubblici: il Comune,
la Provincia, la Regione e praticamente tutti i principali Ministeri dello Stato
sono inquilini di "imprenditori" come Piazza. Più volte la
Commissione Parlamentare d'Inchiesta sul fenomeno mafioso in Sicilia, a partire
dalla prima del 1963-68, ebbero a denunziare questo fenomeno che non solo da
allora non è cessato ma si è allargato e stabilizzato. I finanziamenti
dei vari programmi nazionali e comunitari per la costruzione di scuole ed altri
edifici pubblici destinati alla Sicilia sono rimasti inutilizzati. Le aree previste
dai Piani Regolatori per la costruzione di questi edifici, mai costruiti, sono
stati in gran parte restituiti alla speculazione privata.
Nel momento del bisogno e dell'urgenza
di fronte a questi ritardi quasi miracolosamente il costruttore mafioso che
aveva ricevuto licenza di costruzione, finanziamenti delle banche, si presentava
come l'unica possibilità di fornire all'Ente pubblico le aule scolastiche,
gli uffici, gli ambulatori e persino i locali per uffici giudiziari e per le
sedi decentrate degli organi di Pubblica sicurezza e Guardia di Finanza . Un
balletto di Sindaci, Assessori, Amministratori Regionali, Funzionari, Sottosegretari,
Deputati delle maggioranze governative che ha permesso a questi "imprenditori"
di costruire spesso dopo che si erano già accaparrati favolosi contratti
di lunga durata.
La Provincia di Palermo solo per istituti scolastici paga 27 miliardi di affitto;
il Comune di Palermo, prima dell'ultima amministrazione Orlando, pagava ??????????
che ora si sono ridotti ; la Regione Siciliana ha nel suo bilancio ?????????????
per affitti. Non è difficile pensare, visto che il fenomeno è
esteso in tutta l'Isola, che circa ??????? ogni anno iscritti nei vari bilanci
pubblici come un'enorme "tributo angarico a carico di tutti i cittadini
ed a favore della "nuova feudalità".
La più immediata conseguenza della confisca nel momento in cui la sentenza
sarà definitiva, visto che gli avvocati del Piazza hanno proposto appello,
sarà che il deficit del Comune, della Provincia, e dello Stato sarà
ridotto di decine e decine di miliardi l'anno. Una riduzione strutturale del
deficit come auspicato dagli ineffabili Commissari che vigilano da Bruxelles
sui conti dello Stato italiano.
La terza significativa è poi il sequestro della quota del 25% della Banca
????????. Anche qui significativamente l'"imprenditore" Piazza si
incontra con un caratteristico aspetto determinato dallo sviluppo dell'economia
criminale che è costituito dal proliferare nell'Isola di istituzioni
bancarie, di società finanziarie, di studi professionali tutti adibiti
ad ottenere il finanziamento delle attività dell'economia criminale,
l'investimento dei suoi profitti, l'occultamento ai fini fiscali, (certo è
scandaloso che il proprietario di un patrimonio di oltre 1.000 miliardi denunzi
1.800.000 lire l'anno ma io credo che la cosa più scandalosa è
che un ex muratore semianalfabeta imputato di associazione mafiosa sia diventato
in pochi anni proprietario di questo sterminato patrimonio)dei proventi di questi
investimenti.
Da questo mondo di banchieri fasulli, di finanzieri rampanti, di consulenti
più o meno illustri sono emerse figure che ricoprono ruoli anche in politica
come nel caso di Marcello Dell'Utri, Salvatore Provenzano, Mandalari, etc. che
dopo avere avuto rapporti professionali con tipiche figure dell'economia criminale
si sono lanciati in avventure politiche .
Ciò posto facciamo alcune considerazioni.
La prima è che questo sequestro è stato reso possibile dall'esistenza
della legge La Torre, dall'azione della magistratura inquirente e giudicante
che con coraggio e tenacia ha per decenni (nel 1985 il patrimonio del signor
Piazza, già sequestrato inizialmente era stato dalla Corte d'Appello
di Palermo restituito con una motivazione che può fare testo per quanto
riguarda l'orientamento culturale e morale di una magistratura che aveva come
suoi punti di riferimento uomini come Carnevale e Mancuso) utilizzato tutti
gli strumenti a sua disposizione a cominciare dai pentiti per riaprire il procedimento.
