IL SECOLO DEL SOLE
Dopo i secoli neri del carbone e del petrolio
(Scritto nel Settembre 2006)
L’equivoca campagna sui rigassificatori, imperversata durante l’estate trascorsa, ha avuto tra gli altri effetti (e forse anche scopi) anche quello di emarginare ogni riflessione ed ogni azione per un modello energetico alternativo basato sulle energie rinnovabili. I dati che man mano vengono alla luce dimostrano invece che proprio le energie rinnovabili, possono rappresentare, non in un lontano futuro ma a partire dall’attuale congiuntura economica e politica, una risorsa valida, in pieno sviluppo, malgrado gli ostacoli frapposti dalle forze economiche interessate a mantenere il sistema energetico basato su carbone, petrolio, gas e nucleare che rendono sempre più insostenibile la vita del nostro pianeta e sono alla base dei conflitti che insanguinano proprio le regioni petrolifere a cominciare dal Medio Oriente.
Il tentativo di considerare marginale e comunque proiettato in una prospettiva di decenni il ruolo delle energie alternative viene sempre più smascherato dai fatti.Vorrei ricordarne tre.
Nelle previsioni del Libro Verde dell’UE si prospettava il raggiungimento, in tutta l’Europa, di 40 mila Mw di energia eolica per il 2010. Per merito della Germania e della Spagna, in particolare, questo traguardo è stato raggiunto con 5 anni di anticipo, alla fine del 2005. Sono in corso, specialmente in Portogallo e in Olanda, come ho potuto constatare con i miei occhi questa estate, impianti che utilizzano le tecnologie già sperimentate in Germania e Spagna e certamente, alla fine di quest’anno, contribuiranno, assieme ai paesi che sono partiti prima, a sviluppare ancora di più questo tipo di produzione elettrica; è lecito pensare, quindi, che al 2010 l’obiettivo possa essere più che raddoppiato, specie se si sblocca la situazione in Italia dove sono state presentate domande, nelle regioni meridionali, per oltre 20.000 Mw.
Considerando che 1.000 Mw di energia eolica installata rappresentano 600 mila tep (tonnellate equivalente petrolio) se fossero state accolte in Italia le domande presentate, a partire dal 2003-2004, si sarebbero ammortizzati gli effetti, sulla bilancia dei pagamenti, dell’aumento del prezzo del petrolio.
Dai primi mesi del 2006 è finalmente entrata in funzione in Italia la direttiva comunitaria sul “Conto Energia” per quanto riguarda l’energia fotovoltaica. In due mesi sono arrivate sui tavoli della GS-GRTN 16.870 domande per oltre 1.000 Mw di potenza. Gran parte di queste domande sono state respinte perchè il governo Berlusconi non solo ha ritardato di 9 anni l’entrata in funzione delle norme comunitarie ma ha posto un obiettivo-limite di 1.000 mw fino al 2015 con una autorizzazione di 80 mw per anno.
Un provvedimento che invece di incentivare l’uso dell’energia solare lo blocca facendo scoraggiare imprenditori agricoli ed industriali, piccoli e medi, enti locali, condomini e singole famiglie che vorrebbero installare sui tetti delle loro case e aziende impianti fotovoltaici capaci di produrre non solo l’energia consumata nel corso dell’anno ma di immetterne nella rete della GRTN controllata dall’Enel che, privatizzata realizza utili miliardari sulle spalle dei consumatori italiani che pagano l’energia elettrica in media il 30% in più che del resto d’Europa. L’energia prodotta da oltre 1.000 Mw di fotovoltaico misurata in tep rappresenta quasi la quantità di energia che è venuta a mancare nell’inverno scorso a causa della crisi del gas provocata dall’Ucraina.
