LA SICILIA E KYOTO
pubblicato su La Repubblica del 22-05-2005
Un cane che morde un uomo non fa notizia ma un uomo che morde un cane sì.
A questo vecchio principio si è attenuto il Ripa di Meana, ex di tutto, per annunziare agli esterrefatti cronisti siciliani che il suo sogno è che si rinunzi all’eolico in Sicilia e in tutto il mondo.
Questo proprio nel giorno in cui tutti gli ambientalisti d’Italia e d’Europa sottolineano l’importanza dell’entrata in funzione degli accordi di Kyoto che tendono, sia pure in misura limitata e con ritardo, ad avviare un processo di sostituzione delle fonti non rinnovabili: carbone, petrolio e nucleare con fonti energetiche rinnovabili come il sole, il vento, l’acqua che scorre, le biomasse.
Di tutte queste fonti alternative quella che ha già superato la soglia dell’efficienza economica e tecnica rispetto alle altre è proprio l’eolica che si sta estendendo nel mondo, e soprattutto in Europa, sulla base di una legislazione estremamente semplice adottata in un primo momento in Germania, sotto la pressione dei Verdi e della sinistra ecologista Socialdemocratica, e poi estesa alla Danimarca, all’Olanda, alla Spagna e, attraverso una direttiva comunitaria, anche alla legislazione del nostro paese.
Germania, Danimarca e Spagna hanno un vantaggio su tutto il resto d’Europa che procura loro non solo percentuali di energie eolica a due cifre sull’intera produzione di energia elettrica nazionale, ma anche sviluppo industriale con decine di migliaia di posti di lavoro di metalmeccanici superiore a quelli impiegati nella produzione di turbine elettriche tradizionali: a carbone, a petrolio, a gas. Devo aggiungere che in Germania una quota notevole delle 16.000 turbine eoliche al 31 dicembre 2003 sono state impiantate per iniziativa di singoli agricoltori che così ottengono l’energia necessaria per la loro azienda e un reddito per quella eccedente immessa nella rete.
Il principio della legge è talmente semplice che anche in Sicilia si è cominciato ad applicarlo.
Il produttore di energia eolica non riceve contributi a fondo perduto dallo Stato ma solo il diritto ad immettere, ad un prezzo concordato, nella rete elettrica nazionale l’energia prodotta, pagando un piccolo contributo (piccolo ma in questo periodo di tagli molto utile) ai Comuni e un canone ai proprietari del terreno dove l’impianto viene realizzato.
Dal punto di vista ambientale occorre già un doppio livello di autorizzazione: da parte dell’Assessorato regionale all’ambiente e da parte del Comune.
Questo doppio filtro ha impedito finora nei casi dubbi, dal punto di vista dell’impatto ambientale, come a Porto Empedocle ed a Ragusa, che l’impianto venisse realizzato.
La Sicilia è ricca di venti. Ripa di Meana forse non sa che essa è tradizionalmente nota per la ventosità della sua posizione geografica. Gli antichi ritenevano che Eolo abitasse nelle isole che portano il suo nome e per centinaia di anni nelle saline di Marsala i mulini a vento, con l’aiuto di una forte insolazione, hanno trasformato l’acqua del mare in sale marino utilizzato in tutto il bacino del Mediterraneo. Queste saline oggi sono una riserva naturale gestita dal WWF riconosciuta anche dall’UNESCO per il loro valore ambientale e storico. Oggi non si potrebbero più impiantare sulla base del sogno di Ripa di Meana e della callida iniziativa dell’assessore Cascio. Perchè dietro il sogno dell’ex Verde ci sono manovre e interessi molto poco chiari di forze che operano nella nostra Regione, in Italia e in Europa. In primo luogo c’è l’ENEL che ha già realizzato i suoi impianti eolici e non vuole accettare l’energia prodotta da terzi, specie piccole e medie imprese anch’esse nel mirino.
C’è anche un disegno nazionale di ritorno all’energia nucleare come dimostra il pentimento di un altro ex di tutto (ex Presidente della Legambiente ed ex Presidente dell’ENEL) Chicco Testa che si è pronunciato in questi giorni pubblicamente in direzione del nucleare.
C’è anche, a livello regionale, il desiderio di introdurre norme più confuse e consociative atte a spremere gli imprenditori e i Comuni che vogliono cimentarsi nell’eolico.
