LA REPUBBLICA DELLE CITTA' ALLA PROVA
Entro l'anno decine
di milioni di cittadini italiani saranno chiamati a rinnovare i Sindaci ed i
Consigli che 4 anni fa furono eletti per la prima volta in base a nuove leggi
(elezione diretta del Sindaco e premio di maggioranza per il Consiglio). Quelle
elezioni si svolsero sotto l'influenza diretta e devastante di processi di mafia
e di tangenti che, stimolati dall'opinione pubblica e da movimenti di massa
della società civile, misero sotto accusa, distruggendoli, uomini e i
partiti che avevano dominato negli ultimi 20 anni.
Si verificarono allora, specie nel sud ed in Sicilia, spostamenti a sinistra
in Comuni e città come mai si erano verificati in passato. Su questi
Sindaci e su questi Consigli sono chiamati a dare un giudizio gli elettori.
Questi amministratori non hanno avuto vita facile dappertutto e tanto meno in
Sicilia e nel Mezzogiorno nel loro tentativo di risanare e rinnovare una situazione
fallimentare e compromessa derivante da 50 anni di malgoverno.
In Sicilia sono stati oggetto di pesanti intimidazioni mafiose che ancora continuano
ed anzi si intensificano con l'avvicinarsi delle elezioni, man mano che le cosche
si ricostituivano, riemergendo dal vecchio tessuto economico e sociale e cercavano
e sostanzialmente trovavano nuovi referenti politici nella destra come mostrano
sia le vicende giudiziarie antiche e recenti di personalità come Musotto,
Provenzano, Dell'Utri e Scalone sia il "gradimento" che dagli ambienti
di mafia hanno ricevuto e ricevono le iniziative pseudogarantiste di personaggi
come Sgarbi, la Parenti, la Maiolo, Mancuso, etc.
L'opera degli amministratori democratici è poi stata ostacolata, ritardata
e persino sabotata sia dalle strutture burocratiche ereditate dal passato sia
da istituzioni di controllo imbottite di personaggi legati al vecchio regime
e subito orientatisi verso le formazioni di destra. Inoltre in questi 4 anni,
da una Finanziaria all'altra sono stati ridotti gli stanziamenti nazionali e
regionali, mentre veniva a cadere giustamente quell'intervento straordinario
che pure aveva dato qualche lavoro anche se avvelenato dalla corruzione e dal
clientelismo. Infine la riforma istituzionale ha contribuito a creare difficoltà
nei rapporti tra il Sindaco e i Consigli Comunali trovandosi gli uni e gli altri
a dovere combattere contro i residui di vecchie mentalità consociative
presenti in molti Consiglieri e le spinte decisioniste che la nuova legge sull'elezione
diretta del Sindaco favorisce. E' stata perciò frenata, anche per questa
via, la speditezza dell'azione amministrativa anche in settori decisivi ed importanti,
ad esempio i Piani Regolatori.
Giustamente Bassolino nel suo ultimo libro-intervista "La Repubblica delle
città" auspica una modifica della legislazione sul ruolo dei Consigli
Comunali per riuscire a creare un nuovo equilibrio tra questi, i Sindaci e le
Giunte. Questo problema assume caratteristiche più gravi in Sicilia dove
la legge dissocia del tutto l'elezione del Sindaco da quella del Consiglio (il
premio di maggioranza può essere aggiudicato a forze politiche diverse
da quelle che si sono impegnate per le elezioni del primo cittadino). Anche
a questo motivo è da attribuire il carattere svogliato e rissoso che
ha caratterizzato la vita di molti Consigli Comunali a cominciare da quello
di Palermo con continui passaggi di Consiglieri da una formazione politica all'altra.
Malgrado ciò non c'è dubbio che le amministrazioni elette 4 anni
fa con Giunte di sinistra hanno dato nella stragrande maggioranza dei casi grandi
segnali di rinnovamento ed ottenuto risultati positivi. Da questi segnali e
da questi risultati bisogna partire per avviare una riflessione costruttiva
tra tutte le forze di sinistra e democratiche sia a livello di formazioni politiche
di partito sia a livello di movimenti organizzati, associazioni, centri culturali
che specie a Palermo hanno dato un grande contributo alla grande ondata popolare
antimafia e di rinnovamento che determinò i successi di 4 anni fa, per
affrontare senza pregiudiziali e velleitarismi una campagna elettorale che si
presenta molto difficile in Sicilia ed a Palermo.
I risultati delle elezioni politiche del '94 e del '96 in Sicilia segnalano
un rafforzamento ed una prevalenza della destra. Nel 1994, il voto siciliano
è stato determinante per la costituzione del governo Berlusconi e nel
1996 è stato eletto un governo di destra alla Regione Siciliana. Questi
voti hanno dimostrato una rinnovata presenza (e ciò costituisce la differenza
quantitativa e qualitativa del voto di destra in Sicilia rispetto al resto d'Italia)
della mafia.
Dopo i colpi subiti la mafia ha tentato e tenta una "normalizzazione"
della sua funzione e del suo ruolo sospendendo l'attacco aperto allo Stato ed
agli uomini che lo rappresentano e ricercando nuovi referenti politici che permettano
ad essa uno sviluppo "normale" della sua attività con una ripresa
del controllo delle strutture economiche e sociali. Questo fatto, unito alla
distrazione dei centri politici nazionali in questo momento in tutt'altre faccende
affaccendati può avere ricadute negative anche nell'attenzione dei vari
poteri dello Stato nei confronti di quanto avviene in Sicilia (e nel Mezzogiorno).
Di fronte alla gravità di questa situazione ed alla difficoltà
delle prossime tornate elettorali amministrative (una perdita di potere da parte
della sinistra nelle amministrazioni locali, di fronte alla riduzione del peso
politico organizzativo delle strutture di partito che si è verificata
in Sicilia dal 1989 in poi avrebbe conseguenze negative non solo per il futuro
dell'isola ma anche per la democrazia in Italia) occorre con lo spirito più
costruttivo proporre un confronto ed un nuovo patto tra tutte le forze senza
nessuna esclusione che hanno contribuito al successo di 4 anni fa ma anzi allargandolo
oltre i confini dello schieramento dell'Ulivo in senso stretto.
Occorre a tal fine un Impegno comune all'Assemblea Regionale per la modifica
della legge elettorale amministrativa, una ripresa della nuova fase della lotta
contro la mafia, un accordo programmatico che definisca non solo obiettivi amministrativi
ma anche i rispettivi compiti tra Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale.
Il collegamento
organico con le espressioni del lavoro organizzato e della piccola impresa della
città e della campagna e con le varie forme di rappresentanza della società
civile. E su tutto il segno di un impegno comune di portata nazionale perché
la Sicilia non ripiombi in un passato che il voto del '93 sembrava avere cancellato
e che invece i voti del '94 e del '96 hanno fatto riemergere.
Senza questo impegno comune nazionale e siciliano si può aprire per la
Sicilia e per l'Italia un periodo di grave arretramento politico democratico.
Nicola Cipolla