Tre anni fa, soprattutto nell’Italia Centrale, agricoltori avevano immesso nei loro motori l’olio di colza alimentare acquistato a basso prezzo nei discounts con un risparmio di migliaia di euro. L’intervento del governo ha impedito questo uso diretto, che del resto era quello previsto dall’inventore del motore diesel prima che la grande industria petrolifera imponesse l’uso del gasolio derivante dalla distillazione frazionata del petrolio nelle sue raffinerie. Non solo ma il governo Berlusconi ha ridotto da 300 mila a 200 mila tonnellate l’agevolazione per introdurre nella distribuzione dell’olio diesel, derivato dal petrolio, una percentuale minima di olio vegetale.
Questi tre esempi dimostrano che ci troviamo di fronte ad un’esigenza largamente affermata di trasformazione del sistema energetico mondiale, conforme allo spirito degli accordi di Kyoto e all’evoluzione della coscienza ambientalista della popolazione, che trova risposta in interessi economici diffusi tra ceti di produttori e consumatori larghissimi. Le 16.870 domande rappresentano un’avanguardia ancora modesta di una platea enorme che praticamente può essere estesa a tutto quel 70% della popolazione italiana che vive in case di proprietà, dal piccolo appartamento di 90 mq di un palazzo di tipo popolare di 10 piani alla villa immensa villa di Porto Cervo. Sui tetti di questi edifici il sole ogni giorno rovescia una quantità di energia che opportunamente trattata, attraverso le celle di silicio degli impianti fotovoltaici, può coprire tutti i consumi domestici e garantire un più o meno grande reddito derivante dalla immissione in rete dell’energia prodotta in esubero. L’energia solare (anche l’energia eolica, idroelettrica e delle biomasse) è un bene comune per eccellenza, arriva sui tetti delle nostre case, sui campi, sulle montagne senza bisogno di gasdotti, di oleodotti, di navi cisterne, di metaniere, di raffinerie e di reti di distribuzione.
Il fotovoltaico acquista una particolare valenza, anche rispetto a queste fonti, per diverse ragioni.
In primo luogo un impianto, nella sua parte fondamentale, le celle, produce energia senza mettere in movimento nessun elemento meccanico e nessun ciclo agrario (basta la sola esposizione al sole. I giapponesi sostengono che queste celle possono funzionare anche oltre i 30 anni e fino a 80 anni praticamente senza manutenzione).
In secondo luogo il fotovoltaico usa lo stesso elemento, il silicio, che è alla base della rivoluzione dei telefonini e dei computers che trasformano l’energia elettrica che ricevono in impulsi operativi, mentre la cella fotovoltaica trasforma la luce solare in energia elettrica.
Il solare fotovoltaico può avere gli stessi ritmi di sviluppo che hanno avuto le due precedenti utilizzazioni del silicio, in tempi ristretti ed impensabili fino a poco tempo fa, e determinare effetti analoghi ma di segno diverso a quelli verificatisi nell’era del carbone (la rivoluzione industriale descritta nel Manifesto) e del petrolio (il fordismo intravisto da Gramsci dal fondo di una prigione fascista) che hanno modificato profondamente la natura del capitalismo ma anche della società e della cultura.
La sostituzione delle energie non rinnovabili a favore delle energie solari oltre all’eliminazione dei fattori che mettono in pericolo l’esistenza stessa della vita sul nostro pianeta, porterebbe ad una redistribuzione rivoluzionaria della ricchezza. Nella graduatoria delle multinazionali che dominano l’economia mondiale i colossi energetici ed elettrici occupano le principali posizioni. Il nuovo modello energetico sposterebbe fatturato, profitti e quindi anche poteri da queste gradi concentrazioni verso un’infinità di produttori indipendenti che si basano su beni difficilmente sottoponibili a domini proprietari o ad occupazioni militari.
Perciò gli interessi colpiti, che sono molto concentrati, operano direttamente sui governi (basta considerare la presenza di esponenti dell’industria petrolifera nel I e II governo Bush), sui parlamenti, sulla stampa mentre gli interessi alla base delle energie alternative sono giganteschi come numero di persone coinvolgibili ma di difficile mobilitazione che sia capace di contrastare i poteri forti.
