LEGGE ELETTORALE, L'ARS STA PEGGIO

Repubblica Palermo, 7/10/2005

 

 

E’ in corso a Roma un serrato confronto sulla legge elettorale promossa “in limite mortis” dal centro destra.

Premesso che la proposta non è veramente proporzionale in quanto contiene l’indicazione del premier, il premio di maggioranza e il quorum minimo. Elementi questi tutti che contraddicono lo spirito del sistema proporzionale che prevede la piena rappresentanza delle varie formazioni politiche e l’autonomia e il primato del legislativo sull’esecutivo. Dopo 15 anni di sistema maggioritario che ha portato ad una profonda crisi di governabilità, alla proliferazione di partiti, alla incomunicabilità in campo parlamentare tra maggioranza ed opposizione in misura maggiore persino del periodo in cui, con la guerra fredda e la scomunica, si era cercato in Italia di isolare la maggioranza della DC e dei suoi alleati dall’opposizione. Con il sistema proporzionale anche nei periodi di maggiore frizione e rottura il Parlamento italiano fu capace di elaborare grandi riforme con la partecipazione e l’incontro di forze dell’opposizione socialcomunista con elementi della maggioranza democristiana più sensibili alle istanze di socialità e di libertà. Questo sistema maggioritario e tutti gli sbarramenti regolamentari inventati anche dal centro sinistra per farlo funzionare ha portato il nostro paese per due volte in mano a Berlusconi ed alle forze più retrive da Alleanza Nazionale alla Lega. Viene denunciata perciò con forza dal centro-sinsitra soprattutto la volontà espressa nella proposta governativa di cambiare il sistema di conta dei voti per ridurre il peso della quasi sicura sconfitta.

Malgrado questi limiti di fondo, vista dalla Sicilia la proposta berlusconiana risulta persino  meno lesiva degli interessi della democrazia rappresentativa di quanto non sia la legge regionale elettorale approvata dall’Assemblea Regionale Siciliana almeno su due questioni. La prima la proposta nazionale della CdL prevede un quorum del 2%  per le formazioni politiche che partecipano ad uno schieramento come in Sicilia sarà quello dell’Unione mentre la legge siciliana afferma che non avranno diritto alcuno di rappresentanza le liste che in tutta la Regione otterranno meno del 5% dei voti. Ed ancora nella proposta nazionale è stata eliminata la pretesa di annullare del tutto i voti espressi dai partiti che non raggiungono il 2% dell’elettorato, mentre in quella siciliana i voti delle liste che non raggiungono il 5%, anche se sufficienti nei grandi collegi di Palermo, Messina e Catania ed anche in quello di Caltanisetta ed Agrigento, ad eleggere un parlamentare con la legge precedente saranno assegnati, secondo il metodo D’Hont, al candidato del partito che ha la cifra elettorale successiva. Per cui i voti dati per eleggere un candidato di Rifondazione Comunista, dei Comunisti Italiani, dei Verdi della Lista Di Pietro o Primavera, possono portare all’ARS un esponente di Alleanza Nazionale  o di Forza Italia o di Cuffaro. E siccome le due elezioni si svolgeranno a breve distanza l’una dall’altra con gli stessi voti i piccoli partiti potranno mandare un loro rappresentante a Roma e non all’Assemblea Regionale Siciliana.

Gli inventori e sostenitori del sistema elettorale siciliano, che non sono solo quelli della CdL ma si trovano anche nelle file di alcuni partiti dell’Unione,  dovrebbero cominciare a recitare il mea culpa e proporsi un ravvedimento concreto specie da parte di coloro che si spellavano le mani sul palco di Prodi alla festa dell’Unità quando attaccava la “legge truffa” nazionale (quella siciliana si può chiamare legge rapina). E ciò specie se prima la Camera e poi il Senato malgrado l’opposizione dell’Unione (che ha le  mani legate dal regolamento restrittivo approvato sotto la presidenza dell’onorevole Violante dalla maggioranza di centro sinistra nella precedente legislatura) approveranno in tempo utile la proposta di  legge elettorale governativa. “Errare umanun est, perseverare diabolicum”. Comincino a pensare a come uscire da questa grottesca sì ma liberticida contraddizione.

 

Nicola Cipolla