Non esiste, come già hanno affermato rappresentanti autorevoli dell’Assemblea Regionale, nessun voto dell’Assemblea ma solo un ordine del giorno, accettato come raccomandazione dell’assessore nel momento più confuso della discussione del bilancio regionale. Ma anche un voto dell’Assemblea su un ordine del giorno non potrebbe portare alla moratoria dell’attuazione di una legge che da ai cittadini legittimi diritti per il conseguimento dei quali hanno sostenuto notevoli spese.
Solo una modifica della legge operata ai sensi dello Statuto e della Costituzione può sospenderne l’attuazione. Ma il pretesto del Piano Energetico Regionale è veramente improponibile da parte di un governo di una regione che non ha ancora presentato, dopo anni, alla discussione una proposta di Piano.
Un Piano Energetico Ambientale Regionale del resto non può avere il compito di individuare i siti e le modalità di installazione di impianti che sono ancora nella fase iniziale. Il PEAS deve occuparsi di ben altro. In primo luogo dei mostri energetici ed ambientali che fanno della Sicilia la pattumiera petrolchimica dell’Italia e del Mediterraneo con le raffinerie e le centrali di Melilli-Augusta, di Milazzo-Pace del Mela, di Gela che hanno dato lavoro, che sta sempre più diminuendo, e inquinamento e morte che stanno sempre più crescendo con danni ambientali clamorosi in zone vocatissime al turismo le prime due e all’agricoltura d’avanguardia come nella piana di Gela. Gli accordi di Kyoto ci obbligano in questo senso.
Il PEAS deve occuparsi di come utilizzare il miliardo e 50 milioni di mc di acqua, anche a fini idroelettrici, che le di dighe, costruite in Sicilia negli ultimi 50 anni, potrebbero contenere e che invece, in un regime di continui commissariamenti e di pseudo emergenze, non arrivano ad utilizzare neanche la metà di questo potenziale. Il PEAS deve stabilire, anche questo sulla base degli accordi di Kyoto, un ampliamento dei rimboschimenti in Sicilia per circa 100 mila ettari come chiedono i sindacati dei braccianti. Anche per evitare che le penali che il nostro paese dovrà pagare per i ritardi accumulati dal governo Berlusconi vadano a finanziare in modo dubbio ed equivoco presunti rimboschimenti in altre parti del mondo. Deve dare le direttive per il piano dei trasporti nelle grandi città e in tutta la regione.
E per quanto riguarda la produzione di energia elettrica deve avviare il processo di sostituzione delle vecchie centrali ad olio combustibile annesse alle raffinerie in moderne piccole centrali decentrate nel territorio a metano che permettano la cogenerazione di calore necessaria per ospedali, industrie alimentari ed usi civili riducendo di molto l’impatto ambientale. L’energia prodotta da queste piccole centrali deve essere coordinata con quella prodotta, nella misura più ampia possibile, attraverso gli impianti eolici, solari fotovoltaici e le biomasse.
Il PEAS deve anche prevedere la riconversione di grandi industrie attualmente esistenti in Sicilia, come chiedono i sindacati metalmeccanici, con la trasformazione della produzione di automobili ecocompatibile a Termini Imerese e di pannelli solari fotovoltaici nella SMT Elettronics di Catania per coprire, come stanno già facendo i giapponese della Sharp, i tetti delle case di pannelli fotovoltaici e quelli dei 7.000 ettari di serre della Sicilia.
Un PEAS che fornisca alla Sicilia una prospettiva non solo di difesa ambientale necessari ama anche di sviluppo economico, occupazionale, sociale, di decentramento ed autonomia locale che utilizzi appieno le esperienze più avanzate dell’Europa e la spinta ed anche i finanziamenti che possono derivare dall’attuazione degli accordi di Kyoto e dei loro successivi sviluppi. Un PEAS che collochi anche la Sicilia in una posizione di avanguardia nel Mediterraneo, particolarmente vocato alla trasformazione energetica solare che sarà ala base dello sviluppo economico di questo secolo come il carbone e il petrolio sono stati alla base dello sviluppo economico dei due secoli della rivoluzione industriale.
Un simile piano può essere realizzato nella Sicilia dei Cuffaro e del consociativismo?
Le organizzazioni dei lavoratori e dei coltivatori, la piccola e media industria, le associazioni ambientaliste, le forze culturali più avanzate stanno cercando di affrontare l’elaborazione di un progetto che per realizzarsi si muova con l’appoggio e il sostegno di grandi movimenti di lavoratori e di popolo come in altre stagioni della vita della nostra Isola.