Il movimento ambientalista e il movimento No Global e della sinistra hanno avuto grande merito nel denunciare l’insostenibilità del sistema attuale, ottenendo risultati imponenti per quanto riguarda l’orientamento generale e dell’opinione pubblica. Sono stati capaci di suscitare movimenti isolati di protesta su obiettivi particolari da Scanzano a Civitavecchia etc.. Anche la campagna contro il consumismo che è figlio del sistema industriale che ha alla sua base il modello energetico basato su fonti non rinnovabili, ha un grande ascendente su settori particolarmente sensibili dell’opinione pubblica, specie per quanto riguarda il risparmio energetico. Questo, però in ogni caso, rappresenta una percentuale più o meno elevata del consumo delle energie fossili che invece bisogna eliminare per salvare il pianeta dalla distruzione.
Il problema della sostituzione totale delle energie fossili con le energie solari impone un salto di qualità nell’elaborazione di una linea e nell’organizzazione e mobilitazione delle masse interessate al rinnovamento ecologico e sociale.
Riuscire, ad esempio, a convocare un’assemblea dei presentatori delle domande fotovoltaiche respinte dal governo può rappresentare una forma di pressione per modificare in sede di Finanziaria 2007 le norme restrittive dei decreti berlusconiani e recepire la legislazione tedesca che non pone limiti quantitativi alla presentazione delle domande di installazione di impianti fotovoltaici.
In questo quadro una riflessione particolare va fatta sull’agricoltura e sulla sua crisi derivante dall’assoggettamento al sistema neoliberista basato sull’attuale modello energetico.
L’agricoltura, fino all’avvento del capitalismo industriale basato sul carbone e poi sulle altre energie fossili, ha fornito all’umanità per millenni non solo cibo ma anche oli, cere per l’illuminazione (ancora oggi le lampada elettriche si misurano a candele), animali per il trasporto di uomini e cose e per il tiro di carri, carrozze ed aratri (ancora oggi la potenza dei motori si misura in cavalli), nonché materiali per l’industria tessile, del cuoio, etc. L’avvento del carbone e poi del petrolio e delle industrie ad esse collegate ha man mano privato l’agricoltura di queste sue funzioni, non solo ma addirittura, con l’introduzione della meccanizzazione e della chimica ha reso l’agricoltura subordinata alla grande industria anche per quanto riguarda i propri strumenti di produzione. L’opera è stata completata con l’affermarsi dei monopoli della commercializzazione e trasformazione dei prodotti agricoli che hanno reso i produttori agricoli dei lavoratori “per conto”, praticamente senza diritti, al servizio della grande impresa alimentare. Questo ha portato, come è noto, ad uno spopolamento delle campagne e ad un accentramento nelle grandi città. Nei paesi industrialmente avanzati e più ricchi per arginare questo fenomeno e per mantenere il consenso degli strati agricoli sono state introdotte misure di protezionismo agricolo, che hanno anche aumentato il potere dei monopoli sulle piccole aziende agricole, contrastanti con la proclamata libertà di commercio nel settore industriale. Un aspetto particolarmente odioso di questa politica è rappresentato dalla PAC (politica agricola comunitaria) i cui meccanismi di difesa del prezzo, di ammasso di alcuni prodotti pagati a prezzi alti e rivenduti come eccedenze a prezzi stracciati sul mercato internazionale, rovinando le economie dei paesi in via di sviluppo, sono stati mutuati dalle norme che il Ministero dell’agricoltura, la Federconsorzi e l’Ente Risi avevano sperimentato durante il regime autarchico fascista ed estesi a tutta l’Europa. Ora la PAC è in crisi e in corso di smantellamento perché troppo costosa sia in termini finanziari sia per la pressione che i paesi in via di sviluppo esercitano a livello mondiale contro questa ingiustizia. Gli agricoltori italiani e quelli dei paesi europei industrializzati, per tentare di resistere, stanno cercando la superqualificazione di alcune produzioni, la strada dell’agricoltura biologica, l’agriturismo, etc,. allo scopo di coprire in tutto o in parte la diminuzione di reddito derivante dalla riduzione degli aiuti comunitari.
