SICILIA, IL RICATTO DELL’ACQUA

pubblicato su Liberazione del 6 giugno 2001

 

 

Il 24 giugno si vota per eleggere il Presidente del Parlamento siciliano. Finalmente dalla folla delle foto dei nuovi candidati del centro-destra (ed anche dell’ex centro-sinistra) che straripano da tutti i muri delle città grandi e piccole dell’Isola, cominciano ad emergere nel dibattito elettorale alcuni problemi di fondo. Tra questi prioritario è il problema dell’acqua. Lo è per la popolazione civile sottoposta a turni aleatori, per i coltivatori delle zone irrigue che rischiano nelle estati siccitose di perdere non solo il raccolto ma anche gli investimenti in piante arboree ed arbustive di grande pregio mentre altre decine di migliaia di loro colleghi restano in attesa del completamento di opere di raccolta e distribuzione dell’acqua progettate ed iniziate da decenni

L’acqua ci sarebbe in Sicilia. Nei primi anni del secondo dopo guerra per iniziativa delle forze della sinistra e sotto la spinta del grande movimento contadino per la riforma agraria il governo di Unità Nazionale nel 1946 istituì enti capaci di programmare, costruire e mettere in funzione  in poco più di 15 anni la gran parte delle dighe, delle traverse, delle centrali idroelettriche e delle grandi reti di distribuzione che hanno trasformato una parte notevole dell’agricoltura siciliana, a cominciare dalla Piana di Catania, e costituito risorse per la popolazione civile e per gli altri usi produttivi.

Nei decenni successivi, mentre si rafforzava in Sicilia il sistema di potere della DC dei Lima e dei Drago, e la sinistra entrava in crisi i pur cospicui finanziamenti della cassa per il Mezzogiorno furono malamente impiegati in opere rimaste per lunghi decenni incompiute (come ad esempio la diga Garcia di Roccamena per cui si era battuto Danilo Dolci e la diga Rosamarina nella zona di Caccamo e Sciara che dopo 40 anni dall’inizio dei lavori non sono ancora interamente utilizzate rispetto ai 4 anni in media impiegati per la costruzione di grandi opere come la diga Ancipa e la diga Pozzillo negli anni 40 e 50). Uno spreco enorme che incide profondamente nella vita e nell’economia della Sicilia. Una serie di disfunzioni, mi si permetta il bisticcio, funzionali alla difesa di interessi parassitari e mafiosi di forze dominanti della distribuzione delle acque dei pozzi privati, delle varie stazioni appaltanti e delle varie ditte che preferiscono l’emergenza per potere evadere alle norme sugli appalti. Nell’interesse di una classe politica che in questa situazione rafforza il proprio potere.

A questa classe politica appartiene Totò Cuffaro per 5 anni, in tutti i 5 governi che si sono succeduti,  assessore all’agricoltura della Regione Siciliana, e che ora la Casa delle Libertà presenta come candidato alla Presidenza della Regione Siciliana. Nell’ultima fase di questa deludente legislatura il  governo di centro-destra aveva tentato due operazioni: il condono dell’abusivismo edilizio e la privatizzazione degli acquedotti suscitando, non solo l’opposizione della sinistra con Rifondazione alla testa ma anche, specie per quanto riguarda la  privatizzazione contraddizioni al suo interno tra varie fazioni concorrenti che hanno impedito l’attuazione di questo disegno.

Su queste problematiche Cuffaro deve rispondere di quello che ha fatto e  di quello che non ha fatto.

Perché non sono state fatte le opere di sistemazione idraulica e di rimboschimento necessarie per la salvaguardia delle dighe e per dare lavoro ai braccianti forestali?

Perché non sono state completate le opere di raccolta e distribuzione in corso?

Perché, fatto ancora più grave, non sono state completate le procedure amministrative ed eseguite le necessarie opere di manutenzione delle dighe esistenti che quest’anno, dopo 6 anni di siccità, non hanno potuto raccogliere tutta l’acqua che la loro potenzialità permetteva?

Quale intervento è stato fatto sull’Enel, per la manutenzione delle sue dighe che servono per le città e le campagne per le quali, dopo la privatizzazione, non ha speso più una lira?

Perché i Consorzi di Bonifica sono in gestione commissariale, il che aumenta le responsabilità dell’Assessore all’agricoltura specie per quanto riguarda la diga Garcia?

