QUELLA PRIMAVERA INSANGUINATA DI 50 ANNI FA

 

Lo scontro politico e sociale alla vigilia del 18 aprile 1948 assunse in tutta Italia livelli e toni altamente drammatici "costi quel che costi" come disse De Gasperi, bisognava non solo bloccare ma far retrocedere definitivamente le sinistre unite sotto il segno di Garibaldi, non tanto per impedire, come la propaganda di destra andava affermando, il passaggio dell'Italia nella sfera di influenza sovietica (nessuno meglio di Togliatti e De Gasperi sapeva che questo non era non solo possibile ma neanche proponibile) quanto quello di fermare - come nei fatti poi avvenne - per lungo periodo il processo di rinnovamento della società e dello stato, aperto con la guerra di liberazione e iscritto nelle disposizioni programmatiche della Costituzione. (il Ministro Scelba disse poi che la Costituzione era una trappola).
In Sicilia il dramma diventò tragedia. Già meno di un anno prima, il 1° maggio 1947, si era consumata la strage di Portella della Ginestra a pochi giorni dalla vittoria elettorale del blocco del popolo, con l'affigge di Garibaldi espressione di una larga e profonda unità di comunisti, socialisti e forze democratiche e antifasciste, unità basata su un progetto di autonomia per le riforme proposto nel discorso di Togliatti di Messina del 1946 e ispirato dalla visione meridionalistica di Antonio Gramsci.


In Sicilia più che altrove non solo l'estensione del latifondo, per ragioni storiche ben note, ma anche il potere economico e politico che da queste strutture si esercitava sulla società intera era soffocante e ne impediva lo sviluppo. Questo dominio grave ed assoluto era tanto più insopportabile in presenza di un forte movimento organizzato (la Sicilia di quegli anni ha più iscritti alle leghe bracciantili, più Camere del Lavoro, più cooperative agricole concessionarie di terra di ogni altra regione del Mezzogiorno sviluppatesi con la lotta per l'applicazione delle leggi Gullo, che rappresentano il segnale più concreto della mutata situazione politico-costituzionale determinatasi con la lotta di Liberazione e la presenza dei comunisti nel governo dello Stato).
Questo movimento sostiene l'asse PCI - PSI ( il blocco del popolo appunto che vince le elezioni regionali del 1947 e che si ripropone anche nelle successive elezioni del 1951), è aperto a tutte le possibilità di dialogo e confronto con le forze cattoliche tradizionali e nuove che si collegano agli interessi degli operai e dei contadini, allarga la sua alleanza agli strati intermedi e alle forze della cultura e si ricollega, come dicevo avanti, al grande movimento democratico nazionale sorto dalla Resistenza.


La strage di Portella, come è noto, costituì l'annuncio di una rottura politica che portò all'ARS all'alleanza tra la DC e la destra monarchica e liberal qualunquista, e dopo poco alla rottura del governo di unità nazionale a Roma.
Ora ad un anno di distanza altri tre delitti politici insanguinano le campagne della Sicilia occidentale. Il primo marzo cade, in Contrada "Raffo" (Petralia Soprana sulle Madonie) il capolega della Federterra Epifanio Li Puma, mezzadro e socialista assassinato mentre lavora le terre del feudo.


Il 10 marzo viene rapito ed ucciso da Luciano Liggio e dai suoi complici a Corleone Placido Rizzotto, Segretario della Camera del Lavoro anch'egli socialista. Episodio questo centrale anche per quello che Corleone rappresenta nella storia del movimento contadino (i fasci siciliani, il primo contratto agrario conquistato in quella lotta, la vita e la morte di Bernardino Verro capo dei contadini di Corleone e della Sicilia, la cooperativa agricola Unione, la cui sede i contadini costruirono ogni sera portando una pietra per uno al ritorno dal lavoro e che mantennero in vita anche durante il fascismo) Corleone che riacquistò subito, dopo la caduta del fascismo, un ruolo di guida e di orientamento per tutta la zona. Alle prime elezioni comunali a Corleone concorsero due soli partiti il socialista e il comunista che presero maggioranza e minoranza.