Un particolare orizzonte in questa direzione si sta aprendo nel settore energetico per fare riacquisire all’agricoltura alcune delle funzioni che erano state proprie prima della rivoluzione industriale e che nel corso degli ultimi 200 anni si sono perse (i due secoli neri del carbone e del petrolio che: “hanno sganciato il ritmo economico, la crescita, dal ritmo ecologico contribuendo così al degrado della biosfera, con il rischio di suscitare cambiamenti irreversibili nell’evoluzione climatica”. Come dice Jean Paul Fitoussi).
Nello sviluppo dell’eolico in particolare, la fase delle cosiddette centrali eoliche, cioè del raggruppamento in una ristretta fascia di territorio di molti installazioni ad opera di piccoli, medi e grandi industriali che riproducevano il sistema centralizzato delle centrali elettriche tradizionali, si sta passando ad una diffusione nel territorio per cui, ad iniziare dalla Germania, in ogni azienda agricola si vanno installando uno, due impianti eolici che assicurano non solo l’energia elettrica necessaria per l’azienda ma anche, e direi soprattutto, un reddito aggiuntivo di decine e decine di migliaia di euro l’anno.
In Olanda, paese tradizionale dei mulini a vento che hanno fornito l’energia necessaria per permettere l’utilizzazione di terre sommerse sotto il livello del mare, la funzione dei mulini a vento era stata sostituita da idrovore che bruciavano metano o altri idrocarburi. Le nuove gigantesche installazioni sugli argini dei polders stanno di nuovo restituendo al vento la sua funzione bonificatrice. Ma già si avverte, attraversando le zone agrarie, che, ad imitazione della Germania, cominciano a sorgere gigantesche, isolate, torri eoliche accanto alle fattorie. L’agricoltura può fornire anche superfici vaste dove installare celle fotovoltaiche. In Sicilia, sulla base di iniziative locali promosse dal Comune di Vittoria, dalle organizzazioni cooperative, dalla CIA e dal CEPES si sta sperimentando l’uso di pannelli fotovoltaici sulle serre.
Se si estende questo uso a tutti i 7.000 ettari di serre che esistono in Sicilia possono essere chiuse una o due centrali, a carbone o soprattutto ad olio combustibile, operanti nell’isola, e il reddito di esse per centinaia di milioni di euro può essere distribuito alle migliaia di piccoli coltivatori che sono stati, nello spazio di due generazioni, promotori di questa straordinaria trasformazione agraria attraverso l’uso parziale delle potenzialità una macchina solare quale è la serra.
Lo stesso discorso può essere esteso al mini idroelettrico ricavabile dagli impianti irrigui consortili, alle biomasse con relativa valorizzazione ed estensione dei rimboschimenti specie nelle zone dove esistono grandi invasi per uso irriguo e civile.
Per quanto riguarda i biocarburanti, come accennato prima, l’agricoltura italiana ed europea non può competere con quella delle grandi agricolture dei paesi dell’America Latina, dell’Asia e in una certa misura dell’Africa, dove condizioni climatiche, grandi fiumi e disponibilità immense di terre coltivabili riducono i costi di produzione a livelli insostenibili per i paesi industrializzati europei. I nostri agricoltori e le comunità rurali possono utilizzare le biomasse locali a condizione che esse siano sottratte al circuito produttivo dominato dalle grandi multinazionali alimentari e del petrolio, e siano direttamente utilizzati dalle aziende innanzitutto per i loro consumi (un coltivatore ha diritto di alimentare i cavalli del proprio trattore senza passare attraverso le forche caudine della grande industria e dei distributori dei carburanti specie nel settore del biodiesel).