Contro la Casa delle Libertà e il suo candidato, ringalluzziti dal voto del 13 maggio, si schiera attorno ad Orlando un fronte vasto che arriva fino a Rifondazione sullabase diun programma di rinnovamento autonomistico. Di questo programma la questione dell’acqua è una delle questioni fondamentali.

Assicurare a tutti i cittadini siciliani 2r ore al giorno e 365 giorni l’anno l’acqua, garantire i coltivatori delle terre già irrigate ed estenderla in decine  e decine di migliaia di ettari di altra terra, realizzare un grande programma di rimboschimento capace di far raggiungere alla Sicilia la media nazionale. Tutto  ciò attraverso la difesa del carattere pubblico del patrimonio di infrastrutture  frutto di tante lotte e di tanti sacrifici, l’istituzione di un’autorità democratica unica con il compito di programmare e gestire le risorse idriche, il controllo democratico degli utenti sugli organi di distribuzione.

Su questi punti può formarsi una larga convergenza attorno a Leoluca Orlando. L’ex sindaco di Palermo che ha rotto tanti anni fa con la DC di Adreotti e di Forlani, che ha governato con una maggioranza che comprendeva Rifondazione e nell’ultima fase con una Giunta in cui erano rappresentati i partiti della sinistra, che ha aperto a Caltagirone la sua campagna elettorale nel nome di Luigi Sturzo e di Silvio Milazzo il democristiano assessore all’agricoltura che si confrontò nei primi  anni ‘50 con il movimento per la riforma agraria e assieme a Li Causi,  Ovazza e Riccardo Lombardi contribuì alla costruzione degli enti siciliani e delle grandi opere di irrigazione e bonifica di quegli anni attraverso l’ESE, che seppe rompere l’unità della DC e tentare con la costruzione di un partito cristiano-sociale un accordo con tutta la sinistra ivi compresi i comunisti. Richiami alla tradizione cattolica di confronto ed incontro con le sinistre sul terreno avanzato delle riforme e dello sviluppo.

Il 24 di giugno sulla base di programmi di rinnovamento e di riforma la Sicilia può rovesciare il risultato del 13 maggio. Certo quel risultato pesa ed è più grave del risultato nazionale. Forza Italia raggiunge in Sicilia con i suoi alleati lo stesso livello della DC di Lima e di Drago nel momento del maggiore potere della mafia e della maggiore difficoltà della sinistra specie dopo la morte di Pio La Torre.

A questo risultato ha contribuito certamente l’affievolirsi della lotta contro la mafia, il ritorno per decorrenza di termini ed altre agevolazioni legislative di centinaia e centinaia di mafiosi già condannati in prima e seconda istanza, il ritardo nell’attuazione corposa e non emblematica delle confische previste dalla legge La Torre, la sensazione tra la mafia e tra la popolazione che, in base al proverbio “calati juncu ca passa la china” che la piena dell’indignazione popolare e dell’attivismo dei poteri antimafia dello Stato fosse passata o in via di esaurimento. Malgrado ciò se si fosse votato in Sicilia sulla base della proporzionale la sinistra non sarebbe stata umiliata (il PCI aveva 14 deputati e 7 senatori con la proporzionale negli anni di Lima) senza il ritorno all’uninominale  dei tempi di Crispi, di De Pretis e di Giolitti.

Per due volte il popolo italiano aveva respinto il tentativo, condotto in prima persona, dai dirigenti del PDS di abolire pure la quota del 25% proporzionale. Senza questa quota non sarebbero stati eletti i compagni Anna Finocchiaro e Giuseppe Lumia e il PDS sarebbe senza deputati, come Rifondazione che ne avrebbe avuti due, uno ad est ed uno ad ovest, senza l’ulteriore truffa delle liste civetta.

Il 24 giugno si vota con un’altra legge in cui è possibile per ogni elettore scegliere partito e candidato con la proporzionale, sia pure nell’ambito di un fronte comune, si vota per altri candidati e per altri programmi.

Questo può permettere, lo speriamo, agli elettori siciliani di rovesciare il risultato del 13 maggio sulla base di un accordo tra le migliori forze della tradizione democratica cattolica e le forze della sinistra con l’affermazione di quelle che più decisamente si battono all’interno di questo fronte per un programma di rinnovamento della Sicilia e per sbarrare la strada ad un ritorno del prepotere mafioso, per avere più acqua, più lavoro, più libertà.

 

Nicola Cipolla