Il 2 aprile, a campagna elettorale già ampiamente iniziata, viene assassinato a Camporeale al confine tra le province di Trapani e Palermo il Segretario della Camera del Lavoro Calogero Cangelosi anch'egli socialista. Risultò subito ovvio accanto alla sua radice sociale e sindacale il carattere di intimidazione elettorale dei tre delitti ed anche nella scelta dei luoghi e delle persone un disegno sottile di discriminazione e di rottura delle alleanze politiche e sociali del movimento contadino e di tutta la sinistra. Se si guarda una carta della provincia di Palermo si individua la scelta dei tre Comuni come tre zone chiavi dello sviluppo del movimento contadino e della sinistra. Le Madonie, il corleonese, la zona a cavallo tra Alcamo e San Giuseppe Iato. L'assassinio di dirigenti socialisti (ci sono decine e decine di dirigenti comunisti altrettanto impegnati in quelle zone) è una scelta mirata all'obiettivo politico dell'eliminazione dei punti fermi dell'unità politica e di classe per permettere la trasmigrazione dei voti degli strati più elevati di contadini, di artigiani, di piccoli commercianti che avevano votato socialista verso il partito della scissione saragattiana che riceve in queste zone un insperato successo che porta all'elezione di un deputato nazionale, avvocato penalista, ex vicesindaco di Lucio Tasca al Comune di Palermo imposto dagli americani, profondamente legato al gruppo filoamericano dei Lupis.


Certo anche in Sicilia il 18 aprile segnò un arretramento ed una sconfitta elettorale specialmente in riferimento alla grande avanzata di un anno prima. Ma già nell'autunno-inverno del '48 e '49 i braccianti ripresero la lotta per l'imponibile di manodopera e nell'autunno del '49 e nella primavera del 1950 si scatena a partire proprio da Corleone, da Petralia Soprana e da Camporeale una nuova grande ondata di lotte per la terra. A Corleone il padre di Placido Rizzotto guida assieme a Pio La Torre i contadini ad occupare e seminare tra le altre le terre del gabelloto Luciano Liggio, a Petralia Soprana viene occupato, tra gli altri, il feudo Verdi dove è stato assassinato Epifanio Li Puma. Anche se la giustizia dello Stato tarderà la giustizia sociale di massa segna un punto a suo favore.
E' la spallata decisiva per ottenere dall'ARS la legge di riforma agraria, e con essa pur attraverso procedimenti non lineari, un duro colpo sociale e politico alla grande proprietà fondiaria ed anche un contributo sul terreno politico all'arresto del processo involutivo apertosi con il 18 aprile del '48.


Quelle lotte infatti creano anche le condizioni politiche per la sconfitta nel '53 della legge truffa, attraverso non solo l'avanzata delle sinistre ma anche della rottura dello schieramento di centro-destra in Sicilia che sull'intangibilità del feudo era fondato. Così la Sicilia e il sud attraverso i suoi sacrifici e i suoi morti e le sue lotte contribuì a conservare e difendere la democrazia nel nostro paese.
Certo i frutti di quelle lotte e di quelle riforme non furono tutti colti, anche se alla base di qualsiasi progresso economico e sociale che nelle campagne siciliane si è determinato in questi decenni c'è sempre la rottura e la liberazione del peso opprimente del latifondo. Il movimento contadino subì poi delle cadute storiche di tensione e di forza; ma il nemico ormai era un altro.


Dalle zone forti dell'Europa e dell'Italia il grande sviluppo industriale post bellico pompava dalle campagne le energie migliori e più combattive e contemporaneamente la crisi agraria bloccava ogni prospettiva di sviluppo specie nelle zone interne. Si poteva costituire così, un nuovo blocco di potere soprattutto nelle grandi città e specialmente a Palermo, una "nuova feudalità" come la definì il giudice Chinnici, basata sulla speculazione edilizia e sulla dilapidazione delle risorse della Regione, della Cassa del Mezzogiorno e della CEE, in cui la nuova mafia esercitò un ruolo fondamentale (Ciancimino e Riina scendono da Corleone a Palermo e sono parte organica di questo blocco di potere).


Oggi la situazione è di nuovo in movimento. Mafiopoli e Tangentopoli hanno segnato la caduta del blocco di potere creatosi dopo il 18 aprile e allargatosi ad altre forze con il centro-sinistra.
I Sindaci e le amministrazioni comunali progressiste di Corleone e di Camporeale espressioni di un rinnovato movimento di lotta contro la mafia e per lo sviluppo democratico hanno voluto meritoriamente dare particolare solennità alla ricorrenza coinvolgendo le popolazioni e soprattutto i giovani. La memoria delle lotte passate può servire per tracciare assieme ai vecchi e nuovi soggetti dello sviluppo agricolo e sociale ed alle forze progressive delle grandi città, nuove vie per il futuro. Per tracciare queste nuove vie però non si può prescindere dal pensiero politico e sociale che quelle lotte ha animato dando prospettive ed obiettivi concreti ad esigenze fondamentali di progresso e di democrazia delle masse lavoratrici di 50 anni fa.

Nicola Cipolla