Il voto del 25 novembre a Palermo si svolge in una fase della storia dell'Italia e del mondo caratterizzata dalla decisione di scatenare, in risposta all'esecrabile attentato terroristico dell'11 settembre, una guerra da parte degli Stati Uniti che man mano ha coinvolto tutti gli altri paesi ed anche col voto del 7 novembre il nostro paese. La risposta militare è una risposta sbagliata e strumentale destinata ad aggravare solo le già tremende condizioni di vita del popolo afgano oppresso dalla dittatura dei talebani. La partecipazione non richiesta né sollecitata dell'Italia a questa guerra, destinata ad accrescere i motivi che fomentano il terrorismo, è contraria alla Costituzione della Repubblica ed allo spirito pacifico del popolo italiano, che reclama sì una giusta punizione dei mandanti del terrorismo, una politica di prevenzione delle cause che lo alimentano ma è contrario alla guerra, come è stato manifestato ampiamente da Genova fino ad Assisi e mille altre manifestazioni, anche a Palermo.
Il voto del 25 novembre è un'occasione per esprimere questa volontà
di pace votando per il Partito che più nettamente si è opposto,
senza tentennamenti a questa scelta: il Partito della Rifondazione Comunista.
Il voto del 25 novembre avviene a Palermo in un momento in cui da un lato si
è attenuato negli ultimi anni, anche prima della vittoria della destra,
l'azione di contrasto non solo giudiziario ma anche sociale e culturale contro
la mafia, e dall'altro si è rafforzato ed esteso il controllo economico,
sociale ed anche politico della mafia che è stato alla base del successo
della destra in Sicilia. Riprendere la mobilitazione popolare della lotta contro
la mafia su nuove basi è una necessità fondamentale oggi del popolo
siciliano. Fa senso che personaggi politici di rilievo regionali e nazionali
che nei primi anni '90 si erano affermati per la loro partecipazione al movimento
antimafia si siano rifiutati di partecipare alla difficile battaglia elettorale
in corso. L'unico esponente di rilievo nazionale del movimento antimafia che
partecipa alla competizione elettorale in corso è Peppino Di Lello, giudice
del pool antimafia, membro in passato della Commissione Antimafia e in atto
Parlamentare europeo. La sua presenza e il suo impegno alla testa della lista
di Rifondazione Comunista costituiscono una garanzia per la ripresa di una iniziativa
popolare su piattaforme adeguate alla nuova caratterizzazione del fenomeno mafioso
come si sviluppa in Sicilia, in Italia e nel mondo .
Il contrasto fragoroso tra due esponenti di Forza Italia ricorda ai palermitani
il lungo conflitto politico all'interno della DC degli anni del "sacco
di Palermo" tra i seguaci di Gioia e quelli di Lima ed anche fa presagire
il ritorno ad un'epoca caratterizzata dalla corruzione, dalla disamministrazione,
dalla permeabilità, come è stato più volte riconosciuto
dalla Commissione Parlamentare Antimafia dell'amministrazione comunale rispetto
agli interessi della mafia. Un prologo a questo ritorno indietro si è
avuto con l'azione del Commissario, nominato dal governo di centro-destra, che
ha in modo fazioso e sciatto tentato di rovesciare tutti gli indirizzi anche
positivi della vecchia amministrazione.
La candidatura Crescimanno, che ha preso posizione chiara e netta sui problemi
della pace e della lotta alla mafia e che riafferma l'esigenza della rottura
con un passato di scandali, di infiltrazioni mafiose, rappresenta una risposta
ferma e decisa per riprendere a Palermo un'azione di rinnovamento che era stata
annunziata e in parte avviata con le amministrazioni di Orlando ma che deve
essere portata avanti riaffermando il ruolo decisivo dei partiti democratici
delle forze della società civile delle organizzazioni dei lavoratori
per fare di Palermo una città democratica, pacifica, centro di collaborazione
con tutti i popoli dell'Europa e del Mediterraneo.