RIFORMATORI E RIFORMISTI

Caro Direttore,

i telegiornali e gli altri mass media che si sono occupati del Congresso dei DS hanno più volte insistentemente riprodotta l'affermazione compiaciuta del "dottor Sottile" Giuliano Amato sul fatto che ormai a quel congresso e in quel partito tutti si proclamavano riformisti mentre, ha tenuto a sottolineare, in passato i comunisti italiani avevano ben distinto la differenza tra riformatori e riformisti.
Togliatti soleva dire in proposito che non era importante se il passo era più o meno lungo l'importante era che fosse fatto nella direzione giusta, cioè in direzione della costruzione di una società più giusta che limitasse i guasti dello sfruttamento capitalista ed anzi si proponesse in prospettiva l'obiettivo del suo superamento.
Il problema della via democratica o rivoluzionaria era un problema teorico che del resto anche Lenin aveva affrontato nel suo famoso libretto: "Due tattiche della socialdemocrazia" prima che l'adesione di una parte dei partiti socialdemocratici alla guerra imperialista '15-'18 determinasse la rottura del movimento.
La costruzione di un partito comunista subito dopo la Liberazione che si proponeva un programma avanzato di riforme sociali e democratiche da attuare nell'ambito di una Costituzione democratica, corrispondeva ad una situazione storica particolare quale quella che attraversava l'Italia dopo la liberazione dal nazifascismo e mentre cominciava a svilupparsi la guerra fredda.


Questo partito operava certamente nell'ambito delle istituzioni democratiche anzi ne era il custode e il garante ma collegava l'azione di massa all'azione nelle istituzioni in modo da realizzare prima nella società e poi anche nel Parlamento convergenze ed alleanze che portassero a misure di riforma per la trasformazione della società. Era quello che si chiamò il partito di lotta e di governo (noi nella polemica con i socialisti come Giuliano Amato all'epoca del primo centro-sinistra, quando già si vedeva la subalternità con cui il Partito Socialista pagava la sua presenza al governo affermavamo di essere l'unico vero partito di governo essendo quelli che avevano accettato di governare in posizione estremamente subordinata al blocco di potere democristiano non un partito di governo ma un partito di sottogoverno.


La storia del nostro paese, a partire dalla Liberazione, dimostra che pur in una situazione storica estremamente sfavorevole fu possibile realizzare grandi conquiste sociali e democratiche che hanno cambiato il volto del nostro paese stando all'opposizione.
A partire, bisogna ricordarlo, dall'approvazione della Costituzione della Repubblica che è la più grande riforma di struttura mai operata nella storia d'Italia che fu iniziata mentre comunisti e socialisti erano al governo e fu conclusa mentre erano all'opposizione. Ma anche tutte le altre riforme che hanno mutato il volto economico e sociale del nostro paese sono avvenute sulla base di un collegamento tra grandi movimenti di massa e iniziativa culturale, politica ed anche parlamentare. promossa dal PCI e dai suoi alleati.


Il fascismo ci aveva consegnato le campagne del sud ed anche di gran parte del nord piene di latifondi, di patti agrari feudali, di ingiustizie e di arretratezza. E' stato un grande movimento di lotta promosso dai comunisti guidati da Grieco, da Di Vittorio, da Sereni a costringere, all'indomani del 18 aprile, i parlamenti compreso quello siciliano ad approvare leggi che hanno bene o male cambiato la struttura fondiaria delle nostre campagne. La proposta comunista della scuola media unica, di Luporini e di altri valorosi compagni, prima grossa riforma di struttura per adeguare il sistema scolastico italiano a quello di un paese civile. Le riforme della giustizia per dare indipendenza alla magistratura promosse dal Centro per la Riforma dello Stato. Queste riforme e non l'atteggiamento di un singolo magistrato o di un gruppo di magistrati ha reso possibile lo sviluppo della lotta contro la corruzione e contro la mafia. L'istituzione del servizio sanitario nazionale che ha visto protagonisti Marina Rossanda e Giovanni Berlinguer. La battaglia per abolire le centrali atomiche che fa dell'Italia un paese più avanzato di altri che pure avevano un forte e più radicato movimento ambientalista.


La stessa vicenda dello statuto dei lavoratori nell'ambito della grande ondata operaia dell'autunno caldo del '68-'69. La stessa nazionalizzazione dell'energia elettrica contro i monopoli privati che impedivano lo sviluppo economico del nostro paese.
Sono tutte riforme di struttura che sono state non solo opera dei comunisti ma sostenute, spinte, promosse anche da altre forze democratiche laiche e cattoliche (il Partito d'Azione, i socialisti, o una parte di essi, una parte del mondo cattolico).


Il riformismo è stato ed è altra cosa. Riformismo è adesione agli indirizzi fondamentali del cosiddetto neoliberismo con l'introduzione di qualche annacquamento. Riformismo è in campo tributario è la politica portata avanti da Visco che ha ridotto le aliquote a favore dei redditi più alti, quelli oltre i 150 milioni, portando l'aliquota massima dal 53% al 45% e aprendo la strada al tentativo portato avanti da Tremonti di ridurre l'aliquota massima dal 45% al 32%, aumentando nel contempo, per milioni di lavoratori dipendenti e di pensionati l'aliquota dal 18% al 22%.
Nell'ambito di questa operazione che tende ad aumentare artificiosamente la forbice tra redditi più elevati e redditi meno elevati, il riformismo di Visco propone di inserire una detrazione per i figli a carico che certamente non può modificare il senso di questa contro riforma che si collega poi con l'abolizione dell'imposta di successione anche questa avviata dal riformista Visco.