La seconda considerazione parte dall'evidente constatazione che il caso Piazza
non è isolato, non è concluso per quanto riguarda l'accertamento
degli investimenti mobiliari, e rappresenta soltanto un esempio di una realtà
ben più vasta e complessa. L'Italia è il paese dell'Europa occidentale
che ha ad un tempo una bassa spesa procapite sul PIL per quanto riguarda la
spesa sociale e il più alto deficit del bilancio
dello Stato in rapporto al PIL.
Anche la Banca d'Italia nella sua relazione annuale ha doverosamente rilevato
questa anomalia che indica con chiarezza che le cause del deficit del bilancio
dello Stato sono da ricercare non tanto nella spesa sociale quanto nella politica
di favoreggiamento dell'economia criminale e della criminalità economica
(cioè di mafiopoli e Tangentopoli per dirla in termini corretti) che
per 50 anni ha caratterizzato la vita dello Stato e degli Enti Locali dominati
da un blocco di potere politico clientelare più o meno mafioso dalle
Alpi a Capo Passero.
La terza considerazione che quindi è da farsi è che con opportune
misure legislative e opportune azioni dei poteri dello Stato è possibile
individuare e perseguire il recupero di patrimoni che hanno pesato e pesano
tuttora sul deficit dello Stato. Perché questo possa verificarsi è
necessario che siano opportunamente modificate le leggi attualmente in vigore.
Ad esempio il sequestro di beni più ampio finora realizzato fu quello
a carico dell'ex esattore Nino Salvo dell'ordine di migliaia di miliardi. A
semplice presentazione del certificato di morte avvenuta in Svizzera (paese
al di sotto di ogni sospetto come fu definita da ???????), gli eredi hanno ottenuto
il dissequestro sulla base della norma che attribuisce alle misure economiche
un carattere accessorio alla pena detentiva. E poiché la morte esaurisce
l'azione penale anche la pena accessoria va cancellata.
L'altra innovazione necessaria riguarda il risarcimento a favore dell'Ente pubblico
locale o nazionale del danno subito per effetto dell'azione delittuosa compiuta
nell'esercizio dell'economia criminale o nella manifestazione di criminalità
economica grave. Il sequestro e la confisca dei beni prevista dalla legge La
Torre si limitano infatti solo ai beni provenienti dall'attività criminosa,
non prevedono esplicitamente anche se sentenze importanti di Corte d'Assise
lo hanno riconosciuto, il diritto dell'Ente pubblico a costituirsi parte civile
ed a ottenere il risarcimento del danno sul patrimonio e sul reddito del condannato.
C'è da domandarsi infine se è l'occasione delle norme presentate
dal Governo dopo lo scandalo della riassunzione in servizio di funzionari condannati
per peculato e concussione se non sia da prevedere in forme semplici e radicali
per certi reati particolarmente gravi contro la società non solo l'interdizione
dai pubblici uffici ma anche l'interdizione a detenere un qualsiasi patrimonio
visto che la formazione di inaudite ricchezze è alla base dell'agire
delittuoso.
L'attuale fase di stanca della vigilanza dell'opinione pubblica e delle forze
politiche nei confronti della lotta alla mafia è forse dovuta alla fallace
convinzione che la congiunturale rimozione degli aspetti più clamorosi
ed inquietanti del fenomeno mafioso (la fine degli omicidi eccellenti e delle
stragi e l'arresto di alcuni capo rioni di Cosa Nostra, il dilagare del pentitismo)
possano aver risolto il problema dell'economia criminale e della criminalità
economica.
Finchè restano in piedi i patrimoni costituiti dai mafiosi in tanti anni
di attività criminale (i beni finora sequestrati a Riina sono una frazione
modesta di quelli sequestrati a Piazza che certo non era più capace del
capo di Cosa Nostra di trarre profitto dall'attività criminosa), finchè,
sia pure dalla cella di un ergastolo, questi patrimoni continueranno ad essere
gestiti dagli stessi mafiosi, finchè l'esempio dell'arricchimento di
costoro spingerà nuovi soggetti a cimentarsi delle attività dell'economia
criminale non potranno considerarsi estirpate le radici della mafia.
La legge La Torre è un decennio dopo l'inizio della sua applicazione
furono determinate da grandi ondate popolari che spinsero le forze politiche
e i poteri pubblici GRANDI ONDATE