Nella civiltà della risaia i contadini cinesi, vietnamiti e indiani hanno usato il biogas, proveniente dalle concimaie alimentate da tutti i rifiuti animali ed umani, per millenni per cucinare il loro riso e per bollire l’acqua del the necessaria per evitare infezioni derivanti dall’uso di questo tipo di riciclaggio dei rifiuti. Gli allevamenti dei paesi industrializzati concentrati in grandi stalle e impianti senza terra producono liquami che inquinano la terra e le acque in cui sono versate senza un trattamento preliminare che potrebbe non solo renderli più idonei alla concimazione dei terreni ma anche capaci di produrre biogas, cioè metano, da utilizzare in sostituzione del metano di importazione. Si tratta di quantità enormi che invece di inquinare l’aria, l’acqua e la terra potrebbero produrre energia alternativa.
Tutte questi esempi, ed altri se ne potrebbero fare, dimostrano, da un lato, le possibilità di riqualificazione nel campo energetico dell’agricoltura, ma anche, a mio avviso, la necessità di sviluppare un movimento organizzato e forte capace, non solo di mobilitazioni particolari, come quelle che ci sono state e ci saranno ogni volta che vengono minacce dal sistema energetico dominante, (anche ponti e TAV sono collegati a questo sistema) ma anche per impedire questa o quella più evidente manifestazione di intollerabile oltraggio all’ambiente ma capace di costruire, giorno per giorno, un movimento organizzato ed articolato permanente capace nei vari settori di condurre alla lotta masse sterminate di agricoltori e nelle città di consumatori per la realizzazione di obiettivi concreti e specifici che rendano nell’immediato e in prospettiva possibile una trasformazione energetica radicale, un nuovo rapporto tra città e campagna, un nuovo tipo di società.
La sinistra italiana, dopo la Liberazione, sulla base di un progetto di trasformazione della società italiana derivante dal pensiero di Antonio Gramsci (specialmente la Questione Meridionale) e di altri tra cui il Sereni della “Storia del paesaggio agrario italiano”, fu capace di costruire nelle campagne italiane un movimento organizzato (la Confederterra, la Federbraccianti, la Federmezzadri, l’Alleanza dei Coltivatori, le cooperative) che impose, con le sue lotte, non solo la cancellazione del latifondo e dei residui feudali nelle campagne, dominanti ancora alla caduta del fascismo, non solo l’acquisizione di diritti sociali inesistenti (all’istruzione, alle pensioni, alla sanità) ma anche contribuì potentemente alla conquista della Costituzione e successivamente alla difesa dei diritti democratici in essa sanciti e fu uno degli elementi del mutamento economico e sociale, con le sue luci e le sue ombre, verificatasi in Italia con la trasformazione da paese prevalentemente agricolo in moderno paese industriale. Legare un movimento di rinascita economica e sociale nelle campagne alla grande battaglia epocale dell’abolizione del sistema energetico attuale e della sua sostituzione con un modello basato su beni comuni, le energie solari, non appropriabili, come sono invece le miniere di carbone o i giacimenti petroliferi, da parte di poteri forti può essere un compito fondamentale per salvare dal disastro ecologico e cambiare la società in cui viviamo.
Naturalmente per realizzare questa prospettiva occorre un lavoro di lunga durata ma nell’immediato, intanto, una finanziaria che riporti l’Italia, cancellando il separatismo berlusconiano, a livello dei paesi più avanzati dell’Europa in materia di energie alternative può rappresentare un primo passo come nell’ottobre del 1944 fu rappresentato dai Decreti Gullo che invogliarono le masse contadine del Mezzogiorno prima e poi con il lodo De Gasperi con l’imponibile di mano d’opera, le masse bracciantili e contadine di tutta Italia a costruire quel grande movimento che, giustamente, la CGIL, nel centenario della sua fondazione, sta ponendo al centro delle riflessioni sulla storia del movimento dei lavoratori in Italia.
Nicola Cipolla