LA LOTTA PER SIGONELLA

 

 

Nel panorama di lotte che il movimento per la pace ha programmato a Bombay per il 20 marzo ed oltre si iscrive con particolare evidenza la lotta per la chiusura delle basi militari americane sparse in tutti i continenti e collegate tra di loro (e che occupano normalmente quasi un milione di soldati di tutte le armi come contributo decisivo assieme ai due milioni e mezzo di carcerati in gran parte giovani e negri alla riduzione del problema della disoccupazione in America).

La presenza di queste basi rappresenta per le popolazioni interessate motivo di pericolo grave con incidenti continui, ed anche fonte di ogni sorta di limitazioni e disfunzioni economiche e sociali.

L’aeroporto di Sigonella è  una di queste basi e serve come snodo di collegamento all’aeronautica americana tra tutti i  vari fronti di guerra e di occupazione che servono oggi alla guerra preventiva ed infinita specie nel Medio Oriente.

Il movimento per la pace in Sicilia ha posto il problema di Sigonella non in termini di smantellamento ma di utilizzazione delle sue strutture fondamentali (piste, impianti di radar e di comunicazione, officine di manutenzione che occupano molte centinaia di lavoratori siciliani) al servizio degli interessi della Sicilia, dell’Italia e di tutti i paesi del Mediterraneo.

Questa proposta parte da alcune considerazioni.

In primo luogo negli ultimi anni in Sicilia è aumentato in modo quasi esponenziale il numero delle persone   che arrivano e partono dagli aeroporti siciliani, di Fontanarossa a Catania, che è il più attivo, e Punta Raisi a Palermo. Le previsioni sono di un ulteriore incremento perché spostarsi dalla Sicilia verso il resto del nostro paese e soprattutto Roma e Milano per ferrovia o per strada comporta un tempo superiore di dieci, venti volte maggiore che l’aereo, (cioè una giornata di lavoro all’andata ed una al ritorno),  tempo che il ponte sullo Stretto non ridurrebbe che di una manciata di minuti. L’offerta di biglietti aerei a basso costo da parte di nuove compagnie, lo sviluppo del turismo, i collegamenti sempre più frequenti con gli aeroporti dell’Europa ed anche dei paesi del Mediterraneo rafforzano  le previsioni di questo sviluppo. Però questo è bloccato per Punta Raisi da difficoltà obiettive e naturali, nella Piana di Catania l’aeroporto di Fontanarossa è limitato oltre che da insediamenti abitativi, dal fatto di essere sottoposto ad una pesante servitù militare che ne condiziona non solo lo sviluppo ma anche l’attività quotidiana con pericolo grave per la vita dei passeggeri e degli equipaggi, che difatti si rifiutano di partire o atterrare quando le condizioni di visibilità diretta sono messe in difficoltà da condizioni atmosferiche o, come è accaduto negli scorsi anni, dall’emissione di fumi e ceneri dall’Etna.

Come è noto in tutta l’Italia gli aerei da trasporto civile sono accompagnati da un sistema radar civile dal momento in cui si muovono dalla piazzuola dell’aeroporto al momento in cui arrivano. A Fontanarossa non è così. Perché nella rete radar nazionale esiste un buco. A circa 150 km di distanza da Sigonella gli aerei civile escono dalla rete nazionale ed entrano nella rete militare fino a 2 km dall’aeroporto. E’ facile immaginare le disfunzioni e i ritardi che questo porta e soprattutto la difficoltà di prevedere un aumento dei voli per venire incontro all’aumentata domanda.

In secondo luogo questa esigenza di sviluppo del trasporto aereo è talmente forte che le forze di destra e le organizzazioni degli imprenditori e dei commercianti vanno proponendo la costruzione nella Piana di Catania di un terzo aeroporto intercontinentale. Proposta chiaramente propagandistica tendente a rimandare nei decenni prossimi (tanto ci vuole per progettare, espropriare, finanziare, costruire un grande aeroporto intercontinentale) il soddisfacimento di una esigenza che già oggi si presenta pressante ed ineludibile.

Senza contare che questa proposta urterebbe, anche se realizzata, con le stesse difficoltà in cui si viene a trovare oggi l’aeroporto di Fontanarossa a causa della servitù militare (americana). La  proposta della smilitarizzazione della base di Sigonella e la  sua consegna all’autorità civile perché si realizzi un complesso organico aeroportuale Sigonella-Fontanarossa è la più rapida ed efficiente. Basterebbe costruire i terminal per passeggeri a Sigonella e collegare questa con Fontanarossa con una bretella ferroviaria da allacciare a nord est e a sud con la ferrovia Siracusa-Messina in moda da permettere sia il traffico passeggeri tra i due aeroporti (praticamente come tra i terminal dell’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi, si tratta di pochi chilometri)  sia l’afflusso in tutta la fascia ionica fortemente interessata non solo allo sviluppo economico e industriale ma anche allo sviluppo del turismo. Ciò porterebbe all’aumento diretto e indiretto di decine di migliaia di posti di lavoro.

La proposta non è facile da realizzare perché naturalmente urta contro gli interessi militari della più grande potenza mondiale  contro il servilismo di forze politiche italiane non solo governative.

Un’impresa difficile, certo, ma vorrei fare due considerazioni.

La prima riguarda l’esperienza del movimento pacifista siciliano che ha portato allo smantellamento dei missili cruise a Comiso. In quell’occasione forze politiche anche di sinistra a Roma volevano limitare l’opposizione all’installazione dei missili alla sola denuncia parlamentare. L’impegno di un largo fronte di forze siciliane, dal PCI animato da Pio La Torre, alle ACLI, agli ecologisti, ai movimenti della sinistra extraparlamentare, ad amministrazioni comunali e persino esponenti di partiti di governo suscitarono un grande movimento (un milione di firme raccolte solo in Sicilia, manifestazioni sul posto con  centinaia di migliaia di persone ) che diede il suo contributo ad un movimento a carattere internazionale che costrinse le due grandi potenze nucleari all’accordo per lo smantellamento reciproco dei missili.

Oggi la situazione è diversa e sembra inattaccabile la potenza dell’impero americano. Però la lotta di Sigonella non è isolata ma inserita in un grande movimento internazionale molto più ampio di quello verificatosi allora, soprattutto in Germania e nei paesi nordici, contro i missili cruise.

Ma c’è un’altra considerazione da fare. A Scanzano contro il deposito delle scorie nucleari non c’è stata destra e sinistra, pacifisti o filo governativi, c’è stata l’unità di tutta la popolazione. Le forze governative che al loro elettorato, che chiede la soluzione di un problema anch’esso vitale di sviluppo, non possono a lungo nascondersi dietro il miraggio di una soluzione lontana nel tempo e del tutto irrealizzabile finché dura la militarizzazione di Sigonella. Si tratta perciò per il movimento per la pace di sviluppare con forme di lotta ed iniziative adeguate una larga, continua, documentata azione rivolta verso tutti i ceti e gli strati sociali tendente a realizzare un obiettivo di pace e di sviluppo.

Anche nella prossima campagna elettorale europea il tema pace e sviluppo centrato su proposte concrete può rappresentare un grande elemento di chiarificazione e di mobilitazione.

 

 

                                                                                                          Nicola Cipolla